– Le commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera hanno recentemente adottato il testo base sullo sviluppo della mobilità sostenibile. La bozza, al voto delle camere dopo la pausa estiva, prevede incentivi fino a 5.000 euro per le automobili elettriche acquistate entro il 2012, con una copertura finanziaria pari a 153 milioni per il 2011 fino ai 197 del 2015. Per coprire i costi della manovra, il testo ricorre a un balzello di 1,5 centesimi sulle bottiglie di plastica.

Il presidente di Mineracqua Ettore Fortuna ha esternato la sua preoccupazione in un’intervista al Sole 24 Ore del 3 agosto. Qualora venisse introdotta, la nuova gabella penalizzerebbe il consumo con palesi danni ai produttori di acqua minerale e bibite. Secondo calcoli, i soli produttori di acqua minerale, già vessati da un’IVA tra le più alte in Europa, si troverebbero obbligati a fronteggiare le perdite con esuberi tra i 4.000 e gli 8.000 dipendenti.

Non vi è limite alla miopia delle politiche economiche che ricorrono alla tassazione per aumentare una spesa pubblica che avrebbe urgente necessità di essere ridimensionata, al di là degli insufficienti tagli previsti dalla manovra tremontiana. La crescita necessaria al pareggio di bilancio non si ottiene di certo aumentando la tassazione che scoraggia i consumi.

Al di là dell’aspetto economico, è doveroso analizzare i presupposti con cui si è ipotizzata una tassa su un dato settore, nella fattispecie quello di acqua e bevande, per sovvenzionarne un altro, quello appunto delle auto elettriche. Come enfatizzato dal presidente di Mineracqua, i contenitori in plastica e l’acqua minerale sono da qualche tempo nel mirino di ecologisti e fautori dei beni pubblici. La regolamentazione dei sacchetti della spesa e il referendum sui servizi idrici hanno contribuito a demonizzare la plastica e “l’acqua privata”, per non parlare della campagna di mistificazione politica e mediatica tesa a scoraggiare il consumo di acqua minerale – si pensi all’iniziativa “Acqua di casa mia” promossa dalla Coop per indirizzare l’opinione pubblica sul voto referendario.

Anche stavolta dunque non si è persa occasione per fare demagogia con il nuovo feticcio dell’ecosostenibilità, pensando di infliggere una meritata punizione a chi non consuma l’osannata acqua pubblica e inquina l’ambiente e al contempo premiare quanti intendono dire no al petrolio. Tuttavia, la fallacia delle argomentazioni ecologiste non sta nel tentare di prevenire l’inquinamento, ma nell’anteporre al posto di lavoro di migliaia di persone l’ideologia dell’ecosostenibilità, i cui presupposti scientifici rimangono da accertare. Qualora il testo adottato dalle commissioni venisse approvato assisteremmo a un paradosso: il nuovo mito dell’ambientalismo soverchierebbe persino la tutela del lavoro.

La pianificazione economica con presupposti ideologici penalizza l’offerta di beni che soddisfano una forte domanda per finanziare quei settori che senza incentivi statali non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere sul mercato. Occorre comprendere che gli incentivi alla sostenibilità ambientale altro non sono che l’ennesimo espediente usato dallo Stato per interferire nel mercato. Un tempo i sussidi alle automobili erano ammantati di nazionalismo, oggi di ecologismo.