Google strapaga Motorola. Quando l’acquisto è la miglior difesa

di PIERPAOLO RENELLA – La decisione di acquisire a peso d’oro uno storico – e forse un po’ bollito – produttore di apparecchiature wireless rappresenta l’ultimo atto di Google nella guerra dei brevetti per smartphone, il business del momento, il settore centrale del capitalismo digitale.

Nella difficoltà di ripercorrere in questa sede tutte le fasi della vicenda, appunteremo l’attenzione sugli snodi più recenti di quella che è essenzialmente una battaglia legale avviata da Apple, Microsoft e Oracle, coalizzati per frenare l’avanzata di Android, il sistema operativo per smartphone e tablet più diffuso al mondo, che nel secondo trimestre del 2011 ha raggiunto una quota di mercato del 43,3%. Alla base del successo di Android c’e’ la sua natura di piattaforma open, basata su kernel Linux, distribuita gratuitamente.
La vicenda è molto articolata ma in buona sostanza i principali concorrenti di Android, tra cui Apple (con iOs) e Microsoft (con Windows Phone 7) stanno cercando di ottenere per vie legali l’imposizione di una tassa per ogni Android attivato. Potremmo discutere a lungo sul fatto che la competizione per acquisire nuovi clienti si stia spostando dal mercato – quello vero, fatto di innovazione tecnologica e marketing – alle aule di tribunale ma la realtà è che se oggi un’azienda vuole competere nell’arena della telefonia mobile, senza disporre di una vasta gamma di brevetti, è a dire poco svantaggiata. La decisione di svenarsi per gli oltre 17 mila brevetti di Motorola (più i 7.500 pendenti) si fonda su quest’assunto.

L’antefatto. Nel giugno scorso Google, che dispone di liquidità per 39 miliardi di dollari, in occasione dell’asta per l’acquisizione dei 6.000 brevetti della fallita Nortel, è stata spazzata via da un’offerta di importo cinque volte superiore ai suoi 900 milioni, presentata da una cordata di sei aziende capitanata da Apple e Microsoft. Questo solo per avere un’idea del livello di isteria raggiunto dalla domanda sul mercato.

Il fatto. Perse le licenze di Nortel, a Mountain View hanno deciso di utilizzare parte dell’enorme liquidità per scoraggiare eventuali offerte rivali su Motorola, offrendo 12,5 miliardi di dollari in contanti. Il produttore di apparecchiature wireless di Libertyville (Illinois) è stato valutato 32 volte il margine operativo lordo del 2010. E’ la valutazione più costosa da quando Intel offrì 43 volte il Mol per DSP Communication nel 1999. “Motorola ha un robusto portafoglio di brevetti che contribuirà a proteggere Android dalle minacce anticoncorrenziali di Microsoft, Apple e altri”, così giustifica l’oneroso takeover il CEO Larry Page, nel conference call del 15 agosto. Cosa potrebbe accadere in concreto: se Apple o Nokia o altri concorrenti infrangono brevetti di Motorola, Google può concedere le licenze sulle tecnologie interessate in cambio della chiusura del contenzioso sul fronte Android. Una transazione in piena regola.
A questo punto, qualcuno potrebbe essersi già chiesto: 12,5 miliardi di dollari (circa 8,7 miliardi di euro) per una transazione, con l’onere di dover integrare un’azienda decotta… non sono un po’ troppi? La storia di Google è una storia di talento con la T maiuscola e di innovazione tecnologica a ciclo continuo, senza una strategia aziendale rigidamente predeterminata. Da grande “Ikea dell’informazione”, nel tempo si è trasformata in una straordinaria piattaforma tecnologica dove convivono diverse linee di business. Ora il punto davvero cruciale è che l’operazione “Moto” è percepita più come una mossa difensiva che non come l’ennesima sfida al mercato. Per sopravvivere e continuare a competere con gli smartphone rivali, il “Golia” della ricerca online si è visto costretto a strapagare Motorola e ad entrare massicciamente nella produzione di hardware.

Il passo successivo – che molti analisti danno quasi per scontato – potrebbe essere quello di rilanciare “Moto”, facendone un marchio privilegiato rispetto agli altri produttori di telefoni che hanno adottato Android (Samsung e Htc su tutti). Scott Kessler di Standard & Poor’s merita la citazione per esser stato il primo degli analisti a rivedere drasticamente il giudizio su Google, portandolo da “buy” a “sell”. Il mercato osserva, vuole capire meglio, per elaborare stime corrette dei rischi dell’operazione, anche in relazione alle possibili reazioni dell’Antitrust.

