No ad un Piazzale Loreto per il dittatore Gheddafi

di MARIANNA MASCIOLETTI – E’ passato un anno da quando il premier italiano preparava la capitale ad accogliere con tutti gli onori il Colonnello Gheddafi, allora ben saldo al potere, e tutta la sua corte.

E’ passato un anno, eppure sembra un secolo: ricordiamo tutti Berlusconi, trionfante, grazie al suo meraviglioso ottimismo, su una crisi economica “solo psicologica” e su chi gli suggeriva di rivedere la sua politica internazionale, che permetteva al dittatore libico di allestire una sorta di Disneyland in villa Pamphili e addirittura gli consentiva di mettere a repentaglio (orrore!) le radici cristiane dell’Europa™ con lezioni di Corano alle giovani hostess reclutate per l’occasione.
Forse, osava far notare qualcuno da queste pagine, consentire, anzi, incoraggiare questo circo non è proprio il massimo dell’opportunità; forse, proseguiva, ostentare non semplicemente buoni rapporti diplomatici, ma addirittura un rapporto personale di amicizia con uno spietato dittatore dichiaratamente ostile a molte democrazie occidentali non è proprio il miglior biglietto da visita per un’Italia credibile a livello internazionale.

All’epoca, la nostra era una posizione decisamente minoritaria e decisamente fastidiosa; non così oggi, dopo che la Primavera Araba è esplosa in tutto il Nordafrica, mentre Gheddafi sta cadendo (le ultime notizie lo danno rifugiato in Tunisia) e il suo regime apparentemente solidissimo ha le ore contate.
“I rapporti che ha l’Italia con Gheddafi non li ha nessun altro Paese”, dichiarava Franco Frattini all’inizio di settembre 2010, rispondendo a quelle che sbrigativamente venivano definite “critiche senza senso”. Infatti. S’è visto.

Ora che il regime del Colonnello sta finendo, in questo sito non dobbiamo rimangiarci nulla di quello che abbiamo scritto, detto o fatto un anno fa. Ora che un dittatore sta per essere rovesciato definitivamente, noi possiamo gioirne senza nessun problema di coscienza. Il governo italiano, che ha preferito non ascoltarci, e anzi trattare le nostre parole come oziose polemiche, non se lo può permettere. Il massimo che può fare Berlusconi, come capo del governo, è mandare un timido comunicato in cui esorta Gheddafi ad arrendersi e proclama la vicinanza dell’Italia al CNT dei ribelli: il minimo sindacale, insomma.

Speriamo che, in virtù del rapporto speciale che li lega, Gheddafi lo ascolti. Nel frattempo, però, sarebbe forse il caso di riflettere sui costi e sui benefici di una realpolitik portata al parossismo, incentrata non su corretti rapporti diplomatici (che nessuno ha mai negato essere opportuni), ma su un assurdo tentativo di riabilitare politicamente dittature come la Libia o la Bielorussia di Lukashenko, e di far apparire “normale”, anzi, un colpo da maestro, che il premier di una delle principali democrazie occidentali ostentasse rapporti di amicizia coi loro dittatori.

Questo non era sostenibile un anno fa, e tanto meno è sostenibile adesso: non possiamo, quindi, che rallegrarci se oggi il nostro governo si trova a dover cambiare direzione, e imboccare la strada suggerita dalle nostre “critiche” – che forse, ministro Frattini, alla luce di quanto sta succedendo, un qualche senso ce l’avevano.

Facciamo attenzione, però, che questo cambio di direzione non sia troppo precipitoso, e non vada troppo in là: invocare un nuovo Piazzale Loreto per il Colonnello, oltre ad essere oggettivamente inopportuno, porterebbe soltanto all’ulteriore inasprirsi di un conflitto già abbastanza doloroso.

Da queste parti, dove spesso ci siamo augurati di vedere Gheddafi finito politicamente, nessuno si augura di vederlo morto, nessuno potrebbe gioire della sua uccisione; anche un’eventuale condanna a morte dopo un processo, come dimostra il caso Saddam Hussein, servirebbe solo a creare un martire, ad aumentare la conflittualità nell’area, quasi a giustificare l’impennata di violenze che certamente seguirebbe.

Siamo complicati, sì, lo riconosciamo. Quando molti lodavano e ammiravano il dittatore, gli baciavano la mano e se ne dichiaravano amici, noi ci siamo rifiutati di farlo; quando tutti, “amici” compresi, lo abbandonano al suo destino, che potrebbe essere molto cruento, noi prendiamo, in qualche misura, le sue difese, chiedendo che sia giudicato per i suoi crimini e per come si è comportato con gli oppositori, ma che con lui non ci si comporti nella stessa maniera.

