Che senso ha la Republican War on Science?

– Nel momento in cui il Partito Repubblicano diventasse il “partito anti-scienza” avremmo un problema molto serio. Non è detto che il sasso lanciato da Jon Huntsman Jr nel dibattito che precede le primarie per le elezioni presidenziali del 2012 avrà effetti dirompenti nel GOP: finora Huntsman, che ha annunciato la sua candidatura il 21 giugno scorso a Liberty State Park, di fronte alla Statua della Libertà, è considerato un candidato debole, oltre che un repubblicano atipico.

Eppure il problema che ha posto è tutt’altro che trascurabile: sia Rick Perry che Mitt Romney (per non parlare della Bachmann) hanno espresso più volte dubbi sulla reale portata della teoria del global warming di origini antropiche, e Rick Perry si è spinto fino contestare la validità della teoria evoluzionistica. Per non parlare di Michele Bachmann, che proprio in questi giorni ha preso a modello il vicepresidente del nostro CNR sostenendo che il terremoto e l’uragano che hanno colpito, a breve distanza, la costa orientale sono stati un avvertimento di Dio per i politici di Washington. Lo stesso movimento dei Tea Parties è stato la culla della contestazione politica delle teorie sui cambiamenti climatici, e l’estremismo religioso di alcune sue frange ha fatto in modo che venisse spesso e volentieri identificato come un movimento sostanzialmente anti-scientifico.

Se la contestazione del darwinismo è vecchia storia (benché pur sempre storia marginale) un ragionamento a parte merita il discorso sui cambiamenti climatici e la loro più o meno presunta origine antropica. Che problema hanno i repubblicani americani (e non solo loro) con il global warming? Per quale ragione le tesi degli “scettici” sono state prese a modello di verità rivelata mentre viene aprioristicamente ignorato il vasto consenso che oggettivamente la teoria dell’AGW (Antropic Global Warming) ha incontrato nel mondo scientifico ed accademico?

E’ pur vero che le vicende legate al cosiddetto Climategate hanno minato seriamente la credibilità dell’IPCC, il panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che molti modelli e semplificazioni catastrofistiche hanno sfiorato la soglia del ridicolo, che la lotta ai cambiamenti climatici ha con ogni probabilità orientato ingenti flussi di finanziamenti  alla ricerca in una sola direzione ma, viene da chiedersi, al GOP che ne sanno? Tutti scienziati? Tutti climatologi?

Il problema, ovviamente, non sono le ipotesi scientifiche e la loro fondatezza quanto, casomai, le politiche che ne conseguono. La teoria dell’AGW ha indotto i governi a sostenere economicamente alcune più che discutibili politiche energetiche, e allo stesso tempo è diventata la base ideologica per un ambientalismo luddista e contrario al progresso umano e tecnologico. Ma a politiche pseudoscientifiche è proprio necessario rispondere con politiche antiscientifiche?

Se la scienza viene usata come bandiera da sventolare per giustificare o ripudiare determinate politiche, il rischio è che le ipotesi e le teorie scientifiche, che in quanto tali non sono mai definitive e sono di per sé suscettibili di revisioni, aggiornamenti e modifiche, diventino dei totem, in positivo o in negativo, da consacrare o da distruggere prescindendo dalla loro reale fondatezza. E se da una parte il consenso scientifico su una teoria viene, irragionevolmente, usato per trasformare la stessa teoria in dogma (in base allo stesso principio la terra dovrebbe essere piatta), dall’altra il dubbio e l’incertezza vengono usati come mazze per distruggerla piuttosto che come spunti per ulteriori ricerche.

Eppure si potrebbe dire, senza scomodare la scienza, che sussidiare fonti energetiche inefficienti è una politica sbagliata a prescindere dall’origine antropica dei cambiamenti climatici e dalla loro reale portata, che la pretesa di possedere il termostato del pianeta e di poter conservare un clima ritenuto, con molta presunzione, il clima ideale è una pretesa assurda oltre che assolutamente fuori dalla nostra portata, e che se la vulnerabilità agli estremi climatici dipende soprattutto dalla povertà e dal sottosviluppo è proprio lo sviluppo, non la decrescita, e quindi l’accessibilità a qualsiasi tipo di fonte energetica, inclusi i combustibili fossili, la migliore politica climatica.

