Sommersi dalla comunistofobia

– Impiegando un po’ di tempo per leggere, su Facebook, negli articoli sui siti di Generazione Italia o delle altre svariate correnti e correntine, commenti ed affermazioni della base di Futuro e Libertà (schieramento di cui io faccio convintamente parte), ma anche di alcuni dirigenti, si riscontra ancora una sensazione aleggiante, rimasuglio del periodo che alcuni hanno passato nel PDL, che potrebbe essere definita con un neologismo: “comunistofobia”.

Gli effetti di questo pseudo-sentimento, purtroppo abbastanza diffuso, anche grazie alle campagne televisive delle reti filo governative, si possono riscontrare nel rifiuto a prescindere di ogni cosa, animata o inanimata, fisica o astratta, proveniente da sinistra (o presunta tale), senza nemmeno cercare di valutarne la validità.

Il cercare in ogni modo di dar contro ad un partito che di sinistra non è, come ad esempio l’IDV, con i pretesti più patetici, solo perché ci si sente in dovere di farlo, fa perdere credibilità; la critica ad ogni costo è sempre controproducente. A volte si ha quasi l’impressione che le continue accuse provenienti dal PDL riguardo al nostro presunto “filo-bolscevismo”, portino alcuni a queste uscite, per dimostrare agli altri che noi siamo veramente di destra, in quanto siamo contro la sinistra.

Un episodio che su tutti può chiarire la situazione è questo: tempo fa un deputato PDL propose di modificare l’articolo 1 della costituzione, sostituendo il “Parlamento” al “Lavoro” come entità fondamentale della Repubblica, la proposta fu ovviamente accantonata, ma non esitarono ad arrivare (soprattutto tramite Facebook, bisogna aggiungere) altri simili suggerimenti di alcuni dirigenti di FLI.

In queste proposte si voleva sostituire ad “una Repubblica fondata sul lavoro” la frase “una Repubblica fondata sulle libertà individuali”. Una delle motivazioni a sostegno di questo necessario cambiamento, riportata da uno degli utenti che partecipava al dibattito, era un link che rimandava all’articolo 1 della Costituzione della DDR, che sembrava troppo simile a quello della Costituzione italiana: per questo motivo il primo articolo della nostra Carta costituzionale, secondo chi appoggiava questa riforma, era troppo “comunista” e andava cambiato.

Questo è solo uno di tanti episodi simili, in cui si pensa che ogni cosa non proveniente da destra sia a prescindere negativa.
In un periodo come questo, in cui le Istituzioni sono quotidianamente sotto attacco, sarebbe più saggio non dare man forte ai berluscones, evitando di attaccare anche noi il Presidente Napolitano, solo perché ha un passato da uomo di sinistra. Si può non apprezzare il suo operato, si può pensare che non sia forse il miglior Presidente della storia (anche se nessuno prima di lui ha mai dovuto gestire una situazione simile), ma attaccarlo sulla base della sua storia politica, che non ha mai oggettivamente influenzato la sua azione da Capo dello Stato, è ridicolo ed estremamente rozzo.

Ci sono uomini a sinistra più degni di rispetto di molti altri che si trovano a destra; il comunista Berlinguer, nonostante alcuni siano ancora convinti che fosse un mangiabambini, fu uno dei più grandi uomini politici della storia d’Italia, e non è difficile trovare molti altri esempi simili.

Molti dovrebbero capire che non per forza tutto quello che viene dall’esterno del centrodestra è male. Se nell’URSS le auto avevano ruote rotonde non è necessario che la FIAT produca Panda con pneumatici triangolari, anche tondi come quelli sovietici vanno bene. E’ per questo che ad alcuni Marchionne potrebbe sembrare un comunista: bizzarro il mondo, certe volte, molto bizzarro.


Autore: Giacomo Dolzani

Nato nel 1989, residente a Trento. Studente di Ingegneria Ambientale alla facoltà di Mesiano (TN). Militante di FLI e responsabile giovani del Circolo Tridentino per la Libertà ed il Sociale.

12 Responses to “Sommersi dalla comunistofobia”

  1. lodovico scrive:

    quella italiana è una costituzione programmatica: il fatto di essere fondata sul “lavoro”dove l’iniziativa economica privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e dove la legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali fermo il fatto che la repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto e tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo………etc questa costituzione alle universali dichiarazioni di principio fissa una sua propria e prescrittiva visione del mondo. E’ una costituzione che definisce gli indirizzi sociali ed economici che le future forze politiche dovranno assumere siano esse di destra,centro o snistra.Non è una costituzione liberal-democratica in quanto vieta la competizione di forze politiche in competizione programmatica fra loro. ed allora ” la Spagna è uno stato socialee di diritto che propugna come valori superiori del suo ordinamento giuridico la libertà, l’uguaglianza ed il pluralismo politico”

  2. Certo che una repubblica basata sulle libertà individuali non sarebbe stata malvagia come idea… anzi.

  3. beh, non che fosse sbagliato riformare l’articolo uno, sostituendo lavoro con liberta’ individuali

  4. luciano pontiroli scrive:

    Caro giovanotto, studi, studi e continui a studiare! La motorizzazione si è diffusa in URSS quando la FIAT stabilì un impianto a Togliattigrad, molti anni prima dell’avvento di Gorbaciov e della crisi del sistema sovietico: seguendo il filo del suo discorso, potremmo dire che la FIAT ha insegnato ai sovietici come si costruisce l’automobile (forse, da allora, non ha fatto molti progressi, potrebbe dire qualcuno, ma è un’altra storia).
    Più seriamente: perché qualifica Berlinguer come “uno dei più grandi uomini politici della storia d’Italia”? fu indubbiamente popolare presso il “popolo di sinistra”, come si diceva allora, cercò di emanciparsi dalla tutela sovietica, ma non riuscì a fare assumere al suo partito una vocazione socialdemocratica che avrebbe forse prevenuto il marasma in cui ci troviamo.

