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Fli sul referendum non sceglie e sbaglia. E’ “maggioritaria” la sfida alla destra del Cav.

– In questa fase politica, stanca per alcuni aspetti, paradossale per altri, con un governo che sta dando prova di dilettantismo e incapacità oltre l’immaginabile,  con le diverse forze politiche che non riescono ad avanzare proposte credibili e originali per uscire dalla situazione di stallo in cui ci troviamo e nemmeno a disegnare scenari interessanti per il sospirato dopo-Berlusconi, l’iniziativa referendaria che mira a cancellare l’attuale legge elettorale e a ripristinare il Mattarellum appare come l’unico fattore di ‘movimento’ della politica italiana.

Nel Partito Democratico, nonostante i tanti tentennamenti, nonostante la solitudine iniziale di quegli esponenti che si sono spesi in prima persona per lanciare l’iniziativa, a partire da Arturo Parisi, nonostante le resistenze e le chiusure della segreteria di Bersani e di alcuni dei più “conservatori” tra i maggiorenti del partito, in molti lo stanno comprendendo e sono numerose le personalità che in questi giorni stanno manifestando il proprio sostegno ai referendum.

E’ evidente che a questo punto, tanto più che la raccolta delle firme sta procedendo spedita e ciò che appariva inizialmente quasi irrealizzabile – il raggiungimento del traguardo entro la fine di settembre – oggi è divenuto possibile, nessuna forza politica può fingere di non vedere quanto sta accadendo. In una situazione di forte disaffezione dell’opinione pubblica nei confronti della politica e dei suoi protagonisti, un’iniziativa politica trasversale – anche se fino ad ora tutta sbilanciata a sinistra – sta raccogliendo l’interesse e il consenso dei cittadini. Che ciò accada non sorprende – perlomeno non sorprende chi guarda alla politica non come ad un affare di Palazzo – poiché quella referendaria costituisce una sfida che ha il merito di intercettare il malcontento, dandogli uno sbocco positivo e costruttivo, non anti-politico.

Anche Futuro e Libertà, dopo la pausa estiva, ha affrontato la questione della posizione da assumere di fronte ai referendum. Il risultato, tuttavia, è al momento deludente. Ad oggi la posizione ufficiale è ambigua ed irrisolta. Un po’ “alla Bersani”: la legge elettorale in vigore deve essere cambiata, lo strumento referendario è però inadeguato, e le forze politiche e parlamentari devono quindi assumersi la responsabilità di intervenire.

E’ però sotto gli occhi di tutti che la legge elettorale, toccando troppi interessi ‘particolari’, non potrà mai essere rivista dalle camere, a meno che non intervenga un fattore esterno (come fu nel ’93). Le pressioni verso un ritorno a soluzioni proporzionalistiche continuano ad essere forti e se mai si dovesse trovare un accordo in Parlamento esso andrebbe in quella direzione. In questo quadro, ignorare la forza dell’iniziativa referendaria, nonché il suo ‘messaggio’ in favore di uno sviluppo maggioritario del nostro sistema politico, significa semplicemente favorire – di fatto – lo status quo o, peggio, non arginare quei movimenti che vorrebbero riportare al passato il nostro sistema.

L’impressione che si trae dalla posizione assunta da Fli è che sia, ancora una volta, puramente difensiva. E che sconti le difficoltà di movimento di un leader obbligato dal ruolo istituzionale a esercitare la propria leadership con il freno a mano tirato. Ma un posizionamento ambiguo e attendista è in realtà imprudente e dannoso per il partito di Fini.

Chi scrive è convinta che un sano confronto politico debba svilupparsi attraverso l’alternanza tra destra e sinistra. Tuttavia, in questa fase della politica italiana il confronto appare sempre più tra conservatori (quando non reazionari) e innovatori e la linea di separazione interseca i vari campi e le diverse forze politiche.  Per una forza politica, non prendere posizione su questioni cruciali come quelle attinenti i meccanismi di funzionamento del sistema politico e, soprattutto, non essere in campo quando si profila l’occasione di potere agire per imprimere una accelerazione verso un miglioramento di quei meccanismi rischia di rivelarsi molto controproducente sul piano dell’immagine: il rischio è quello di finire, agli occhi dell’opinione pubblica, tra coloro che vogliono conservare l’esistente, un esistente che i cittadini ormai non tollerano più.

Fli non può correre questo rischio. Pur rimanendo all’interno del Terzo Polo  (un’alleanza che mantiene tutta la sua ambiguità e che sino ad oggi ha favorito solo Pierferdinando Casini), non può dare l’impressione che quella scelta corrisponda anche alla volontà di un posizionamento al centro del sistema politico. Non è sufficiente dichiarare che non è così, non è sufficiente pronunciarsi a favore del bipolarismo e di un rafforzamento in senso maggioritario del sistema.

Se davvero ci si vuole presentare come una forza che ha come obiettivo strategico quello di innovare il centrodestra, bisogna anche agire in modo conseguente. E spiegare ai propri simpatizzanti e ai propri potenziali elettori che la forza di Futuro e Libertà, se si dovesse andare alla prossime elezioni con un sistema basato sui collegi uninominali, sarà proprio quella di sfidare collegio per collegio, con un nuovo progetto politico per l’Italia e un personale politico in grado di sottoporsi al giudizio diretto degli elettori, una classe politica, quella di matrice berlusconiana, in gran parte inadeguata (quando non al di sotto degli standard di decenza per un paese civile), priva di capacità, autorevolezza e forza propria. E’ solo così che si può sperare di rifondare una destra nuova e salvaguardare il sistema dell’alternanza.

Sta passando il treno del referendum, il 30 settembre termina la raccolta delle firme. Se i tentennamenti di questi giorni costituiscono solo un incidente di percorso e Fli è davvero una forza riformista potrà dirlo solo Gianfranco Fini. Ma deve farlo subito, ora.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

2 Responses to “Fli sul referendum non sceglie e sbaglia. E’ “maggioritaria” la sfida alla destra del Cav.”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Esatto non c’è volontà politica di cambiare questa legge elettorale in qualcosa di serio, ed il rischio del ritorno al proporzionale è molto concreto. Non lo so e non mi interessa cosa fanno i partiti, la prossima settimana vado in comune e firmo, sicuramente meglio il mattarellum della porcata o delle schifezze che farebbe questo parlamento.

  2. ivan scrive:

    Condivido in toto l’articolo

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