Province, il Governo taglia poco e male. Cioé spende di più

– Regioni monoprovince, regioni Senza province, capoluoghi di regione che diventano comuni compresi in una provincia il cui capoluogo è meno popoloso… così com’è attualmente formulata, la disposizione che sopprime le province sotto i 300 mila abitanti e sotto i 3 mila chilometri quadri sembra scritta apposta per essere cancellata. Troppi i punti interrogativi e i paradossi che scaturiscono; tanto da rendere la norma di dubbia attuabilità. E la bocciatura del disegno di legge costituzionale che sopprimeva in toto le province si conferma ogni giorno che passa un’occasione persa.

Ma vediamo in quale intricato labirinto è incappato il legislatore. In alcuni casi, per effetto della soppressione di alcune province previste dalla manovra, il territorio di una regione finirà per coincidere con il territorio dell’unica provincia superstite. È il caso dell’Umbria e della Liguria. In ambo le circostanze, gli organi di governo provinciale sarebbero un doppione di quelli regionali. Tanto vale, a quel punto, applicare il “modello Valle d’Aosta” e unificare i due livelli di governo. La medesima soluzione è quella più logica anche per decidere le sorti del Molise, dove non si salverebbe né Isernia, né Campobasso. Quanto meno, una modifica all’articolo 15 per attribuire tutte le competenze ora esercitate dalle province alla regione “monoprovincia”.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella che consente l’accorpamento (ora non espressamente ammesso) tra le province soppresse. Imperia e Savona potrebbero fondersi e costituire la seconda provincia ligure. Se però si ammette questa soluzione, il numero di province soppresse dalla manovra diminuirebbe e i risparmi sperati. A proposito… nella relazione tecnica del Governo si rintraccia una confessione: si legge, infatti, che la soppressione di alcune province prevista dalla manovra ha effetti positivi sui saldi di finanza pubblica, che però “non si è in grado di quantificare”. Ci ha pensato l’Istituto Bruno Leoni, che le stima per circa 300 milioni di euro.

Gli uffici del Senato, tuttavia, avvertono che la soppressione delle province, nel breve periodo, potrebbe comportare dei costi, anziché dei risparmi. Per garantire l’invarianza dei saldi, dovrebbe esser alzata l’asticella, in modo da prevedere la soppressione delle province con una popolazione inferiore ai 350000 abitanti e un’estensione sotto i 3.500 chilometrimetri quadri, con buona pace per la provincia cara a Tremonti.

L’accorpamento delle province potrebbe sciogliere quello che forse è il più grande paradosso creato dalla manovra: la soppressione della provincia di Trieste, città capoluogo di Regione. La Venezia Giulia è composta, infatti, da due province poco estese: Trieste e Gorizia, rispettivamente con 236 e 146 mila abitanti. Per “spalmare” la minoranza slovena su più province, quella di Udine ha assorbito la campagna tra il Friuli e i centri della Venezia Giulia. Per questo oggi ha una popolazione di 541 mila abitanti. Per effetto dell’articolo 15 del decreto legge, i Veneto-Giuliani si ritroverebbero in Friuli e Trieste sarebbe un comune di 205 mila abitanti in provincia di Udine (100 mila abitanti).
Per salvare la città di Saba e Svevo, i suoi muli e le sue mule, dai Friulani, un’altra soluzione potrebbe essere la previsione per cui, in caso di accorpamento tra una provincia soppressa e una provincia sopravvissuta, il capoluogo viene comunque stabilito nel comune più popoloso. Anche se in questo caso, sarebbero i Friulani ad aver da ridire.

Insomma, tutto questo groviglio di contraddizioni e aporie nasce perché la proposta più semplice, l’abolizione di tutte le province, che secondo l’Istituto Bruno Leoni porterebbe risparmi per 2 miliardi di euro, non ha trovato accoglienza nei mesi scorsi tra i banchi del Parlamento.
L’articolo 15 introduce la misura soppressiva delle province più piccole così: “in attesa della complessiva revisione costituzionale del livello di governo provinciale…”; il disegno di riforma costituzionale era all’esame del Parlamento due mesi fa. Ripensamento un po’ tardivo, no?


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

3 Responses to “Province, il Governo taglia poco e male. Cioé spende di più”

  1. pippo scrive:

    Il decreto cominciava a tagliare fissando dei parametri e per tutte le situazioni c’era la soluzione.

    Intanto dava tempo fino alle prossime elezioni per riorganizzare gli enti con le attuali regole che diventavano poi rigide se non applicate.

    Anche senza decreto i Comuni possono deliberare di andare in una altra provincia nella stessa Regione oppure chiedere di andare in altra Regione.

    Per i Comuni che non scelgono il decreto passava le competenze alla Regione che decide come ridistribuire le competenze potendo anche saltare il livello provincia non essendoci l’obbligo di assegnare un Comune per forza ad una provincia.

    Quindi avremmo avuto Regioni senza province anticipando di fatto la completa abolizione ma anche Comuni che decidono di cambiare Regione andando nella direzione della diminuzione anche delle Regioni.

