– Il Terzo Polo nasce perché prima Casini e poi Fini, in tempi e in modi diversi, hanno dovuto prendere atto dell’incapacità di Berlusconi e dei suoi fedelissimi di rinnovare il progetto unitario del centrodestra proiettandolo nei vent’anni a venire anziché “musealizzarlo” nel culto dei vent’anni passati. Peraltro, ben poco prima era stato fatto e ben poco ci sarebbe stato dopo da celebrare.

Le rotture avvenute sul piano dei rapporti politici sono maturate sul piano propriamente programmatico, a partire dalla richiesta – disattesa dalla maggioranza nella sua componente più  “berlusconiana” – di dar corso ad un programma di riforme, in primo luogo sul terreno economico-sociale. La si chiamava, ambiziosamente, “rivoluzione liberale” e del berlusconismo “ideale” è stata il marchio di fabbrica e la promessa più persuasiva mentre di quello “reale” ha finito per rappresentare nulla più che una maschera ideologica. Su questo piano – e innanzitutto su questa urgenza riformatrice  – é avvenuto l’incontro con Rutelli che per le stesse ragioni e con un analogo sentimento di sfiducia aveva lasciato al proprio destino il PD, della cui nascita era stato protagonista.

La crisi drammatica di questi giorni –  che non é solo italiana, ma in cui il nostro paese é precipitato più rovinosamente mostrando i gravi e colpevoli errori di analisi e di politica della maggioranza – ha reso di palmare evidenza l’immobilismo inconsistente del centrodestra che non ha voluto o saputo rinnovarsi in termini di progetto e di leadership, e l’inconcludente paralisi del centrosinistra, perennemente in bilico tra riformismo e massimalismo.

Ciò apre definitivamente lo spazio politico per un alleanza riformatrice, alternativa e competitiva sul piano politico ed elettorale tanto rispetto a questo centrodestra quanto a questo centrosinistra. Il Terzo Polo non é e non deve apparire una posizione, ma é e deve sempre più raccontarsi come una strategia e un progetto per il futuro dell’Italia.
Con buona pace di chi ci vuole male, il Terzo Polo non é impegnato in una mera guerra di posizione. Non andiamo all’asta per spuntare le condizioni migliori e il prezzo più alto. E’ il contrario della logica dei due forni. Vogliamo aprire il nostro forno e fare il nostro “pane”.

Per come sono messe le cose oggi, non abbiamo né l’interesse né la convenienza a “opzionare” un posto nel centro-destra post (o cripto) berlusconiano, e nel centro-sinistra (in eterno) anti-berlusconiano. Nelle prossime settimane la nostra alleanza tra diversi troverà il modo – proprio sui temi dell’emergenza finanziaria –  per dimostrare la propria coesione e responsabilità, facendo valere innanzitutto i contenuti riformatori delle proposte, diverse da quelle di chi sembra giocare ai dadi le risposte alla crisi (pari pensioni, dispari patrimoniale) o di chi butta la palla in tribuna tuonando contro il “massacro sociale”.

Ma che rivoluzione e rivoluzione! Riforme, ci vogliono…