Twittare da Dio

– In principio fu il Verbo. Poi venne stampato, permettendo ai motel americani di distribuire la parola di Dio direttamente sul comodino. Se Gutenberg prima e la Best Western poi hanno aiutato la Chiesa a fare proseliti, ora non basta più. Oggi è l’epoca dell’apostolato 2.0, il decennio della benedizione digitale, il secolo della preghiera on-line. La blogosfera è un coro liturgico in cui reverendi e imam intonano salmi e recitano preghiere per i fedeli connessi, i social network sono spazi per parabole in 140 caratteri, le applicazioni modello Google Maps, utili a capire dove si trova la chiesa più vicina, si sprecano. La cultura web ha cambiato prassi e liturgie anche in ambito religioso.

La rete, immateriale come l’eternità, permette a ciascun fedele di diventare un buon apostolo e di dedicarsi anima e corpo al proselitismo digitale. Al di là (è il caso di dirlo) dei siti “istituzionali”, descrittivi dei precetti di un culto e delle relative liturgie, il fenomeno più interessante riguarda i contenuti generati dagli utenti. I fedeli diventano prosumer della religione, una figura a metà tra i “consumatori” di contenuti sacri e i generatori di nuovi riti, creatori di comunità raccolte intorno a particolari preghiere, inventori di un modo di credere e praticare la fede molto user friendly. I social network rappresentano l’ambiente più fertile e creativo in cui le identità spirituali e virtuali si sovrappongono e il fatto di essere adepti di uno stesso culto diventa un ragione per sentirsi amici, scambiarsi gli auguri in occasione delle feste comandate, commentare i fatti politici. Facebook, Twitter, il web 2.0 tutto è il mondo in cui la religione diventa sexy, attraente, facile e persino divertente. È come se, in un click, fosse vanificata la fatica del venerabile Jorge, monaco benedettino de Il nome della Rosa, protettore di un culto serio e rigido, acerrimo nemico di Aristotele e del trattato sulla commedia. Adesso, per credere, bisogna pure ridere.

L’esperienza di maggior successo del 2010 è quella di Brother Eli Soriano. Televangelsita filippino, di lui si può dire che, letteralmente, twitta da Dio. Lancia brevi benedizioni, digita aforismi biblici, consola indefesso i peccatori virtuali. Grazie a tanta costanza e suprema devozione ha ottenuto la nomination ai Mashable Awards, premio dedicato a chi si è distinto nel web, nella categoria dei personaggi più seguiti sui social network. Risponde a tutti, in doppia lingua, filippino e inglese, è attento a ogni sacro sussulto digitale: grazie a una dedizione perpetua ha battuto per fama altri Brother e reverendi twittatori. Come il profetico DanielRazon il quale scrive, di prima  mattina: “Sono così felice di twittare con saggezza e di usare il web per condividere concetti profondi. È così bello avervi tutti intorno”. Ecco, potrebbe essere questo, conciso come si addice al linguaggio di Internet, il manifesto della religione on-line e della fede virtuale.

Abile twittatore è anche RevRunWisdom: i suoi messaggi sono campi minati di hashtag, come s’addice a ogni utente esperto, e seguendole è possibile scoprire le parole chiave della spiritualità via web. “I perdenti sono concentrati sulle difficoltà – scrive – i vincenti su Dio”: ecco lo slogan del reverendo più seguito d’America, una pillola di saggezza gospel.

Gli Imam abili cinguettatori, poi, non si contano. Uno su tutti: ImamZaidShakir, un vero amante della Rete, tanto da dedicare un’ode breve a WikiLeaks, in perfetta rima baciata: “When journalist refuse to speak, and politicians are so weak, give thanks to GOD for Wiki Leaks!!”. Cioè: Julian Assange ringrazia, ormai è sereno, consapevole di essere tra i giusti.

Facebook e’ uno spazio altrettanto adatto ad ospitare la venerazione. Le pagine fan sono altarini dedicati ai santi laici, star del cinema, della musica ma soprattutto della tecnologia, detentori di un sapere misterico e oscuro, espresso in un gergo poco comprensibile ed evocativo, frati di dogma nuovo. Tra i profili votivi spiccano i santi del calendario e le divinità. Il confronto più serrato avviene nelle alte sfere: Allah batte God 1milione a  830.000 likers.

Per quanto riguarda le applicazioni, invece, il confronto si fa serrato e quelle islamiche sono di più: I Love Allah, Names of Allah, Islamic Names. Usandole si diventa fedeli probi e esemplari, avvezzi a pregare ogni giorno un testo preciso, capaci di interpretare con correttezza  i diversi appellativi di Dio e di conoscere il significato coranico del nome scelto per la propria figlia. Proud to be muslim è invece il segnale forte e chiaro della propria devozione, un badge con cui dimostrare sul profilo personale devoto orgoglio.