In conclusione, c’e’ appena lo spazio per operare una breve osservazione sulla ripresa delle fusioni/acquisizioni (M&A) su scala mondiale nel 2011: 16. 595 operazioni da inizio anno (5,8% sul 2010), per un controvalore complessivo di 1600 miliardi di dollari circa (+27,6% sul 2010). Il libero mercato è anche questo.


Autore: Pierpaolo Renella

Nasce a Chieti, 18 anni dopo Sergio Marchionne. In seguito si trasferisce a Milano e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra nell’industria bancaria, senza più uscirne: prima negli Stati Uniti, poi in Italia, con esperienza in varie attività del mercato dei capitali, dal securities lending ai prodotti strutturati derivati dall’azionario. Liberale sui generis (non è attaccato al denaro), Crociano e Boneschiano in gioventù. Formula politica preferita: non unione di forze laiche, ma unione laica di forze. Massima filosofica: la verità ti rende libero, quando avrà finito con te!

8 Responses to “Google strapaga Motorola. Quando l’acquisto è la miglior difesa”

  1. pippo scrive:

    Tutto questo succede negli Stati Uniti d’America.
    Nella Unione Europea cosa succede?

  2. Integro l’articolo con qcosa di molto interessante.

    L’autorevolissimo Fabrizio Capobianco – forse il migliore imprenditore italiano nella Silicon Valley – sostiene che dopo l’operazione “Moto”, Android cesserà di esistere come sistema oprativo “open”. E’ questa l’opinione maggioritaria, la più intuitiva. Il management di Google ha smentito questa ipotesi, per bocca di Daniel Alegre, presidente della divisione Asia-Pacifico di GOOG: “la piattaforma Android ha avuto successo proprio per la sua apertura agli sviluppatori esterni e continuerà ad essere una open platform”. Nel caso avesse ragione Fabrizio, sarebbe un brutto colpo per Samsung e HTC, i due maggiori produttori asiatici di smartphone.

  3. @ Pippo

    Presto detto: da parte dei governi – quello italiano in particolare -c’e’ stata una risposta insufficiente alla crisi del debito sovrano. Ciò ha ulteriormente indebolito la fiducia e le prospettive di un’efficace azione di risanamento della finanza pubblica. Il risultato è duplice: aspettative negative e stallo dell’economia di euro-zona, come si evince già dai dati sul Pil tedesco dell’altro ieri.

    Spero di esser stato sufficientemene chiaro e leggibile.

  4. pippo scrive:

    Motorola utilizzerà esclusivamente Android
    e lo useranno anche altre aziende di hardware per i dispositivi mobili.

    Apple continua per la sua strada anche per altri prodotti non dispositivi mobili.

    Microsoft cercherà di convincere le aziende di dispositivi mobili a pagare per il suo sistema operativo, forse si comprerà Nokia per non fargli usare altri sistemi operativi concorrenti.

    A tutte le aziende che costruiscono dispositivi mobili conviene adottare Android o altro sistema operativo libero e aperto per non pagare il pizzo ad un concorrente.

    Ma quali aziende in Unione Europea possono affrontare questo mercato libere da pizzo? a parte Nokia ora legata a Microsoft quale grandi aziende di elettronica di consumo? nuove entranti?

  5. Pippo, quello che tu chiami pizzo è una fee o royalty che dir si voglia per l’utilizzo dell’OS?

  6. Impeccabile e denso di infomazioni come sempre. Concordo con l’impostazione dell’articolo. Dalla produzione di mezzi a mezzo di merci l’era post industriale produce servizi a mezzo di servizi, ora siamo in una fase post_post dove si producono servizi a mezzo di merci. Il servizio sara’ sempre piu’ embedded per estrarne valore. Ha iniziato apple continua google. Una chiave interpretativa? Quali altre mosse in questo senso?

  7. Stefano: Grazie!!!
    In effetti sembra essere quella la strada, almeno nel mercato dei device. Servizio sempre più immerso nell’apparecchiatura. Anche Microsoft con Nokia sta seguendo quella strada.

    Ti segnalo questa opinione di un imprenditore ITALIANO molto smart. Il titolo del post abb eloquente, “The end of Android as we know it”:

    http://www.fabcapo.com/

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