AAA Riformatori cercansi. Anche Montezemolo? Anche Montezemolo

– AAA Nuove energie riformatrici cercansi. La decomposizione della Seconda Repubblica, ormai drammaticamente in atto, emana un olezzo irrespirabile per quanti ancora provano una sincera affezione per il destino dell’Italia e della sua gente.
Con un Governo commissariato (dall’Europa, dalla Merkel, dai mercati, da Napolitano) e un’opposizione di centrosinistra incapace di abbandonare i peggiori istinti pauperisti, il sistema politico italiano vive in uno stato di confusione di stampo sudamericano.

Quasi dieci anni fa, l’autore di questo articolo trascorse sei mesi in Argentina, nel bel mezzo di una crisi del debito sovrano che portò quel paese al default, alla svalutazione e ad uno sconquasso socio-politico di dimensioni storiche. Senza tema di essere smentito o accusato di disfattismo, asserisco che nella Buenos Aires del biennio 2001-2002 le forze di maggioranza e di opposizione offrivano all’opinione pubblica toni, analisi e proposte meno confuse, populiste e schizofreniche di quanto facciano oggi i partiti italiani. Per dirne una, nessun presidente della Repubblica Argentina si sarebbe mai sognato di rispondere – come ha fatto Silvio Berlusconi – “Mi hanno imbrogliato” a chi gli avesse chiesto conto dei contenuti di una manovra finanziaria.

A rivedere i recenti percorsi politici di Gianfranco Fini e di Francesco Rutelli (per Pierferdinando Casini vale un discorso diverso, ma dalla conclusione simile) è difficile non riconoscere loro il merito di aver per tempo denunciato con i loro strappi gli squilibri e i guasti di quei due grandi partiti – il PdL e il PD – che dovevano sancire la maturità del bipolarismo italiano e consolidare una democrazia sana e decidente. Purtroppo, tra i “buoni a nulla” del centrosinistra e i “capaci di tutto” del centrodestra (categorie pannelliate mai come oggi attuali), il Terzo Polo soffre la propria solitudine, l’irrilevanza dei suoi numeri in Parlamento, lo strabismo di un sistema dell’informazione incapace di superare la dicotomia berlusconiani-antiberlusconiani. Soprattutto, i maggiori esponenti di quell’unica oasi di pragmatismo e afflato riformatore soffrono sulla propria pelle le conseguenze del clima di delegittimazione dell’intera classe politica.

Le soluzioni “palingenetiche”, di chi spera che tutto crolli per ripartire su nuove basi, sono illusorie: vale il monito di Tomasi di Lampedusa, se tutto cambia tutto resta drammaticamente uguale. Passare da Berlusconi a Di Pietro o da Bossi a Grillo sancirebbe la “chavezizzazione” dell’Italia, non la sua rinascita. Abbiamo invece bisogno di una robusta iniezione di buon senso e di coraggio, di giovani volenterosi ancora convinti di voler “fare l’impresa” e di personalità credibili e spendibili. Anche Montezemolo? Anche Montezemolo, purchè sappia scrollarsi di dosso l’odore confindustriale e farsi catalizzatore di istanze di innovazione, competizione e rottura degli schemi corporativi.

Le cose che dice e le proposte che avanza muovono nella giusta direzione: in materia di mercato del lavoro, di liberalizzazioni, di fisco d’impresa e di finanza pubblica, da Italia Futura giungono posizioni ampiamente condivisibili. Serve a poco giocare al toto-alleanze elettorali (con chi andrà Luca? Da solo, con il Terzo Polo?); molto, molto, molto più utile è discutere e riflettere – con chi ci sta, e Montezemolo pare ci voglia stare – sull’auspicabile nation re-building dell’Italia. Oltre destra e sinistra, capitale e lavoro, Montecchi e Capuleti, Nord e Sud: oggi l’unico discrimine che conta è tra chi si accontenta di amministrare il declino e chi vuole contrastarlo.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “AAA Riformatori cercansi. Anche Montezemolo? Anche Montezemolo”

  1. Caro Falasca,
    Cosa le fa credere che con Montezemolo e/o altri, il terzo polo (o altro) sarebbe in grado di aggregare una maggioranza parlamentare sufficiente a fare il “nation re-building dell’Italia”?
    E anche qualora la cosa riuscisse alle elezioni, cosa le fa credere che detta maggioranza sarebbe capace di imporre al paese, a muso duro stile Thatcher, le misure necessarie per compierlo?
    Glielo chiedo senza intento polemico, ma solo per capire perché Montezemolo dovrebbe riuscire là dove Berlusconi sino ad ora ha fallito.

  2. step scrive:

    La parte analitica la condivido. La parte propositiva “montezemoliana” un po’ meno. Mi fa piacere leggere le previsioni pannelliane, su quello che sarebbe stato il bipolarismo italiano (ricordo le lunghe dissertazioni su Radio Radicale, per la precisione Pannella soleva dire “destra scellerata”). In realtà Pannella ha previsto bene. Infatti, al di là dei toni etnico-faziosi, si è perpetuato il consociativismo di sempre, anche se più conflittuale al proprio interno. Intendo dire che paradossalmente la dicotomia berlusconiani-antiberlusconiani non ha scalfito il nucleo portante degli assetti di potere. È una dicotomia appariscente ma in fondo non così decisiva fattualmente.

    Non auspico un’ipotesi “Montezemolo”. Non tanto per la persona in sé, quanto per il fatto che egli rappresenta troppo emblematicamente una delle parti in conflitto. Il problema è sempre quello: chi ha il coraggio di tagliare la spesa fregandosene della relativa perdita di voti? Chi ha il coraggio di andare esplicitamente contro qualche settore della società civile? Non solo non abbiamo una Thatcher ma non abbiamo neanche un popolo con una coscienza civile, un popolo che abbia riguardo per le generazioni future (che pagheranno tutto questo egoismo). Peraltro l’ipotesi di governi di grandi intese – più o meno tecnici – è un’ipotesi non democratica: la scelta che si fa con il voto è in qualche modo *escludente* rispetto a qualcuno. Per non parlare dei tecnici che ne sarebbero coinvolti: in fin dei conti i tecnci non sono votati dagli elettori, non è un indice di democrazia compiuta una cosa del genere.

    Di fronte a tutto questo l’incisività di questo cosiddetto “Polo della Nazione” la vedo veramente scarsa. A me non dispiacerebbe per ora un tavolo aperto a tutti i libertari: Della Vedova, Baldassarri, Taradash, Martino, ecc. Almeno per fare il punto della situazione. Lo sconforto è grande ma almeno “muoriamo combattendo”, almeno lasciamo un segno. Lo statalismo è prevalente in Italia, ma la soddisfazione di mostrare almeno la nostra esistenza agli italiani prendiamocela… Anche per i posteri…

  3. Fabio scrive:

    Montezemolo potrebbe rappresentare quel qualcosa di nuovo da molti auspicato. Anche se con idee e propositi completamente diversi da De Magistris (Amministrative a Napoli), Montezemolo si va sempre più affermando come persona ideologicamente non schierata, di profonda conoscenza delle “particolarità” della nostra Italia e dei problemi che assillano il quadro Istituzionale e quello economico. Se potessi, gli consiglierei di continuare ad “osservare” senza schierarsi, in attesa di fare il suo ingresso ufficiale alle prossime elezioni, come “personaggio” di riferimento.

  4. creonte scrive:

    in un paese normale potrebbe candidarsi a delle primarie, se lo volesse. qui no, i partiti sono roba di famiglia

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