Le applicazioni cristiane sono, in sostanza, molto simili. L’obiettivo è sempre lo stesso: trasformare la liturgia in una prassi facile e quotidiana, parte integrante della vita di ogni giorno. L’interpretazione dei testi sacri diventa, così, un’abitudine tra la palestra, l’orario d’ufficio e la spesa al supermarket. L’applicazione cristiana più riuscita, allora, in grado di rendere persino il dialogo con il Signore simile al saluto con la portinaia pettegola è God wants you to know. Seguitissima, permette di parlare con Dio attraverso pochi caratteri. Il guaio, poi, è capire il messaggio divino, più simile a una profezia azteca che a una benedizione di Frate Indovino. Il logo più bello e alla moda è quello di Jewish Wisdom, una pagina di massime ebraiche e citazioni raccolte da film, testi sacri o suggerite dagli utenti.

Le applicazioni più utili, però, non stanno nascoste nei social network, dove, per lo più, sono tutte simili e un po’ scontate, poco innovative, al massimo con qualche video o mp3. La vera rivoluzione è, anche in campo religioso come nel business e nella comunicazione politica, il mobile. Smart phone e tablet, soprattutto Apple, offrono soluzioni diverse alle richieste dei fedeli, anche dei più esigenti. Il sito HilalSpark, ad esempio, indica le cinque applicazioni che un musulmano per bene deve avere sul proprio IPhone. I “must have” del perfetto fedele sono Mosques, mappa aggiornata con l’indicazione, città per città, in tutto il mondo, delle ubicazioni delle Moschee, e una serie di strumenti che ricordano l’ora della preghiera, il testo da recitare e, in caso di dubbio, Holy Quran suggerisce l’interpretazione giusta. L’anima è fortificata anche per i cristiani che hanno ceduto al peccato d’acquistare uno smart phone della Apple, e ne pagano, ogni mese, le conseguenze. La vera guida per scegliere bene senza cadere in errore è Christian Apps,  sempre aggiornata, è in grado di fornire una panoramica accurata delle soluzioni più innovative e trendy per il fedele. Praise Dance, disponibile anche per IPod, permette di imparare i passi del perfetto ballerino cristiano, danzatore provetto dei brani degli artisti più famosi del genere Christian Music. IChristian, invece, raccoglie le informazioni base che bisogna assolutamente conoscere per definirsi un vero credente, l’ABC della fede. Per i fedeli più impegnati, presi da stressanti orari di lavoro, con pochi minuti da dedicare, magari in mezzo al traffico, alla lettura dei testi sacri, esiste Daily Scroll. Un frasario breve, per conoscere ogni giorno le novità dei blog e dei siti religiosi, perché, spiegano gli sviluppatori, se Salomone avesse conosciuto i ritmi di oggi avrebbe scritto così, poche parole dense di significato. Anche gli ebrei non scherzano, e per comportarsi in modo corretto scaricano sul loro smart phone Kosher CookBook, guida culinaria secondo precetto, oppure Mizarch, una bussola perennemente orientata verso Gerusalemme.

EBay, in tempo di crisi economica, è per ogni fedele un approdo commerciale sicuro perché i rapporti con l’altro devoto si basano proprio sull’idea della reciproca fiducia e della più preziosa onestà. Tra fratelli, insomma, non ci si frega. Ci sono centinaia di offerte, è tutto un pullulare di economiche e religiose opportunità. Il cofanetto dell’audio-Bibbia, a cui sembra essersi ispirato quello della serie completa di Lost, costa solo 73 euro e in un giorno è spedito e consegnato direttamente a casa. Il manoscritto di Lisbona, invece, retroilluminato e lavorato come l’originale costa solo 9 euro, ma fa la sua figura appeso in ufficio. La mano di Fatima in formato pendente è venduta in tutte le fogge e i metalli, il leggio per il Corano in legno lavorato a mano viene solo quindici euro. L’usato assume un valore tutto particolare, denso di spirito comunitario, portatore di una visione del mondo: scambiamo tra noi gli oggetti così come ci diamo una mano, condividiamo non solo l’amore rivolto a Dio ma anche la boccetta dell’acqua santa. Perché una comunità è tale fino in fondo, pure nel vintage.

I siti vecchio stampo, come l’italianissimo White Metal, webzine e vetrina dei gruppi cristiani più affermati, o Soldiers of Allah,  raccolta di mp3 islamici, si aggiungono ad una lista che potrebbe essere infinita. Il mondo della religione virtuale, forse grazie all’affinità immateriale tra spiritualità e assenza di supporto fisico, è in continuo aggiornamento. La religione, in fondo, ha senso nell’idea di comunità, ecclesia o ummah che sia, per cui la fede trova su Internet uno spazio di naturale declinazione. I fratelli, d’ogni credo e origine, dai brothers filippini ai frequentatori della sinagoga di Woody Allen a New York, con un linguaggio diverso, condividono speranze e paure e, come farebbe qualunque altro appassionato, di calcio, moda, politica, le mettono in rete. E se, navigando, viene un po’ da sorridere, pazienza, è solo un piccolo peccato. Ci sarà pure un’applicazione a poco costo per la redenzione on-line.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

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