Milano, la forca preventiva per gli amici politici di Penati

– Dunque, secondo il gip di Monza, l’affaire Penati non è concussione ma corruzione, per cui i reati, pur documentati, sarebbero prescritti ed è pertanto inutile arrestare l’ex sindaco di Sesto San Giovanni. Questa in sintesi estrema l’ultima puntata del caso che ha fatto parlare tutt’Italia ad agosto.

E’ corruzione, stando al gip, perché Penati e l’imprenditore Piero Di Caterina avevano stretto un accordo volontario, non c’è stata insomma una azione di “ricatto” da parte di chi deteneva il potere politico. I pm dell’inchiesta non concordano con questa interpretazione e hanno già depositato il necessario ricorso.

Ma il gip di Monza, pur “salvando” Penati e il suo ex braccio destro Vimercati, dipinge un quadro foschissimo nel quale sembra comprovato il sistema di “mazzette”. “Che Penati – scrive il gip – abbia chiesto a Pasini (Giuseppe, ex proprietario delle aree Falck, ndr), il pagamento di una tangente di 20 miliardi di lire è circostanza che emerge da plurime dichiarazioni convergenti”.

I due nodi su cui ruota l’inchiesta sono le aree ex Falck a Sesto San Giovanni e l’impresa di trasporto pubblico Caronte. Tutto è infatti partito dalla denuncia dell’imprenditore Giuseppe Pasini, che nel 2000 aveva acquistato le aree Falck dalla “famiglia dell’acciaio” e che avrebbe dovuto pagare tangenti a più riprese per ottenere concessioni edilizie e modifiche al Pgt di Sesto, in via d’approvazione.

L’altro filone, quello della Caronte, trae origine dalle deposizioni del proprietario Piero Di Caterina in merito ad operazioni legate al cantiere Milano Santa Giulia. Durante queste deposizioni, Di Caterina decide di parlare coi magistrati per descrivere il “sistema Sesto”. Egli ha fra l’altro un contenzioso con Atm in corso.
Che genere di contenzioso? Semplice. La Caronte gestisce alcune linee urbane e interurbane tra i comuni di Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni e Segrate. Atm raccoglie i soldi dei biglietti di tutte le tratte, anche quelle da lei non gestite, e poi in questo caso redistribuisce ai gestori quanto dovuto. Secondo Di Caterina si tratta di 15 milioni di euro, sembra non ancora versati.
Il 19 gennaio 2009, sul finire del mandato in provincia, la giunta Penati firma una delibera con cui si stabilisce che Atm deve alla Caronte 12,8 milioni di euro. Strano che ad occuparsene sia la giunta provinciale, pensano Podestà e il nuovo assessore De Nicola, che sospende la delibera stessa.

E poi c’è un’altra vicenda, legata alla linea di autobus 712 (a casa di Penati viene tra l’altro rinvenuto un dossier dal titolo “712”, anche se non è ancora chiaro il contenuto). Questa linea è affidata alla Caronte nel 1997, poi nel 2010 il nuovo bando viene vinto da Atm. Secondo Di Caterina il bando è cucito su misura: contiene due premesse impossibili per Caronte: fatturare 175 milioni di euro e gestire anche il trasporto su ferro. Atm ha naturalmente un’idea diversa e fa sapere che la gara per la 712 rientra nel perimetro del trasporto pubblico dell’area di Milano, non di due comuni dell’hinterland come Sesto e Cinisello, per cui i criteri sono quelli della gara di Milano.
Sta di fatto che, secondo Di Caterina, Atm non ha ancora firmato il contratto di servizio, con cui (stando a una legge regionale in materia) il nuovo gestore deve farsi carico sia dei mezzi sia del personale del vecchio gestore. Sembra (sono parole di Di Caterina, a cui Atm non ha ancora risposto) che Atm si sia fatta carico, con qualche mese di ritardo, solo del personale di Caronte prima impiegato sulla 712, ma non ancora dei mezzi (18 autobus).

Esistono dunque due argomenti di contesa tra Atm e Caronte, il che fa leggere con un’ottica particolare l’sms che Antonio Rugari (per molti anni a capo del Consorzio Trasporti Provinciali) scrive a Filippo Penati il 13 giugno 2011, a pochi giorni dall’ufficializzazione della nuova giunta milanese di Pisapia: “Ciao Filippo, considerata come è andata a Milano, credo che si possa tentare di risolvere la questione di Piero, prima che si vada oltre certi limiti e si degeneri”.
Piero è ovviamente Piero Di Caterina. Evidentemente nell’ambiente penatiano si cominciava a intuire che l’imprenditore stesse perdendo la pazienza.

