Il ‘risanamento’ o è morale o non è. La manovra arraffa, ma non risana

di CARMELO PALMA – La manovra bis varata ieri dal governo non somiglia a quella richiesta da Bruxelles e Francoforte. Per la crescita si sarebbe dovuti passare da interventi – come usa dire – strutturali sull’efficienza del settore pubblico. Le misure sulla previdenza, che il governo ha accantonato e sul mercato del lavoro, che il governo ha “devoluto” alla contrattazione tra le parti sociali, non sarebbero state utili solo per riequilibrare il sistema delle tutele, ma per abolire un potentissimo disincentivo al lavoro e all’investimento.

Se l’Italia non cresce, è anche perché non merita di crescere. Perché chi vuole lavorare di più e meglio, è poco più di un figliastro, e non un figlio prediletto. Perché appare più “sociale” garantire i rentier del welfare,  che quanti ne sono ingiustamente esclusi. Perché i poveri veri sono sopravanzati dai poveri finti, che della povertà e del suo uso politico usurpano il titolo e il vantaggio.

Quando si parla del risanamento del Paese, bisognerebbe guardare alla natura non solo economica, ma morale della malattia. Per risanare un Paese che la spesa e la regolamentazione pubblica non ha unito, ma diviso, il più gigantesco “costo della politica” è rappresentato dalla distorsione del rapporto tra cittadini e istituzioni. I rapporti di forza sul piano politico assicurano condizioni economiche di vantaggio alla corte elettorale del potente. Così funzionava la prima Repubblica, così funziona anche la seconda, in articulo mortis.

Ieri il governo si è rassegnato a fare quanto – a sentire il premier – non avrebbe mai voluto: mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma si è ben guardato dal mettere mano a ciò che avrebbe dovuto per consegnare – e non solo ai mercati – l’immagine di un Paese meno disperato e più consapevole. Questa manovra arraffa, ma non risana. Colma, con un anno di anticipo, il buco. Ma ne scava di altrettanto profondi nell’anima del Paese, facendolo sempre più persuaso che l’unica alternativa che la politica consente sia tra il far torto e il patirlo.

“Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su una falsa strada: la quale non può che condurre se non al precipizio. Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale.”

Lo scriveva Luigi Einaudi nel 1942. Ma sembrava parlare dell’Italia di oggi.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Il ‘risanamento’ o è morale o non è. La manovra arraffa, ma non risana”

  1. Elle Zeta scrive:

    Il punto è che l’intervento non solo arraffa, ma tenendo conto del disinteresse che essa mostra verso le riforme per la crescita, è prodromica ad ulteriori manovre che il perdurare della crisi provocherà in seguito allo stagnare dell’economia. E tra l’altro, il metter mano ai meccanismi degenerativi della spesa continua ad essere attività disattesa.

  2. lodovico scrive:

    Quando gli “amici del mondo” nel 56 tennero un convegno sui problemi della scuola Salvemini ne criticò l’ampiezza eccessiva del tema:chi troppo abbraccia nulla stringe. L’appunto di Einaudi qui riportato fa parte di quei discorsi generali anche se, da liberale, sapeva che intervenire sulla sfera morale e spirituale della nazione è un problema non risolvibile. E se il presidente della Repubblica invita ad una manovra che tenga anche in considerazione i desiderata delle opposizioni, tutti quei temi e le loro risoluzioni saranno posticipati a tempi sempre futuri e rimane solo la grandezza dell’espressione di Bersani: chi più ha più deve……ecco che si spigano le liberalizzazioni da questi attuate. ed allora invito lei ed il FLI a trovare soluzioni su singoli problemi che potranno esser attuate attraverso il coinvolgimento della maggioranza eo opposizioni e ricomporre quella idea di stato che, come ogni organismo vivente,abbisogna ogni giorno di nuove motivazioni,interessi, aggiornamenti ma non rivolgimenti

  3. daniele burzichelli scrive:

    Caro Carmelo,
    la manovra è alimentanta dall’odio per chi lavora (contributo di solidarietà), per chi finanzia il lavoro (tassazione al 20% sulle rendite finanziarie) e per le giovani generazioni (che non avranno mai pensione e tfr).
    Ed è alimentata dall’amore per chi possiede e non fa nulla (no alla patrimoniale), per chi, seppure giovane e idoneo al lavoro, vuole bivaccare tutto il giorno alle spalle degli altri (no a interventi reali sulle pensioni) e per chi presta il denaro a chi lo brucia (tassazione ferma al 12,5% sui titoli di Stato).
    E’ ovvio che Einaudi ha ragione e che l’economia è una sovrastruttura dell’etica (oppure l’inverso; comunque non cambia molto, l’importante è capire che le due cose sono strettamente connesse).
    Ed è anche ovvio che il problema spirituale e morale dell’Italia non consiste solo in Berlusconi o in quest’ultima manovra (basti pensare alle reazioni del PD o dei sindacati).
    Forse, però, bisognava rendersi conto che il problema era spirituale e morale un attimo prima di votare i condoni per gli evasori e le sanatorie per chi distrugge il territorio.
    O no?

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