Mirabello, un anno dopo. Per Fli il tempo stringe

di SOFIA VENTURA – Che Berlusconi e il suo governo siano un problema per questo Paese, non vi è ormai dubbio. Che in questo momento non si debba fare altro che  strillarlo ai quattro venti e invocare delle unions sacrées per rimettere in piedi l’Italia, invece, non appare così scontato, anzi.

Non appare scontato innanzitutto perché non è chiaro quale obiettivo si vorrebbe perseguire con una tale soluzione. Forse realizzare quelle riforme che il governo non è in grado di fare e che tanto necessitano al Paese? E perché mai dovrebbe riuscirvi un governo di salvezza nazionale? Perché mai si dovrebbe supporre che basti far fuori l’attuale Presidente del Consiglio dalla scena politica e mettersi tutti insieme appassionatamente per fare ciò che in Italia nessuno ha mai avuto il coraggio di fare, ovvero riforme davvero incisive e strutturali che vadano a colpire interessi e clientele politicamente trasversali, riforme costose per tutte le principali forze politiche in termini di consenso?

Un bel governo di salvezza nazionale con dentro il Pd nell’attuale versione bersaniana, privo di idee, di volontà riformista, di coraggio di affrontare i nodi strutturali, incapace di dire forte e chiaro alla Cgil che sta sbagliando e che si perde invece, per bocca del suo segretario, in  mediocri equilibrismi semantici servirebbe davvero a qualcosa?  Tito Boeri su Repubblica ha offerto un’analisi impietosa del decalogo del  Pd e impietosamente l’ha ribadita dopo le repliche di Bersani: di quel decalogo che doveva essere una contro-manovra, ma non osa affrontare nemmeno alla lontana i nodi strutturali (come le pensioni e la struttura del mercato del lavoro) sbilanciandosi sul piano delle entrate, ancor più di quanto non faccia l’ esecutivo.  Con questi si dovrebbe cambiare il Paese?

Evocare come possibilità per uscire dall’attuale impasse un governo di salvezza  nazionale, come ha di recente anche fatto con un’intervista a Repubblica Italo Bocchino, in realtà risulta politicamente sterile perché non affronta i nodi dell’attuale situazione. Il regime democratico non è in pericolo, e nemmeno siamo di fronte ad un potere autoritario morente, ma che si ostina a resistere, che deve essere al più presto spazzato via per ridare fiato alla democrazia. No, oggi siamo di fronte al fallimento di un progetto politico. Un progetto fallito innanzitutto perché i suoi autori non hanno avuto la consapevolezza, la capacità e il coraggio di affrontare, mettere in discussione e almeno in parte superare i vizi antichi e recenti del sistema politico e della politica italiani.

Molti di quelli che oggi contestano Silvio Berlusconi hanno creduto in quel progetto e devono oggi interrogarsi su ciò che non ha funzionato e non è creando nuovi fronti con altri protagonisti della politica italiana che nei diversi anni, al governo o all’opposizione, hanno mostrato di non sapere guardare in modo coraggioso e radicale ai gravi difetti della nostra politica che si può costruire qualcosa che ci faccia avanzare.

In molti hanno creduto che quel progetto avrebbe fatto nascere un grande partito della destra italiana, liberale e popolare, che avrebbe saputo costruire un nuovo progetto per il futuro del Paese e mettere in campo intelligenze e strumenti per realizzarlo. Non è stato così. Ma è da quell’idea che bisogna ripartire, non spendere ogni energia umana e intellettuale per immaginarsi scorciatoie, strade frettolose che potrebbero anche pregiudicare i passi successivi (ad esempio un governo di unità nazionale che riporti il paese alle logiche proporzionalistiche).

Che fare dunque?  Che dovrebbe fare, in particolare, una forza come Fli,  nata proprio contestando al berlusconismo la sua pretesa di essere un forza innovatrice per l’Italia (o comunque di esserlo ancora oggi), ma che di occasione in occasione persa, sul piano delle proposte politiche (non quelle di policy) non riesce  a fare altro che suonare come un disco rotto?  Certamente  dovrebbe avere il coraggio di mettere tutte le questioni sul tappeto, non solo quella di un governo incapace, ma anche quella di un’opposizione  pavida, non all’altezza della situazione, vecchia nelle idee e nei modi di fare politica. E, poiché per il momento Berlusconi non pare intenzionato ad andarsene, utilizzare il tempo a disposizione per avere il coraggio di farsi promotrice  di un progetto riformista a 360 gradi, una “provocazione” vera e propria da proporre e da discutere con quelle personalità e quei gruppi che dentro alle diverse forze politiche (e non solo)  stentano a farsi sentire.  Una forza politica nuova per essere veramente tale deve sapere inventare, percorrere strade originali e irrompere per questo nell’agenda politica, non fornire soltanto dei bla bla per i pastoni dei tg.