    Per Trieste la provincia è già prevista l’abolizione diventando Area Metropolitana , infatti oltre al decreto l’istituzione delle Aree Metropolitane porta alla abolizione della provincia preesistente.

    Oggi hanno annunciato modifiche e quindi abolizione delle province rimandata, anzi se invece di abolirle in Costituzione delegano le Regioni a definirle aumenteranno sicuramente.

    Tutte le provincie abolite e riduzione delle Regioni unendo
    Valle d’Aosta + Piemonte + Liguria
    Friuli Venezia Giulia + Veneto + Trentino Alto Adige (Triveneto)
    Marche + Abruzzo + Molise (Marca Adriatica) potrebbe aggiungersi anche Umbria e Rieti

    Lazio sciolto avendo Roma Capitale e le restante ex province ad altre Regioni.

    Ma a parte la modifica Costituzionale da fare come si comporteranno i Ministeri con gli Uffici periferici?

    Per quanto riguarda Tremonti con il MEF ci saranno Commissioni Tributarie provinciali che elimina ?

    Oppure i due gradi si svolgeranno in Commissioni Tributarie Regionali e Commissioni Tributarie Interregionali (Tribunale Tributario e Appello Tributario) riducendo le sedi e svolgendo il ricorso esclusivamente per via telematica?

  2. Diego Menegon scrive:

    riporto il testo dell’articolo 15 del decreto.
    a dimostrazione che non è prevista la possibilità di accorpamento delle province soppresse, né è prevista la soppressione delle province che finiscono con il coincidere con il territorio regionale.
    in fondo l’articolo della legge sul federalismo fiscale che prevede la costituzione di città metropolitane.. su iniziativa delle province o dei comuni.. della provincia (se viene abolita la provincia..? mah!)

    Art. 15 Soppressione di Province e dimezzamento dei consiglieri e assessori

    1. In attesa della complessiva revisione della disciplina costituzionale del livello di governo provinciale, a decorrere dalla data di scadenza del mandato amministrativo provinciale in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono soppresse le Province diverse da quelle la cui popolazione rilevata al censimento generale della popolazione del 2011 sia superiore a 300.000 abitanti o la cui superficie complessiva sia superiore a 3.000 chilometri quadrati.
    2. Entro il termine fissato al comma 1 per la soppressione delle Province, i Comuni del territorio della circoscrizione delle Province soppresse esercitano l’iniziativa di cui all’articolo 133 della Costituzione al fine di essere aggregati ad un’altra provincia all’interno del territorio regionale, nel rispetto del principio di continuità territoriale.
    3. In assenza di tale iniziativa entro il termine di cui al comma 1 ovvero nel caso in cui entro il medesimo termine non sia ancora entrata in vigore la legge statale di revisione delle circoscrizioni provinciali, le funzioni esercitate dalle province soppresse sono trasferite alle Regioni, che possono attribuirle, anche in parte, ai Comuni già facenti parte delle circoscrizioni delle Province soppresse oppure attribuirle alle Province limitrofe a quelle soppresse, delimitando l’area di competenza di ciascuna di queste ultime. In tal caso, con decreto del Ministro dell’Interno, sono trasferiti alla Regione personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie adeguati.
    4. Non possono, in ogni caso, essere istituite Province in Regioni con popolazione inferiore a 500.000 abitanti.
    5. A decorrere dal primo rinnovo degli organi di governo delle Province successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori provinciali previsto dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto è ridotto della metà, con arrotondamento all’unità superiore. Resta fermo quanto previsto dai commi da 1 a 3 del presente articolo.
    6. La soppressione delle Province di cui al comma 1 determina la soppressione degli uffici territoriali del governo aventi sede nelle province soppresse; con decreto del Ministro dell’interno sono stabilite le modalità di attuazione del presente comma.
    7. Fermo quanto previsto dal comma 6, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, si procede alla revisione delle strutture periferiche delle amministrazioni pubbliche presenti nelle province soppresse.

    la legge 42/09 prevede che Trieste possa trasformarsi da provincia a città metropolitana.
    serve però il consenso della provincia.. abolenda.
    !Le città metropolitane possono essere istituite, nell’ambito di una regione, nelle aree metropolitane in cui sono compresi i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. La proposta di istituzione spetta:
    a) al comune capoluogo congiuntamente alla provincia;
    b) al comune capoluogo congiuntamente ad almeno il 20 per cento dei comuni della provincia interessata che rappresentino, unitamente al comune capoluogo, almeno il 60 per cento della popolazione;
    c) alla provincia, congiuntamente ad almeno il 20 per cento dei comuni della provincia medesima che rappresentino almeno il 60 per cento della popolazione.”

  3. pippo scrive:

    Il decreto se rimane invariato ha i suoi effetti nel 2014 quando si fissa la data dei rinnovi delle provincie ma prima di quella data valgono le leggi attuali che permettono ai Comuni di deliberare per una provincia o cambiare Regione

    poi ci deve essere sempre una legge che sancisce la variazione e il Parlamento la scrive ad ok sia a seguito del decreto che con le attuali leggi.
    In ogni caso il decreto da solo non cambia nulla.

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