Altra ‘manovra’, incidenti a catena

di LUCIO SCUDIERO – Non potevamo aspettarci di “meglio” dal vertice di maggioranza tenutosi ieri ad Arcore per decidere i destini della manovra economica. Ma è un giudizio da relativizzare, nel senso che, tenuto conto della scarsissima qualità politica di governo e maggioranza, del referente economico finanziario esterno al paese, del tempo perso in tre anni di vuoto pneumatico, nonchè degli indirizzi di policy già tracciati dal decreto di Ferragosto, che rendevano difficile scarti significativi da un paradigma di intevento di per sè iniquo e inefficace, appare come un passo avanti perfino la farsa delle modifiche al regime pensionistico, che avrebbe ridimensionato lo stolido celodurismo di una Lega ormai votata alla difesa di ogni rendita di posizione, trasmutatasi da forza rappresentativa dell’area progredita del Paese a sua assassina ed esecutrice testamentaria.

Ad uno sguardo d’insieme, l’accordo di ieri promette comunque di allargare il buco del bilancio dello Stato. Le misure compensative del contributo di solidarietà – cassato per  puntiglio del premier esattore che credeva di “non aver messo le mani nelle tasche degli italiani” senza accorgersi di avergli preso perfino i pantaloni – dovrebbero consistere in  una non meglio precisata stretta sulle fattispecie elusive per interposizione fittizia nel possesso di patrimoni, vale a dire le società di comodo. Ora, a parte l’alea connotativa della misura annunciata – che dovrebbe recuperare 3,8 miliardi di euro in tre anni –  ci si chiede con quanta inflessibilità il Governo abbatterà l’annunciata scure antielusiva sulle pratiche a mezzo off-shore poste in atto dai campioni dell’industria di Stato, Enel ed Eni su tutti.  Si spingerà, il Governo, che di Enel è azionista di riferimento,  a scandagliare il perchè la principale utility energetica italiana controlli direttamente o indirettamente oltre 60 società aventi sede nello stato americano del Delaware, noto paradiso fiscale e societario? Con quanto zelo i funzionari dell’Agenzia delle Entrate chiederanno ai vertici di Eni le “valide ragioni economiche” delle partecipazioni detenute in Azerbaidjan, Ecuador, Algeria, Angola, ecc ecc? In periodi – quale quello corrente – in cui tutti pare si divertano a denunciare l’immoralità dell’evasione/elusione altrui, sono domande che vien da porre.

Il risultato di questa misura sarà l’ennesimo inasprimento fiscale per mezzo del procedimento, che andrà ad intaccare dozzinalmente i risparmi leciti d’imposta facendo esplodere il contenzioso.

Slitta, non per molto, l’aumento del carico Iva, che il nostro superministro preveggente improvvisamente scopertosi affetto dal morbo di Scajola (la “crisi è peggiorata a mia insaputa”), ha già promesso di voler esperire nell’esercizio della delega fiscale che dovrà reperire 15 miliardi nel prossimo anno (l’aumento di un punto di Iva sulle aliquote del 20 e del 10 per cento dovrebbe restituire all’Erario 6 miliardi di euro).

Di tagli alla spesa pubblica neanche a parlarne. A meno che non vogliate credere alla saga della riforma costituzionale che dimezzerà i parlamentari e abolirà le province…

Eppure ci conforta il fatto che, in tanta ambascia internazionale, il McCarty della Brianza abbia comunque trovato il modo di assestare un colpo agli odiati nemici “comunisti”, dichiarando l’intenzione di abrogare i privilegi fiscali delle Coop (le stesse Coop stimano che l’esecutivo troverebbe ben poco da prendere, visto che ha già preso tutto nelle precedenti spedizioni crociate del 2001 e del 2008).

I conti non torneranno. Gli attacchi al nostro debito invece si, potete scommetterci.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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