Se vogliamo appoggiare la transizione in Libia, non possiamo cominciare con le esecuzioni sommarie, altrimenti sarebbe, ancora una volta, un “cambiare tutto per non cambiare nulla”.
Cosa che, in Italia dovremmo essercene accorti, alla lunga non paga mai.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

7 Responses to “No ad un Piazzale Loreto per il dittatore Gheddafi”

  1. Giancarlo scrive:

    La critica è sempre accettata, spesso facendo buon viso, ma denigrare il Presidente del Consiglio perché riceveva un capo di stato è quantomeno bambinesco.

    Cosa doveva fare, prenderlo a calci nel sedere?? La Politica è Politica, per scimmiottare l’altro detto. Ognuno occupa una casella, e si muove a seconda di come impongono le regole.

    Ovviamente Marianna, se era Presidente del Consiglio prendeva a schiaffi Gheddafi, ed anche il vice presidente cinese, perché Marianna è fedele alle sue idee.

    Ma io credo che se Marianna fosse stata Presidente del Consiglio si sarebbe comportata come Mortadella, Baffino, Scheletrino (Dini) e Berlusconi, solo per citarne alcuni. Con salamelecchi e complimenti.

    Adesso dici che era contraria contro gli atti “ufficiali” e “protocollari” di amicizia, stando sulla tua sedia. Ma se eri al loro posto ti genuflettevi come tutti in cambio di due barili di petrolio.

    Bello discutere, affermare, decidere, prevedere, supporre, dichiarare, affermare senza metterci la faccia. Bello sparlare senza costrutto.

    Se sei tanto brava perché non telefoni al Gheddafi di spedire alcuni missili sul Parlamento italiano? Magari, vista la tua saccenza ti ascolta.

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    No, non l’avrei preso a schiaffi. Avrei però evitato di ostentare con lui un’amicizia personale, di baciargli la mano e di fargli montare il circo a villa Pamphili. Solo questo.
    Né io né altri, in questo sito, abbiamo mai negato l’opportunità di corretti rapporti diplomatici, tanto più con la Libia, vista la nostra storia.

    Credevo che questo concetto fosse sufficientemente chiaro in ciò che ho scritto: evidentemente non lo è, quindi spero che questo commento riesca a chiarirlo meglio.

  3. Marcello Menna scrive:

    Ottimi ragionamenti. Un bel pezzo, davvero.

  4. Giancarlo scrive:

    Non non hai chiarito nulla.
    Quello che pensa un politico di un’altro politico non è dato saperlo.
    Quello che viene mostrato è “la vetrina”, rutilante di luci e dietro alla quale si nascondono sotto un doppio o triplo telo nero tutte le immondizie.
    Non si può accusare un politico di amicizia con un altro politico, perché non esiste. Esistono solo interesse, generalmente economici in piccola parte anche politici.
    Berlusconi, come Prodi, D’Alema etc. ha stretto mani a destra a sinistra al centro, a santi e satanassi, ma non certo per piacere o tornaconto personale.
    Tu, invece, fai apparire questi salamelecchi come fatti personali.
    Questo che tu non capisci. Non io. Io capisco molto bene.
    Grazie al baciamano, fosse anche stato un “baciapile”, per anni ci siamo evitati migliaia di clandestini, e solo per questo avrei baciato personalmente le “pile” di quel figlio di …. di Gheddafi.

    Che poi ci abbiamo guadagnato qualche barile di puzzolente petrolio, questo ti è venuto bene anche a te, che sicuramente non viaggi a piedi, ma avrai la tua macchina con il condizionatore a “palla”.

    Ora, se Gheddafi cade, l’Italia farà affari con il dittatore successivo, se Gheddafi non cade, l’Italia farà affari di nuovo con il il citato figlio …..

    Noi vogliamo il petrolio, Gheddafi o il suo successore vogliono una “verginità” politica. Tutti guadagnano, tutti perdono.

    Cambia il nome di Berlusconi con quello di D’Alema o Dini o come vuole la tua fantasia, nulla cambiava.

    A te brucia solo che Berlusconi si trovava al posto giusto nel momento giusto, solo questo. Poi puoi arrampicarti sui vetri, ma questa verità non cambia.

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

  5. Marianna Mascioletti scrive:

    A me le azioni di Berlusconi non “bruciano” in maniera particolare, anche se da italiana avrei preferito che mantenesse una maggior dignità a livello internazionale.

    A lei, signor Giancarlo, invece, evidentemente brucia il mio articolo. Mi spiace. I miei articoli spesso fanno quest’effetto. Sarà che vanno a toccare qualche codina di paglia.

