di PIERCAMILLO FALASCA – La leggenda di Robin Hood è davver simpatica, ma estremamente fuorviante associarla ad un aggravio della tassazione d’impresa. Il nobile Robin di Nottingham su unì ad un gruppo di ribelli datosi alla macchia per contrastare il regime tassatolo e forcaiolo instaurato dallo sceriffo di Notthingham, fedele a Giovanni Senza Terra. L’addizionale Ires sulle imprese del settore energetico ideata tre anni or sono da Tremonti – e che ora qualcuno vorrebbe estendere a tutti i soggetti titolari di concessioni, a partire  dalle società di telecomunicazioni – dovrebbe piuttosto chiamarsi “tassa sull’uso del cellulare e di Internet”: nel campo delle utilities, ad essere in realtà taglieggiati non sarebbero infatti le “ricche” imprese, ma i consumatori che subirebbero tariffe più alte e minori investimenti nel miglioramento dei servizi loro forniti.

Il settore delle tlc, in particolare, è ormai da anni un mercato liberalizzato e ben funzionante, che ha semmai necessità di politiche di promozione degli investimenti e non di ideologici interventi di penalizzazione fiscale. Proprio sui settori ad alto contenuto tecnologico, come le telecomunicazioni appunto, ci giochiamo una parte delle possibilità di crescita del Paese: possibile che il Governo Berlusconi abbia ormai derogato non solo al principio del “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ma addirittura alla razionalità e al buon senso?