– Trascorrono i giorni di un’estate che la politica italiana ricorderà come molto poco “vacanziera” e aumentano le critiche sulla manovra bis. S’infittiscono le perplessità e gli appunti su un complesso di decisioni che sembrano riproporre la difficoltà della politica a trovare dei punti di convergenza. Altro che coesione come auspicato, in più occasioni, da Giorgio Napolitano. I punti di divergenza non mancano soltanto tra governo ed opposizioni, ma anche all’interno della stessa composizione  di governo. Non solo Pd, Idv e Terzo Polo: frange di scontenti, le anime critiche, si trovano anche all’interno della maggioranza.
Sono “le voci critiche di chi non accetta più le imposizioni e le provocazioni”, come ha sostenuto Casini. Voci autorevoli come quelle di Antonio Martino e Guido Crosetto. Così mentre si assiste alla consueta dinamica all’interno del governo tra  gli scontenti di turno ed il gruppo granitico, fedele a prescindere al premier, sembra prendere corpo, per la prima, decisiva, occasione, la politica del Terzo polo.

Udc, Fli e Api sono concordi nel sottolineare l’inadeguatezza di una manovra che sembra aver sacrificato alla necessità della sua realizzazione alcuni inderogabili requisiti di equità, intervenendo con benevola indulgenza in molti settori e penalizzandone pesantemente degli altri. Il tutto avendo scelto, per ragioni “di stabilità del governo”, di salvaguardarne ancora degli altri.
I giudizi senza appello di Casini e Galletti per l’Udc, di Briguglio per il Fli e di Rutelli per l’Api dimostrano una presa di posizione netta, non di vana ostruzione, ma di costruttiva partecipazione ad una fase di revisione.
Se per Casini la manovra va cambiata sostanzialmente tout court, per Carmelo Briguglio é necessario presentare un corposo numero di correttivi, tali da riequilibrare  quelle diseguaglianze rilevate da molti. Insomma “un arsenale di idee per migliorare il decreto”. Idee che non é difficile ipotizzare, i referenti per la politica economica, i senatori Baldassarri e D’Alia, già hanno ben presenti.

Uno dei temi centrali – ‘il’ tema – sarà molto probabilmente quello delle pensioni. Una proposta che prenda in considerazione il sistema pensionistico, proponga dei correttivi. Intervenga sullo spinoso argomento, provi a “tentare” il Pdl su un campo sul quale l’opposizione senza appello di Bossi l’ha costretta a fare marcia indietro. In questo il Terzo Polo ha iniziato a scegliere la strada più difficile, ma anche quella che può davvero spalancargli scenari forse impensati. Quella di porsi in maniera ferma ma propositiva. Non pronunciando una litania di “no”, ma chiedendo la possibilità di dire la sua. Proponendo interventi strutturali e non balzelli che soffochino i soliti noti. Forzare  la mano sulle pensioni non é solo un’operazione che cerca di restituire un minimo di credibilità ad un Paese travolto da una crisi senza fine, ma forse anche qualcosa di più. Il grimaldello per far saltare il patto scellerato tra il Senatùr e Berlusconi. Il premier ha ceduto, é stato costretto a farlo. L’irragionevolezza di Bossi ha avuto la meglio su tutto. Su un capitolo della manovra, evidentemente saltato, su quanti, anche all’interno del Pdl, criticavano aspramente la scelta. E Bossi ha trionfalmente dichiarato di essere stato lui a salvare i pensionati. Ma il nervosismo crescente del leader del Carroccio, testimoniato dal suo blaterare fuori ogni controllo, indizia la consapevolezza di attraversare un momento di grande difficoltà. Sa, nella realtà, di aver vinto un round. Ma che l’incontro non é finito. Berlusconi si é fin’ora speso per sanare ogni focolaio d’incendio. Ma l’assedio continua, anche dall’interno.

L’arsenale d’idee promesso da Briguglio, con le pensioni a fare da apripista, potrebbe sconvolgere i piani di B&B ed aprire una nuova pagina politica. Il Paese spera migliore.