Le prossime presidenziali rischiano di diventare un nuovo capitolo della Republican War on Science. Un ulteriore, assolutamente inopportuno, passo indietro nei rapporti tra scienza e politica.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

8 Responses to “Che senso ha la Republican War on Science?”

  1. conservative scrive:

    Perdonami ma parli di ” oggettivamente”. Non esiste oggettività di alcun tipo, il metodo scientifico e la scienza non sono realtà, sono modelli interpretativi relativi del reale. T’invito se hai tempo ad approfondire la Filosofia Liberalenel suo complesso, oltre le politiche economiche e le lotte sui singoli diritti. Il liberalismo è da sempre la bestia nera del positivismo e del razionalismo.

  2. creonte scrive:

    @conservative:
    usando parole ormai famose: liberale non vuol dire relativismo culturale coi paraocchi.

    se uno ha l’influenza, non è uno stato dell’anima.

    e le teorie scietifiche se sono corroborati dagli esperimenti (galileiani), rimangono validi SEMPRE, almeno nel campo delle ipotesi di quell’esperiemnto e a quella data precisione.

    ovviamente la cosa è più complicata dove non possiamo fare esperimenti galileiani. Però certa gente non vuol vedere, mica perchè “ha idee diverse”, ma solo interessi diversi, come il caso deglia aristitelici contro Galileo, che volevano solo difendere le loro cattedre.

    stessa cosa vale per i politici, che amano alterare la realtà. Anzi, si può dire sia la loro professione

  3. Giacomo Boschi scrive:

    @conservative

    Ti invito allora ad affidarti alla tua Filosofia Liberale (che evidentemente sarà diversa dalla filosofia liberale, senza le maiuscole) e di uscire di casa usando la finestra del secondo piano invece del portone di ingresso, perché tanto la legge di gravità non è oggettiva, ma è solo un “modello interpretativo”.

    Seriamente: ciò che scrivi ha perfettamente senso, c’è differenza fra modello e realtà, fra legge fisica e realtà, ma non è chiaro perché devi ricordarlo qui ed in questo modo semplicistico, come a voler difendere Perry e Bachmann. L’energia cinetica sarà anche un mero costrutto virtuale che esiste unicamente nella mente umana, ma i danni provocati da una martellata in testa no. E guarda caso, se faccio i calcoli dell’energia cinetica del martello sarò in grado ogni volta di prevederne i danni.

    Quindi appellarsi ai limiti epistemologici della scienza per screditare l’AGW e l’evoluzione naturale è un vicolo cieco. Science works, bitches! Prima ce lo mettiamo in testa e meglio è!

  4. Giacomo Boschi scrive:

    Bell’articolo. Per approfondire, consiglio di guardare questo video (16 min), è il discorso di Scott Denning all’ICCC6, dedicato ai partiti di destra. Da notare soprattutto quando dice: “Only a free market can bring this kind of change about. […] Who’s gonna advocate for these effective solutions? Do you think Greenpeace is gonna advocate for this?”

  5. Roberto Patrone scrive:

    c’è vasto consenso nella teoria di riscaldamento globale di origine antropica ma ci sono svariati studi e dati che provano il contrario.
    Ci sono rilevamenti di concentrazione della CO2 nei ghiacci in epoche preindustriali che seguono l’andamento della temperatura facendo quindi supporre che la concentrazione di CO2 sia conseguenza del rilascio dagli oceani in base alla temperatura e non la causa.
    Concordo totalmente sul fatto che la scienza non è opinione o punto di vista, tuttavia devono essere correttamente valutati i dati, e non manipolati.
    Credo che dubbi sul GW siano fondati e diffusi anche in ambiente scientifico.

  6. filipporiccio scrive:

    Ottimo articolo. Mi sembra innegabile che lo studio del clima oggi sia abbondantemente politicizzato, al punto che diventa difficile distinguere tra la bontà (o meno) della scienza e la bontà (o meno) delle conseguenze politiche che si vogliono trarre dalla scienza.

    I politici che si oppongono a certe dottrine simil-totalitarie (quali la decrescita, il risparmio energetico coatto e così via) dovrebbero essere i primi a capire la differenza, invece di lasciare campo libero agli ambientalisti che deducono il bando alle lampadine dai grafici dell’IPCC. Purtroppo, non essendone in grado, attaccano la base scientifica (ovvero l’AGW) condannando le loro posizioni a diventare insostenibili nel momento in cui l’AGW venisse provato “oltre ogni ragionevole dubbio” (per nostra fortuna, non siamo ancora arrivati a quel momento, a mio avviso).

    Negare l’evoluzione è molto, molto peggio. L’evoluzione è alla base di tutta la biologia moderna, ed è provato da innumerevoli dati osservativi e sperimentali. Al giorno d’oggi anche la Chiesa Cattolica sostiene l’evoluzione contro il “creazionismo” o l'”intelligent design”! Forse si vuole essere più papisti del Papa?

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