– In questa settimana ferragostana sarà capitato a molti di notare i due controversi spot dell’agenzia delle entrate contro l’evasione fiscale trasmessi sulle reti RAI. Come spesso accade con questioni particolarmente sentite, l’opinione pubblica si è divisa in un fervente dibattito che ha trovato ampio spazio sulla stampa ancor prima che gli spot entrassero nel palinsesto.

Se da un lato il senso comune indurrebbe a lodare l’iniziativa, dall’altro vi sono valide argomentazioni per criticare la scelta dell’agenzia delle entrate. La battaglia all’evasione, specialmente in momenti di grande austerity, è sacrosanta; tuttavia occorre evitare di cadere nel luogo comune che considera avversi alla propaganda in atto soltanto i “furbetti del quartierino” e i soliti egoisti che vorrebbero pagare meno e gozzovigliare di più.

La campagna, con la sua esortazione a richiedere la ricevuta fiscale, più che combattere la grande evasione dei redditi elevati, contribuisce a permeare il paese di un clima di tensione e odio sociale; una sorta di caccia alle streghe fiscali, ove il nemico pubblico non è più il solito ignoto con la Ferrari, bensì il piccolo commerciante di quartiere, reo di non aver rilasciato lo scontrino.

Piuttosto che demonizzare l’evasore fiscale e ridurlo a stereotipo, dandogli un volto e attribuendogli “lombrosianamente” determinati connotati fisici, bisognerebbe comprendere le cause che inducono – e talvolta costringono – il cittadino medio a evadere o eludere il fisco. La miopia di un regime a elevata pressione fiscale è tale da non comprendere come la vera causa dell’evasione non sia da individuare nell’egoismo dei singoli, bensì nell’impossibilità di garantire un futuro a sé stessi e alle proprie attività. Evadere è un rischio che nessuno correrebbe se traesse maggiore giovamento dal tenere i conti in regola.

Non è certo colpa dell’evasione fiscale se, come ben scritto da Gramellini sulla Stampa, in Italia si pagano tasse svedesi per servizi centrafricani; tanto meno si possono ricondurre all’evasione le cause dell’attuale crisi del debito pubblico. Il valore della tassazione è apprezzabile soltanto quando al prelievo fiscale corrisponde una pari qualità dei servizi. L’unico sistema per aumentare il gettito in modo equo è diminuire la pressione fiscale, in modo da mettere tutti nelle condizioni di poter pagare e al contempo rendere l’evasione meno conveniente della legalità. Le tasse potranno anche ripagare tutti con i servizi come sostiene lo spot, ma le imprese necessitano anche e soprattutto di una disponibilità di capitali tale da coprire le spese e permettere gli investimenti per la crescita.

In tutto ciò, gli spot contro l’evasione hanno l’ulteriore demerito di rendere ancora più triste e austera questa malinconica e surreale estate di crisi e incertezza. Se sono questi i presupposti del cambiamento che dovrebbe indurre la manovra economica, tanto vale rimpiangere il defunto Padoa Schioppa e le sue tasse bellissime.