  6. step scrive:

    A parte Berlusconi, di cui non me ne frega nulla. I governanti italiani hanno sempre mantenuto buoni rapporti con la Libia, e ne hanno avuto ben donde, essendo questo uno Stato praticamente confinante e con cui abbiamo condiviso una storia coloniale. È stato giusto così e sarà giusto continuare a farlo, anche con il futuro regime libico, che altro non sarà che la dittatura dell’altra tribù antagonista a quella attuale.

    Il vizio tipico dei cosiddetti “occidentali” è quello di giudicare le altre culture in un modo che in fondo è razzista, assegnando voti di democrazia ai vari regimi. La fattispecie libica peraltro è teatro dello scontro tra due tribù: risulta ancora più ridicolo quindi scegliere la tribù più “buona”, più “democratica”.

    Purtroppo la fanatica religione dei diritti umani (derivazione del monoteismo: unico Dio, unica verità, chi non la pensa come noi è nello sbaglio e va “corretto”) porta ad intromettersi nelle altre culture, partendo dal presupposto che la nostra cultura sia in re ipsa superiore, chissà in base a quale parametro… Questa forma di razzismo ha impregnato ormai gran parte del pensiero europeo e americano, ed oltre ad essere una aberrazione da un punto di vista teorico è chiaramente un pretesto per ottenere vantaggi economici.

    La cosa più abominevole di questa “esportazione” di democrazia non è tanto l’aggressione economica ma è il pensare che il nostro sistema politico sia il migliore. Il pensare che la nostra cultura sia estensibile a tutto il mondo, con in più la buona coscienza. Secondo questa idea l’altro non è semplicemente uno che la pensa diversamente da me, ma è uno che sbaglia. E ciò mi legittima a “convertirlo”. Non semplicemente a sconfiggerlo ma a farlo diventare come me, cioè ad assimilarlo, cancellandogli l’identità, ritenuta non sufficientemente “civilizzata”. (Ovviamente uno degli effetti è l’azione di polizia, dove “l’altro” non è più il nemico leale da combattere, come nella guerra, ma il delinquente da punire. Per cui dal politico si sfocia nel giuridico, c’è una degradazione dell’antagonista).

    Per fortuna ultimamente molti studiosi (Cacciari, Castrucci, ecc.) hanno cominciato ad osservare in modo più critico l’ideologia dei diritti umani e il suo dogmatismo. Negli atenei sono stati istituiti corsi di “Teoria dei Diritti Umani”, dove almeno si problematizzano certi assiomi ritenuti prima non in discussione. Si spera che vi sia un ripensamento generale su tale tematica e che le varie diversità presenti al mondo vengano rispettate. Un unico popolo e un unico super-governo mondiale non è molto auspicabile…

  7. Giancarlo scrive:

    “A lei, signor Giancarlo, invece, evidentemente brucia il mio articolo. Mi spiace. I miei articoli spesso fanno quest’effetto. Sarà che vanno a toccare qualche codina di paglia”

    Dove traspare che brucia il mio articolo?
    Mi sembra che leggi solo le righe che ti interessano!
    A parte Berlusconi ho citato altri nomi, che sembra non siano entrati nella tua ottica.
    Tutti si sarebbero comportati nella stessa maniera.
    Prodi è “il mio fratello”, e Prodi si vantava, aprendo la sua coda di pavone, sventolando ai quattro venti la sua “fratellanza” come fosse un vessillo.
    Non c’era Berlusconi, all’incontro nella tenda, a riparo da occhi indiscreti, sorbendo tè berbero e magari qualche carnosa delizia locale.

    Carissima, se a qualcuno brucia la coda, quello non sono io, che ho cessato di credere alla “politica” italiana quando sono morti gli ultimi due politici, tra cui il mio omonimo, quello che disse al Giorgio: “dopo di noi il buio”. Parole dimostratesi chiaroveggenti.

    Personaggi, questi, che si elevavano come giganti sui politici successivi, tra cui annovero il tuo odiato Berlusconi, a cui riconosco l’unico merito di aver evitato che l’Italia cadesse nel baratro del debito pubblico creato dai cosiddetti “governi democratici” che erano democratici solo nel distribuire mazzette e incarichi.

    Premesso questo, di quale dignità internazionale vai cianciando. Quella sputtanata da giornali che hanno l’unico scopo di distruggere un personaggio con il gossip, inventando bunga, minorenni, e baggianate varie?

    Una Pubblica Accusa che accusa senza prove, sapendo che quello che rimane non è la sentenza ma i titoli dei giornali.

    Un migliaio di perquisizioni, decine di di processi, mentre la stessa minorenne afferma di aver fatto sesso con altre persone che neppure vengono indagate.

    E tu mi parli di “dignità internazionale”. Il grande Toto soleva ripetere: “Ma mi faccia il piacere, mi faccia!”

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

Trackbacks/Pingbacks