Ma che significa “considerata come è andata a Milano”? Significa che il nuovo assessore ai trasporti (quindi colui che si occupa di Atm) è Pierfrancesco Maran, 30enne, “penatiano di ferro”. Il Pdl ne vuole la testa, perché si rende pesante il sospetto che Penati abbia influito non tanto sulla nomina di Maran ad assessore (per i motivi che spieghiamo tra poco), quanto sulla scelta della delega. Proprio ai trasporti.
Alle critiche (giunte anche dall’Italia dei Valori, già “scornata” dalla mancanza di suoi assessori) il sindaco Pisapia ha risposto con fermezza e usando più o meno le stesse parole che aveva usato in sede di presentazione della giunta: “E’ tutta una mia responsabilità, ho fatto tutto da solo, nessuno mi ha indicato nomi”.

Che Penati abbia sostenuto Maran nella campagna elettorale è certo. Il 13 maggio scriveva sul suo sito di votare Pd e scrivere Maran. Questi ha poi preso 3.612 preferenze risultando secondo nel Pd dopo Boeri, cioè in pratica primo, perché la valanga-Boeri era scontata. Primo rispetto a gente più in vista di lui, come Carmela Rozza (che pure di preferenze ne ha prese tante), l’ex capogruppo Pierfrancesco Majorino, il trio cattolico (Granelli – Pantaleo – Fanzago) e anche Maria Grazia Guida, donna Caritas, ora vicesindaco.

Ma Penati, per Maran, è stato così determinante? Se lo fosse stato, il suo “pupillo” non avrebbe quasi fatto campagna elettorale. E invece l’ha fatta, eccome. Con giovani volontari a fianco e comizi ovunque, anche alle cinque del mattino davanti ai cancelli della Marcegaglia (chi altri nel Pd è andato nelle fabbriche?). Allo stesso modo, un annetto fa, non sarebbe stato dietro i fornelli a cucinare piadine alla festa del Pd, mentre la “borghesia” del partito, compresa gente che poi lui ha surclassato in preferenze, incoronava l’archistar Boeri come candidato ufficiale alle primarie nella saletta accanto.
Le controprove stanno nelle 1.600 preferenze che Maran ha conquistato in zona 3, dove abita e dove ha fatto il consigliere di zona, e nelle circa 3.000 preferenze conquistate in città dal candidato di Maran (Pietro Bussolati) l’anno scorso alle regionali, quando Penati sosteneva un altro.

Quindi Penati non basta a prendere 3.612 preferenze a Milano. E per la nomina ad assessore? Qui non ci sono dubbi: chi arriva di fatto primo in lista (togliamo Boeri dalla questione), se non lo fanno assessore, cosa devono farne?
Resta la questione della delega ai trasporti. Se si guarda alla distribuzione delle deleghe, si constata che il Pd (di fatto il vero vincitore delle elezioni comunali) si è preso trasporti e ambiente (Maran), politiche sociali (Majorino), educazione (Guida), cultura (Boeri) e sicurezza (Granelli).

Il sospetto che vi sia un legame tra un Penati interessato al business dei trasporti e un Maran assessore ai trasporti è lecito. Ma è lecita anche un’altra interpretazione, e cioè che, a fronte di un sindaco intento a formare una “squadra aperta alla società civile”, il Partito democratico fosse interessato a tenere per sé determinate deleghe (i trasporti, il verde, la sicurezza, le politiche sociali), che in una giunta comunale sono la cartina di tornasole della politica di giunta, più di altre.
E perché il recordman di preferenze, nonché esponente della corrente del segretario nazionale del Pd, quale è Maran a tutti gli effetti, non dovrebbe aver guadagnato “sul campo”, e non per lavori di retrobottega, la delega ai trasporti?

Oggi alcuni chiedono la testa di un non indagato solo perché della stessa corrente, e quindi amico, di un indagato. Siamo alla ghigliottina preventiva. Ed è ben strano che questa richiesta venga dai consiglieri comunali di un partito, il Pdl, che di solito verso gli indagati (figuriamoci verso i non indagati) ha ben altro atteggiamento.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

3 Responses to “Milano, la forca preventiva per gli amici politici di Penati”

  1. lodovico scrive:

    Brutta faccenda questa per Maran: per la nostra costituzione non colpevole….. ma non innocente….. e poi un politico dovrebbe esser più attento alle frequentazioni ed ancora….da persona svelta ed in gamba…..poteva non sapere? I sospetti: gran brutta bestia. Che la magistratura proceda, il PD differenza del PDL crede nella magistratura, seppure dopo i vari giudizi.

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