I mercati secondo B. e B. secondo i mercati

di PIERPAOLO RENELLA – Venerdì 5 Agosto 2011, ore 17:45: l’indice FTSE MIB cede oltre mezzo punto percentuale dopo il tonfo del 5,16% registrato nella seduta di giovedì (da inizio anno il paniere delle blue chip italiane ha bruciato il 21%, la peggior performance in Europa occidentale), lo spread Btp-Bund segna nuovo livello record sopra dei 400 basis points, i primi cinque gruppi bancari italiani valgono complessivamente sul mercato circa 50 miliardi di euro (poco più di un terzo del valore di un’azienda come Google).

La tensione sui mercati supera la soglia critica e il Presidente del Consiglio è costretto a indire una nuova conferenza stampa, nel tentativo di placare la tempesta. Con  toni più morbidi rispetto al giorno precedente, Silvio Berlusconi annuncia la possibilità di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 e riconosce che l’Italia “soffre di una pesante eredità del passato”: due segnali di discontinuità. Intanto ripete la stucchevole litania secondo cui il nostro paese sarebbe vittima dell’attacco della “speculazione internazionale”. Un tema collegato a quanto detto il giorno prima, al termine del giovedì nero di Piazza Affari, quando il premier ha affermato che “la borsa ha una vita propria distante dall’economia e dalla politica” e citato una massima di suo padre Luigi, già direttore generale di Banca Rasini, che il fondatore di Mediaset definisce “uomo con grande esperienza di mercato”: “le borse sono come un orologio rotto, segnano l’ora esatta solo due volte al giorno. Per il resto è tutto sballato”.

Prima di addentrarsi in analisi più sofisticate, è bene capire perché queste dichiarazioni, a voler usare un eufemismo, non rispondono al vero. Dire quello che dice il Capo del Governo equivale a negare anche la più debole delle forme di efficienza del mercato nonché il ruolo della competizione degli operatori.

Da che mondo è mondo, i prezzi delle attività finanziarie riflettono le aspettative degli investitori sui futuri flussi di cassa (sugli utili, per semplificare) e il rischio ad essi associato. In un mercato efficiente i prezzi dei titoli rappresentano stime non distorte del loro valore corretto o “intrinseco”. In altre parole, i prezzi variano al variare delle aspettative. Questa logica vale per il più sottile dei titoli quotati a Piazza Affari, come per quelli emessi dal Tesoro. Mentre il premier non solo sostiene che le stime degli operatori sono distorte, ma aggiunge che esse non sono basate su criteri razionali, alludendo a logiche avulse dalla realtà economica (e politica).

Il mercato potrà anche non essere perfettamente efficiente, potrà essere necessario qualche tempo prima di elaborare stime corrette del rischio dei singoli titoli, ma affermare che le borse sono avulse dall’economia è un’assurdità recante una serie di implicazioni. Una su tutte: le centinaia di migliaia di analisti finanziari – molti di loro straordinariamente preparati, bene informati, in continuo monitoraggio delle informazioni disponibili sul mercato – sarebbero del tutto inutili, se non dannosi, come più volte sostenuto in passato dal nostro Superministro dell’economia.

Con buona pace del Governo italiano, è invece incontestabilmente evidente che i mercati sono ragionevolmente efficienti, malgrado la loro complessità. Ma la cosa più importante è che finché c’è un numero ragionevole di investitori in concorrenza – e questo è senz’altro il caso del mercato finanziario globale con milioni di operatori in competizione – è improbabile che i titoli rimangano sottovalutati (o sopravvalutati) a lungo. Questa è l’essenza del concetto di efficienza.

Detto questo, proviamo a capire perché l’ “azienda Italia” attualmente non è sottovalutata dal mercato. L’economia italiana avrà anche fondamentali solidi, il sistema bancario sarà senz’altro adeguatamente capitalizzato, ma il nostro paese ha il quarto debito pubblico al mondo e una crescita vicinissima allo zero. Come si fa a dire che gli investitori – anzi “gli speculatori” – ignorano la realtà o, peggio, seguono il trend internazionale della crisi globale?

La verità con la V maiuscola è un’altra: il Governo italiano non ha più la fiducia del mercato. Il conflitto d’interesse del premier, le numerose inchieste che lo coinvolgono e le accuse a carico di Marco Milanese (per lunghi anni stretto collaboratore del Ministro dell’economia) rendono l’ Esecutivo non all’altezza della severità del compito che lo attende.

Vista dal mercato, l’Italia ha bisogno di un nuovo governo – non necessariamente un governo tecnico – per accelerare il processo di risanamento e attuare le riforme economiche strutturali indispensabili per la crescita. Gli investitori professionali considerano il governo in carica instabile e politicamente troppo debole per raggiungere i target fissati dal piano di austerità del 7 luglio (anche nella versione “light” che prevedeva il pareggio di bilancio al 2014), con il rischio concreto di creare un circolo vizioso di bassa crescita e indebitamento elevato, che richiederà ulteriore austerità, che a sua volta azzererà la crescita, con conseguenze letali per il futuro della nostra economia. Questa è, in sintesi, la visione prevalente sui mercati. Altro che “l’interesse della speculazione internazionale su di noi”, qui il problema è legato alle aspettative negative sulla crescita e alla credibilità del governo.