  5. lodovico scrive:

    mi scuso, mi accorgo di aver cancellato una parte di scritto: ed allora “adde” meglio adottare l’art.61 della costituzione spagnola che recita: la spagna…….

  6. Andre scrive:

    C’era proprio necessità di scrivere un pamphlet su questo tema? Un articolo un pò ripetitivo e banalotto, ma forse ti do contro solo perchè sei comunista…
    P.S.
    Servirebbe un’esegesi di questo “Lavoro” nella Costituzione. Forse forse era davvero di impostazione comunista, e di quella della peggior specie?

  7. creonte scrive:

    i commenti dimostrano della necessità di questo articolo. gente che si lamenta dei comunisti e poi non ha alzato un dito all’epoca delle vendite delle aziende di stato (telecom…)

  8. Dott. Sergio HaDaR Tezza scrive:

    L’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana è quanto di più ridicolo si potesse concepire da parte di chi stava ricostruendo la verginità ai fascisti – come fece NON SOLO MA ANCHE Palmiro Togliatti, scegliendo Gaetano Azzariti, Presidente del Tribunale della Razza per la Banda Criminale “Mussolini & C.”, come suo braccio destro (sí, di Togliatti allora Guardasigilli) al Ministero di Grazia E Giustizia!
    È l’ennesima riprova di quanto l’Italia sia una repubblichetta (“un povre pays, pas un pays povre” per citare De Gaulle); tutto meno che una cosa seria; in posto che non ha mai superato il medioevo ma ci ha costruito raffazzonatamente sopra, e in cui infatti vi sono decine di migliaia di leggi inutili, superate in quantità solo da quelle che, pur essendo presenti nei tomi ancora in vigore, nessuno osserva (compresi i divieti di sosta e di fermata!).
    L’Art. 1 è l’esempio lampante: quale lavoro? Forse sostituendo alla parola lavoro le parole “evasione fiscale” o “disoccupazione”, oppure “false invalidità” (a decine di migliaia!) si sarebbe più seri!
    “Liberty” non a caso è presente nella Constitution di un paese serio, ma non in quella italiana…

  9. Dott. Sergio HaDaR Tezza scrive:

    Dimenticavo di dire: all’alba del XXI Secolo, dopo le decine di milioni di morti per mano comunista, essere comunistofobi è il minimo!

  10. Mi scusi signor Sergio HaDaR Tezza, ma lei ne fa una questione di quantità o una questione di qualità?
    Sa io ho molta difficoltà a distinguere tra la protervia del più forte che si prende la responsabilità, anzi il diritto, di far fuori persone a manciate sia questo stalinista, nazista, giapponese, americano, arabo, israeliano, hutu, bianco, nero o giallo; che abiti nel nord o nel sud del mondo a est come a ovest; che si giustifichi in odrine a fondamentali principi religiosi, politici o economici.
    Quanto a dire: si ragiona del presente o vogliamo continuare a risalire a piacere al passato remoto più comodo? Vogliamo guardare alle responsabilità di oggi o dobbiamo risalire alla fondazione di Roma?
    Che forse all’alba del XX secolo quando quelli con le parole Libertà e Felicità personale nella Costituzione finivano di estinguere i nativi americani portavano libertà e felicità personale?
    Quante belle storie abbiamo da raccontarci.

  11. Charly scrive:

    La comunistofobia è solo un mezzo per compattare posizioni fra loro non conciliabili se non antitetiche, si veda socialisti o (presunti) liberali. Serviva un nemico in modo da scatenare la logica di branco: i comunisti. Ma avrebbe potuto essere il perfido banchiere, l’alieno o i nerds. La cosa buffa è che fanno lo stesso a sinistra con Berlusconi. Due fazioni di ultrà armati e pronti allo scontro, sempre e comunque. Che pena.

  12. step scrive:

    Beh, in un sito di libertari la comunistofobia mi sembra sia cosa normale, sarebbe strano il contrario. :-)

    Un conto è la fobia per le persone (e questa è una mostruosità per un liberale), un altro conto è la fobia per un’ideologia, nella fattispecie un’ideologia totalitarista. In quest’ultimo caso la fobia è una cosa istintiva e “sana”. Peraltro in Italia, paese a comunismo reale, la comunistofobia è dovuta. Sia perché è il sistema ad essere socialistoide nelle fondamenta, sia perché la gran parte dei vertici della sinistra è composto da post-comunisti: non c’è stato un ricambio nella dirigenza (D’Alema, Bersani…).

    Io poi, almeno qui in Toscana, tutta questa comunistofobia non la vedo, anzi. Se “osi” mettere in discussione vecchi tabù vieni discriminato. Anche se uno si limita a criticare gli aspetti più negativi del comunismo, viene comunque guardato con sospetto. Mentre viceversa se critichi il cattivone Berluskaiser, sia pure da posizioni non di sinistra, godi di un pregiudizio favorevole. Questi sono fatti, con i quali mi scontro quotidianamente. Poi è certamente vero che il Berlusca ha saputo trarre anche dei vantaggi da questa mentalità “dicotomica”. Ma questo è un altro discorso.

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