Pisapia non ci pensa due volte a tassare Milano

– A due mesi dall’insediamento, la giunta di Giuliano Pisapia ha introdotto l’addizionale comunale Irpef, che a Milano finora non c’era mai stata. Con un’aliquota bassa e una soglia d’esenzione alta, ma in gran fretta. La migliore analisi della questione è, credo, quella del consigliere comunale di Fli, Manfredi Palmeri, quando in aula ha fatto notare che “imporre nuove tasse deve essere l’estrema ratio e non la prima ratio”.

Non è l’unica mossa della nuova giunta. A settembre scatterà l’aumento (già deciso) del biglietto dei mezzi pubblici urbani (resteranno invariati gli abbonamenti), poi, stando ai rumors, toccherà all’aggiustamento della Tarsu (una delle poche voci, se non l’unica, che i comuni possono attualmente aggiustare), alla revisione del catasto immobiliare (per recuperare un maggior gettito di Ici) e a chissà cos’altro.

Partiamo da un dato di fatto: il bilancio del comune di Milano non è così solido come si potrebbe credere. La maggioranza di Pisapia parla esplicitamente di rischio sforamento del Patto di Stabilità nel 2012, il centro-destra fa pensare che Pisapia in questo abbia ragione visto che aveva preparato un bilancio che si “auto-salvava” con la vendita delle quote di Sea (che gestisce Linate e Malpensa) e Serravalle (che gestisce la Milano-Genova e le Tangenziali milanesi).

Ma il neo assessore al bilancio Bruno Tabacci, che non fa parte della maggioranza politica vittoriosa alle elezioni essendo un parlamentare dell’Api, ha rapidamente stabilito che conveniva aumentare le tasse piuttosto che vendere quelle quote. Per spiegarlo, oltre al celebre “Non posso rapinare una banca, ha usato un paragone che a me non sembra azzeccato: “Nessuna famiglia, per ripianare il proprio debito, venderebbe i gioielli che possiede”. A parte il fatto che non trovo scandaloso vendere i propri gioielli e anzi conosco famiglie che l’hanno dovuto fare (ad esempio la barca o un appartamento di lusso), la differenza morale tra la famiglia e l’Ente pubblico è palese: la prima, per aumentare le proprie entrate, cercherà nuove occasioni di lavoro per i suoi membri; il secondo, per fare la stessa cosa, dovrà aumentare la base imponibile e/o le imposte. La famiglia che aumenta le entrate fa crescere l’economia del Paese, lo Stato che aumenta le proprie entrate la fa tendenzialmente deprimere.

Al di là di questo, la mia battaglia interna si mostra sempre meno risolvibile quando scorro l’elenco delle addizionali Irpef applicate nei comuni italiani. Tra i capoluoghi lombardi soltanto Brescia resta senza addizionale: Sondrio 0,8% (esenzione 10mila), Varese 0,7%, Bergamo 0,6%, Pavia 0,58 (esenzione 12.500), Monza 0,5%, Mantova 0,4%, Lecco 0,3% (esenzione 10mila), Lodi 0,2%, Como 0,2%, Cremona 0,15%.

In alcuni di questi casi (ad esempio a Bergamo) si prevede, tramite il reddito Isee, di restituire qualcosa a chi non guadagna molto.

A Milano l’aliquota sarà dello 0,2% con esenzione a 33.500 euro e 1,5 milioni di euro di bonus da distribuire ai nuclei (attenzione, non “famiglie” ma “nuclei”) che pagheranno l’addizionale ma hanno anziani e/o disabili a carico. Quindi, analizzata relativamente al resto del Paese, la situazione del capoluogo lombardo non pare così tragica: è stato calcolato che il 70% dei milanesi non pagherà nulla.

Ma il vero problema sta nel fatto che si rinuncia a non servirsi di uno strumento di tassazione, e si sa che in questi casi difficilmente si torna indietro. I gruppi di centro-destra (Pdl, Lega Nord e Milano al Centro), prima della maratona in consiglio, avevano esemplificato alcuni punti di bilancio su cui poter intervenire. Vediamoli in sintesi.

Primo. Le spese correnti “obbligatorie” del comune ammontano a 2 miliardi e 50 milioni di euro. Oltre a queste, tra le spese correnti vi sono altri 200 milioni di euro “discrezionali”, sui cui si può tagliare.