Autore: Pierpaolo Renella

Nasce a Chieti, 18 anni dopo Sergio Marchionne. In seguito si trasferisce a Milano e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra nell’industria bancaria, senza più uscirne: prima negli Stati Uniti, poi in Italia, con esperienza in varie attività del mercato dei capitali, dal securities lending ai prodotti strutturati derivati dall’azionario. Liberale sui generis (non è attaccato al denaro), Crociano e Boneschiano in gioventù. Formula politica preferita: non unione di forze laiche, ma unione laica di forze. Massima filosofica: la verità ti rende libero, quando avrà finito con te!

12 Responses to “I mercati secondo B. e B. secondo i mercati”

  1. Antonio scrive:

    Il mercato,in economia,è il giudice sovrano.
    Chi,come il nostro Presidente del Consiglio o come il nostro Superministo,non ha capito ciò,è completamente incapace di gestire la situazione in cui si trova il sistema Italia.

    Condivido ogni parola!!!!

    Complimenti!

  2. Analisi lucida e puntuale. Il timore e’ che ad una fuoriuscita di berlusconi si associ un patto neocorporativo per salvare l’economia priva di sottostante uccidendo definitivamente l’economia reale. Penso al mercato assicurativo, alle medio grandi imprese cheavorano in mercati chiusi e poco competitivi. Insommma in un frangente cosi’ difficile sara’ la qualita’ del cambiamento a generare sviluppo. Pensando solo alla crescita ci si dimentica che cio’ che la puo’ garantire e’ lo sviluppo ovvero il cambiamento dei processi. Ripeto, il timore di un modello neoipercorporativo stile orchestrina del titanic e’ dietro l.angolo. I mercati poi sono si composti da migliaia di operatori ma gli invetitori istituzionali market maker non sono poi cosi’ tanti. O mi sbaglio. Comunque un plauso all’interdisciplinarismo renelliano.

  3. Elle Zeta scrive:

    D’altra parte, se alle condivisibile considerazioni presentate nell’articolo si aggiunge l’elemento aggiuntivo di uno spread sui bund più alto per l’Italia che per la Spagna, ben si comprende che la componente politica nella valutazione dei mercati è particolarmente marcata. La Spagna ha più o meno agito e l’Italia no. Sperare in dimissioni del governo è un sogno. Sperare in azioni da parte del PdL o della Lega è un sogno. Intanto accendiamo un cero alla Madonna.

  4. Fez scrive:

    Piu’ o meno le stesse cose riportate in quest’analisi le ho sentite in un intervista di bloomberg tv al prof nouriel roubini, un mesetto fa. Lunga vita ai fondi esteri, indipendenti e obiettivi nelle decisioni di investimento

  5. lodovico scrive:

    Ad inizio anno, da che mondo é mondo, si prevedeva da parte di “certificati” analisti per la borsa italiana un aumento nel corso dell’anno dell’indice FTSEmib sulla presunzione che le aziende nel corso dell’anno passato e di quello in corso fossero in grado di produrre un maggior utile.Questo é avvenuto ma attualmente le aziende, nel loro coplesso,hanno perso il 20% del loro valore. Certo, l’analisi finanziaria non prevedeva le rivoluzioni in medio oriente con le loro ripercussioni. Si possono prevedere le rivoluzioni? Queste, per Popper, sono imprevedibili a differenza di molti che, a posteriori, ritengono potessero esser previste in presenza di dati a cui non si é voluto dare importanza. Certo,i mercati sono ragionevolmente efficienti malgrado la loro complessità e così si comprende come l’indice mib sia calato dal31.12.2006 da un valore 41.570 agli attuali 16.029. Sembrerebbe che l’Italia nel corso degli anni, a dispetto dell’art.1 della costituzione che ne fonda i valori nel lavoro ( teoria classica), ora si fonda sulle aspettative? Se effettivamente le cose stanno così abbiamo scoperto un motivo in più per cambiare la Costituzione.

  6. @ Antonio
    Grazie!
    @ Stefano.
    First off: Grazie! Sulla finanziarizzazione dell’economia potremmo scrivere fiumi d’inchiostro elettronico. Dico solo che oggi è molto più difficile per gli operatori, perchè la leva finanziaria è stata ridotta drasticamente, per 10 euro di asset a rischio hai bisogno di quasi un euro di capitale e questo cambia tutto. Sul fatto che i mercati poco liquidi siano mossi dai grandi fondi (prevalentemente americani), è in parte vero ma chiediamoci come mai Piazza Affari è diventato un mercatino che scambia un terzo di quello che muove Hong Kong, tanto per fare un esempio.
    @ Elle Zeta. Si può sempre sperare nel mercato, che non risolve il problema ma lancia un onesto segnale d’allarme.
    @ Fez. Ho seguito due cicli di lezioni con il Prof. Roubini, molti anni fa. Ai tempi non mi era piaciuto granchè ma l’ho rivalutato dopo!
    @ Lodovico. Le aspettative variano nel tempo. Ovviamente. Di Pietro direbbe: che ciazzecca la teoria delle aspettative con l’articolo 1 della Cost. Perdonami ma non ho colto il nesso.

