Parassita e disonesto. Come il Governo

di SIMONA BONFANTE – Parassita l’evasore? E come lo definiamo allora il governo che con quel parassita prima ci scende a patti, concorda le condizioni per il rientro nella legalità, ci ricava su un microscopico gruzzoletto che ovviamente manco il tempo di incassare che già finisce sprecato in spesa ipocritamente definita ‘pubblica’, e poi… 
E poi, visto che con tutti gli scudi e i condoni e i rastrellamenti fiscali e i contributi di pseudo-solidarietà ed i prelievi forzosi e quella miriade di altri ormai insostenibili fardelli fiscali, la insanabile voragine rimane insanabile (dacché nessuno tra gli impegnati nei governativi offici si preoccupa di chiuderne il fondo), beh, allora cambia idea, cioè si rimangia il patto, unilateralmente. O quanto meno ci prova, ma moralmente la differenza qual è?
Ecco, l’evasore sarà pure un parassita, ma lo Stato allora cos’è? Un disonesto, un truffatore?
Fate voi. Comunque sia, ubi maior

Pare però non ci sia modo, stavolta, di farglielo lo scherzetto agli scudati. Quello che si ipotizza allora è un nuovo scudo, cioè una nuova allettante proposta a quei parassiti in action che sono gli esportatori di denaro in regimi fiscali meno cialtroneschi del nostro. Una proposta un tantino meno generosa dell’ultima, quella che si è appunto tentato di vergognosamente manipolare. Ma lasciamo perdere i dettagli perché il problema qui è un altro. Ditemi, secondo voi chi si potrà ancora fidare di uno Stato che per tramite di un suo governo definisce accordi, li sottoscrive, li onora fino a un certo punto e poi d’emblée dice che non valgono più? Ecco, di uno Stato così non si può fidare proprio nessuno.

Infatti, se anche lo facessero davvero lo Scudo bis, scommetto che stavolta di dané disponibili al rimpatrio ce ne sarebbero pochini, ancora meno di quelli dell’altra volta. Figurarsi, con la disinvolta cialtroneria dei decisori italiani, rischi davvero che alla fine quei soldi ti vengano espropriati. Per ragioni di solidarietà, magari!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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