Secondo. Il ricavo dai locali che McDonald’s lascerà in Galleria Vittorio Emanuele sarebbe di circa 3 miliardi di euro. Le buste con le offerte sono già arrivate (tempo fa si parlava di un Apple Store), ma l’amministrazione non le ha ancora aperte.

Terzo. Da oneri di urbanizzazione dovrebbero arrivare 130 milioni di euro, di cui ne sono stati incassati per ora 50 con garanzia su 110. Ne mancano all’appello 20 a causa del blocco del Pgt della vecchia giunta. Questo non è chiaramente un argomento solo contabile ma anche politico, nel senso che consegue alla scelta politica di bloccare un piano urbanistico che, evidentemente, non è condiviso dalla nuova amministrazione.

Quarto. Dal condono edilizio dovrebbero arrivare 40 milioni di euro, ma ne sono stati incassati solo 17 perché nel frattempo (questa è l’accusa del capogruppo del Pdl Carlo Masseroli) è stato rimosso il dirigente esterno che se ne occupava. Restano 23 milioni ancora da recuperare.

Dopo queste cifre, occorre ricordare che il gettito dell’addizionale sarà di 35 milioni di euro. Ne valeva la pena?

E’ anche vero che il governo non dà un ottimo esempio: mentre rimanda ancora decisioni per favorire la crescita economica, tocca le pensioni e la spesa sanitaria, disattendendo peraltro non soltanto promesse elettorali ma anche il congelamento dei ticket stabilito appena si è insediato.

Ai cattivi esempi non sfugge nemmeno il centro-destra locale. A Segrate, per esempio, alle porte di Milano, nel 2010 l’aliquota dell’addizionale era dello 0,2%. Per il 2011, la giunta Pdl-Lega ha introdotto una esenzione totale fino a 15mila euro di reddito, poi l’aliquota dello 0,2% fino a 26mila euro e dello 0,4% oltre tale soglia. Questo mentre dai banchi dell’opposizione di Palazzo Marino, a pochi chilometri di distanza, gli stessi partiti si lamentavano che 33.500 euro fosse un’esenzione troppo bassa.

E la situazione si fa tragicomica sul biglietto del tram. A Milano aumenterà da 1 euro a 1,50 euro e il centro-destra grida allo scandalo, ma a Monza il centro-destra l’ha appena aumentato da 1 euro a 1,30 euro. L’assessore monzese Simone Villa spiega l’aumento sostenendo che “non era più possibile rimandare gli aumenti delle tariffe, ferme da 3 anni”, cioè dal 2008, ma a Milano erano ferme dal 2002 e qui il centro-destra grida alla stangata. E sempre Villa argomenta che “I tagli dalla finanziaria hanno colpito particolarmente il trasporto pubblico. Alla Regione Lombardia sono mancati 58 milioni di euro che ha dovuto integrare con una manovra tariffaria straordinaria attuata in due fasi, aumentando le tariffe fino a un massimo del 20%”. Il suo omologo milanese Pierfrancesco Maran, del Pd, ha detto più o meno le stesse cose, attribuendo al governo la colpa degli aumenti tariffari: “Quest’anno abbiamo avuto 37 milioni di euro di tagli sul trasporto pubblico locale. Poi il governo ha in parte restituito le risorse sui trasporti ma prevedendo sanzioni per chi non procede ad aumenti tariffari di almeno il 20%”.

Confesso la difficoltà nel capire se il giro di tagli, controtagli e condizioni imposte da Tremonti o da Formigoni è esattamente come lo descrivono due assessori alla mobilità di due diversi schieramenti. Questa storia insegna però due cose. La prima è che la classe politica locale tende a parlare e agire a seconda della convenienza e se si trova in maggioranza o in minoranza, contraddicendo magari il compagno di partito che, nel comune a fianco, prende esattamente le stesse decisioni.

La seconda è che, comunque si giudichi l’introduzione dell’addizionale Irpef, la giunta di Pisapia non parte bene. Non fa sforzi infiniti pur di recuperare i soldi mancanti da tagli alle spese inutili o recuperando mancati introiti, ma innanzitutto esercita il potere impositivo. Come diceva Palmeri, l’estrema ratio diventa la prima ratio.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

One Response to “Pisapia non ci pensa due volte a tassare Milano”

  1. Gigi scrive:

    Complimenti. Bell’articolo.
    Equilibrato, sereno ma anche dettagliato.
    Spero di leggerti ancora.

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