Per fare questo, però, è necessario recuperare i contorni di quella destra laica, liberale e moderna che sono via via sfumati a causa di un tatticismo della sopravvivenza che  rischia di uccidere Fli nella culla o  di farne l’ennesimo, inutile, partitino,  privo di qualunque carica innovativa. A questo proposito, che ne è della laicità? Nulla da dire sulla campagna avviata attraverso i social network a favore dell’imposizione dell’Ici  alle proprietà del Vaticano utilizzate per finalità commerciali?  E che ne è dell’idea bipolare? Non è stato forse un errore non volere sostenere i referendum Morrone-Parisi per il ripristino del Mattarellum?

Ma per divenire una forza propositiva, per rilanciare  un’immagine  nuova e anticonformista (quella immagine che il mondo finiano aveva dato di sé agli inizi, quando le idee avevano ancora cittadinanza e non erano  snobbate in nome della superiore tattica politica)  Fli ha bisogno che il suo leader torni a fare il leader. Per dare ‘movimento’ a un corpo che appare già anchilosato, per far sì che le risorse umane e organizzative siano messe al servizio di un obiettivo chiaro, di una visione – non il contrario, come accade oggi –  è necessario che Futuro e Libertà abbia finalmente una guida che gli fornisca una ragione sociale diversa dalla mera, burocratica,  esistenza.

L’11 settembre, a Mirabello, un anno dopo il lancio dell’avventura politica di Futuro e Libertà, Fini parlerà a chi ancora non ha smesso – o non vuole smettere –  di sperare che  il progetto di una nuova destra per l’Italia sia ancora realizzabile. Lo ascolteremo, sapendo che non ci si può illudere all’infinito e che in politica sprecare troppe occasioni può rivelarsi fatale.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

5 Responses to “Mirabello, un anno dopo. Per Fli il tempo stringe”

  1. Lorenzo Ruffatti scrive:

    Sottoscrivo in pieno!
    Se non lo vuole fare Fini, Sofia Ventura for President!

  2. Bell’articolo Sofia, con un distinguo: ” E che ne è dell’idea bipolare? Non è stato forse un errore non volere sostenere i referendum Morrone-Parisi per il ripristino del Mattarellum? ”
    Io sono per il bipartitismo e penso sia un errore sostenere il referendum Morrone – Parisi.
    Ci si reincontra a Mirabello.

  3. Elle Zeta scrive:

    Andrebbe distinta la prospettiva. Questo governo deve togliere il disturbo per manifesta incapacità per screditare il paese e va sostituito con un governo tecnico presieduto e composto da tecnici di elevato standng internazionale. Siamo in una situazione drammatica ove il tempo è brevissimo se non lo si comprendesse. E l’unica speranza che questo paese può nutrire. Il resto viene dopo aver risolto le rgenze.

  4. Bruno Di Chicco scrive:

    non si tratta di mettersi tutti insieme appassionatamente ma di stabilire dei paletti ossia sapere in anticipo cosa si vuol fare, i compagni di strada di conseguenza andranno scelti tra chi condivide il progetto, l’idea di un’altra Italia (o di un’altra destra), laica liberale e moderna. Non si puo’ pero’ negare il problema ” Berlusconi”, esso pesa come un macigno sul futuro della politica (e della destra) italiana dopo averne costituito la zavorra e finche’ il PDL esistera’ come partito- feudo di Berlusconi non avra’ senso alcuno immaginare una qualsiasi intesa con quel centro destra che pensava alla rivoluzione liberale allo stesso modo dei Verdini (o dei Penati, per spostarsi sul fronte della sinistra, di una certa sinistra), che pensava di alleggerire lo Stato solo quando si trattava di dare addosso agli insegnanti e ai magistrati “rossi”, che alle liberalizzazioni preferiva i comitati massonici, che negava il valore costituzionale della laicita’ dello Stato con posizioni ideologiche retrograde e battutine stupide sui gay. No non credo che il problema Berlusconi possa essere minimizzato o addirittura negato anche se condivido pienamente l’invito rivolto a FLI di uscire dal suo torpore di partitino. Occorre che FLI torni a pensare in grande.

  5. marcello scrive:

    Più che tornare al mattarellum, che cmq è sempre meglio di questa legge indefinibile, sarebbe meglio, dopo anni di attesa fare un sistema a doppio turno. Col turno unico c’è sempre il rischio della frammentazione dei partiti e di votare un candidato imposto da questi.

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