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“La Germania di Angela Merkel”, libro o rivista di politica?

– Neanche mezzo milione di italiani conosce il tedesco. Un numero ancora inferiore lo parla regolarmente. L’approfondimento sulla Germania è sistematicamente espunto dai notiziari e relegato oltre la quindicesima pagina sui quotidiani. Eppure, negli ultimi tempi, complice anche la crisi dell’Eurozona e i secchi Nein con cui la Germania ha rifiutato di fare da prestatore di ultima istanza, la curiosità e l’interesse intellettuale per lo spazio germanofono sono carsicamente riemersi.

A coprire in parte il vuoto di informazione ci hanno pensato, dunque, Silvia Bolgherini e Florian Grotz con “La Germania di Angela Merkel”, edito da Il Mulino in collaborazione con l’Istituto di ricerca Carlo Cattaneo (pp. 304, € 23).
Si tratta di un piccolo manuale, a metà tra il saggio scientifico e il reportage giornalistico. L’impronta politologica è netta. Diviso in due parti, una dedicata all’esperienza di Große Koalition (2005-2009) e l’altra ai primi passi del nuovo esecutivo, il libro si compone di dieci diversi articoli scritti da scienziati politici italiani e tedeschi. Il tentativo, solo parzialmente riuscito, è di dare qualche strumento in più rispetto alla stampa generalista per poter ragionare sull’operato del Cancelliere tedesco Angela Merkel.

Le vicende essenziali dell’ultimo lustro sono filtrate dalla lente di rigorosi studi empirici, per buona parte di natura elettorale, che offrono un’analisi accurata delle dinamiche politiche ed istituzionali. L’esame delle consultazioni del settembre 2009, in particolare, riesce nell’obiettivo di individuare le principali tendenze di cambiamento nel famigerato modello elettorale tedesco: il peso decrescente dei due partiti popolari (socialdemocratici e democristiani), l’aumento dell’astensione, l’endemica instabilità di un assetto pentapartitico.

Le ricerche finiscono tuttavia per essere come giustapposte le une alle altre, senza che i neofiti dell’argomento siano messi nelle condizioni di capire le ragioni profonde dei singoli compromessi o dei tanti fallimenti della grande coalizione tra SPD e CDU. Manca cioè un fil rouge, uno sguardo d’insieme in grado di legare le diverse trattazioni. Tutto è eccessivamente condito da numeri e statistiche.

Anche la scelta dei temi su cui concentrarsi appare discutibile. I curatori prediligono una densa analisi (politologica e non giuridica) della riforma federale, il cui esito di contenimento del potere del Bundesrat – l’assemblea degli esecutivi regionali- risulta ad oggi estremamente controverso, come d’altra parte ammette anche l’autrice Julia von Blumenthal. Il lungo indugiare sulle elezioni di medio termine nei singoli Länder, pur importante, non fa che spostare il baricentro dalla signora Merkel allo scacchiere partitico tedesco, intorno al quale i saggi scientifici già abbondano.

La figura del Cancelliere, pur essendo richiamata nel titolo e sulla copertina, compare infatti solo marginalmente, senza che al lettore sia dato comprendere in quale misura “la Germania di Angela Merkel” si differenzi da quella del predecessore. Poco o nulla si dice sulla sua ascesa, sulle ragioni del suo successo, sulla miscela di tatticismo e opportunismo che ha accompagnato le sue scelte in tempi di crisi.

Anche le riforme del gabinetto rosso-nero sono asetticamente liquidate nel capitolo iniziale e in un ripetitivo bilancio finale, quasi che fosse sufficiente un elenco di poche pagine per dare conto di una legislatura estremamente complessa e travagliata. Mercato del lavoro, sanità, risanamento del bilancio avrebbero insomma meritato un capitolo a sé e non qualche riga pro-forma. La sensazione è che si sia rimasti in superficie, senza scavare a fondo. Il libro, così impostato, produce in definitiva un effetto estraniante: la precisione estrema nel riportare le percentuali dei partiti e le sigle dei documenti legislativi del Bundestag si scontra con la vaghezza con la quale si affronta il tema della risposta di Berlino alla crisi finanziaria nel 2008.

Non molto diversa la seconda parte, riservata al governo democristiano-liberale insediatosi nel novembre del 2009. Il lettore viene subito investito da una mole di numeri, nomi, tabelle e sigle, cui non fa però riscontro un esame sostanziale ed altrettanto approfondito degli argomenti che hanno fatto da sfondo alla campagna elettorale. L’agonia di Opel e più in generale la crisi del settore auto non compaiono neppure fra le righe. Neanche il dibattito sul sistema fiscale e quello sul phase-out dal nucleare trovano spazio nel saggio di Giorgia Bulli. Tutto si riduce ad un commento puramente quantitativo sui flussi elettorali e sulle trasformazioni interne allo spettro partitico tedesco.

Più che un libro sulla “Germania di Angela Merkel”, insomma, questa pubblicazione ricorda, sic et simpliciter, una rivista di analisi elettorale dedicata alla Repubblica federale.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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