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Carcere per tutti, la barbarie giuridica della pena

– Giustizia Relativa e Pena Assoluta di Silvia Cecchi  è la seconda recensione pubblicata da Libertiamo.it nell’ambito della rubrica agostana dedicata alle edizioni di Liberilibri.

Seguiranno:

Sui Libri Malvagi, una miscellanea di saggi sulla libertà di stampa a cura di Aldo Canovari – 20 agosto;

Passato e Futuro delle Scienze Sociali di Joseph A. Schumpeter – 27 agosto.

Buona lettura.

Marco Pannella, in seguito alle “straordinarie acquisizioni” ottenute nel corso del convegno Giustizia! Nel nome della legge e del popolo sovrano sulla riforma della giustizia italiana e la crisi delle carceri svoltosi a Roma il 28 e 29 luglio, ha momentaneamente interrotto lo sciopero della fame che portava avanti dal 20 aprile scorso per protestare contro il sovraffollamento degli istituti di pena, ma che riprenderà “presumibilmente” presto.

E in un momento come questo, in cui il dibattito sulle condizioni delle carceri italiane si infiamma, in cui unanime si leva la voce delle istituzioni e delle più alte cariche dello Stato sulla necessità di una grande Riforma della Giustizia e sull’urgenza di una risoluzione della drammatica situazione carceraria, esce in libreria un saggio di Silvia Cecchi, Giustizia relativa e pena assoluta, che contiene una tesi alquanto originale e degna di attenzione.

Accanto alla questione puramente “logistica” e al sovraffollamento, esiste un altro problema che sta addirittura a monte delle condizioni di vita disumane negli spazi carcerari, e che Silvia Cecchi in questo saggio affronta da una prospettiva nuova e del tutto differente: attingendo alla sua esperienza di magistrato, la Cecchi denuncia l’antigiuridicità della pena carceraria odierna, la cui unica differenziazione è il tempo.

Paradossalmente, nei tempi bui della tortura l’entità della pena era commisurata alla gravità del reato, oggi a chi ruba una mela e a chi uccide dieci persone tocca la stessa identica pena: il carcere. Senza considerare chi viene imprigionato in attesa di giudizio, chi fra questi risulterà innocente, e quanti, pur innocenti, verranno condannati.

Una barbarie giuridica il carcere indifferenziato, e lesiva della personalità globale dell’individuo reo.

L’impostazione della Cecchi è filosofica, ma non manca di suggerire alcune proposte pratiche per risolvere o almeno migliorare la situazione: prima fra tutte il lavoro, la possibilità per il reo di lavorare e percepire una retribuzione, di fare servizi socialmente utili; l’avvicinamento ove possibile (nei casi ad esempio di perdono del reo) alla parte lesa; la riduzione al minimo della libertà e il recupero della dignità personale. Un filone di pensiero già in circolazione da qualche anno, un sistema già applicato in alcuni Paesi, lo spunto per una seria riflessione in Italia.

Silvia Cecchi, Giustizia relativa e pena assoluta, postfazione di Vittorio Mathieu, collana Oche del Campidoglio, pagg. 180, euro 16.00, ISBN 978-88-95481-67-8


Autore: Luigi De Santis

Romano di nascita, è convinto che le condizioni del diritto e del processo penale siano ottimi osservatori per testare lo stato di salute di una società e che persino l’Italia meriti un sistema giuridico autenticamente liberale. Concorda pienamente con chi ha sostenuto che “il diritto non è accademia : è vita e, se il suo studio non appassiona, significa che non vi è interesse per le vicende umane”.

2 Responses to “Carcere per tutti, la barbarie giuridica della pena”

  1. Marco scrive:

    Ha fondamentalmente ragione

  2. lodovico scrive:

    ma la nostra non era prima di berlusconi la migliore? Per molti i danni alla giustizia iniziano con Berlusconi…. tesi interessanti quelle sostenute da silvia cecchi ma politicamente scorrette.

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