  7. lodovico scrive:

    Caro Pierpaolo, ci sono società che vanno bene ed altre che vanno peggio:certe hanno superato la crisi altre ancora cercano di superarla. Tutta colpa del Governo? O ci sono anche altri fattori?Da una persona addetta ai lavori mi aspettavo qualcosa in più. Ridurre tutto alle aspettative mi sembra assai riduttivo.

  8. inutile scrive:

    Chi conosce il mercato quello vero sul quale si basa il liberismo, sa perfettamente che questo non è mercato ma speculazione, nel 2000 in Uccideranno il Capitalismo, Bebear da grande imprenditore e uomo liberale denunciava già quello che oggi vediamo. Ma questo è il mondo oggi, quello grave è che qualcuno voglia buttarla in politica.
    Vi prego cambiate titolo a sto sito chiamatelo Comunistiamo, Socializziamo, Democratizziamo, Popoliamo o come volete, ma non usate il liberismo per nascondervi, abbiate questa dignità. Anzi fate una bella cosa chiudetelo e scrivete come già fate su Generazione Italia, ormai la posizione vostra è quella, qui non c’è differenza, non portate un minimo di contributo liberale al FLI.
    Lo dissi l’anno scorso come sarebbe FINIta e qualcuno rispose, ma guarda quanti commenti qui che fermento quanta gente questo è il futuro. Fui invece facile profeta (anche cieco vedeva quella situazione), come ore si vede la vostra foga anti-berlusconiana (mi viene da pensare: che fessi che siete stati a seguire uno che è stato per 16 anni a decidere e comandare con Berlusconi). Dai ormai è chiaro il vostro posto naturale è seguire Bocchino e Briguglio, nel centro destra di oggi o quello che ci sarà in futuro una cosa è chiara, nessuno vi vuole vi siete giocate tutte le carte di credibilità

  9. Andrea B. scrive:

    @inutile
    Che scoramento mi prende quando, dopo aver letto un ottimo (imho) articolo, leggo che qualcuno la butta su Bocchino e Briguglio.

    Va bene … torniamo alla beghe di casa nostra … del resto ad alzare troppo la testa si rischia di scoprire il mondo e chi lo dice poi a quelli che il loro massimo sogno è invece tornare a vivere nella loro valle, con dazi e calci in culo rispettivamente ai prodotti ed alle persone straniere ?
    E poi si sa, Berlusconi è la massima espressione del liberismo e del capitalismo, quello vero però, non quello degenerato della finanza e -prima o poi- rifonderà l’ Italia in senso liberale.
    E se qualcosa non va o non riesce, la colpa è tutta dei complotti e degli speculatori … ed anche di Fini !
    Contento ?

  10. inutile scrive:

    Andrea sai perchè la butto su Bocchino e Briguglio? Proprio perchè la buttate su Berlusconi e se volete sostituirlo dovete esser concreti e questo è quello che offrite Bocchino e Briguglio capisco che vi imbarazza, ma è la realtà.
    Per il contenuto dell’articolo bastava che leggevi le prime righe del commento, forse evitavi di fare brutta figura, in quanto ero io a rimproverare il continuo buttarla in politica locale un fenomeno che ormai è chiaro anche ai ciechi è mondiale.
    Quindi scegliete: se parlate che il problema è berlusconi dovete confrontarvi con chi vi dirà che la soluzione non è Fini e Bocchino, se invece volete volare un pochino più alto ammetterete che quello che si sta verificando nel mondo (Italia compresa), non è colpa di Berlusconi.
    Spero ora ti sia chiaro e che tu sia ora meno scorato altrimenti mi spiace ma non so che farci

  11. Inutile, la cosa forse più raccapricciante è che sembri in buona fede. Potrei replicare tante cose ma sinceramente hai frustrato ogni mia vena dialettica. Tra l’altro su Italo hai pure cannato, noi sei aggiornato mio caro liberista di “quelli veri”.

  12. inutile scrive:

    Tanto per dimostrare la mia tesi, negli ultimi giorni la Borsa Italiana è stata tra le migliori? Volete dire che ora Berlusconi va bene?
    Pierpaolo caro, accetta il dissenso, anche perchè rappresentanto un partito dell 1% devi abituarti che il 99% la pensa diversamente da te, per lo più in quel partito sei anche minoranza, figurati

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