Il passo avanti che c’è (e che i mercati sono pregati di vedere)

di SIMONA BONFANTE – Il passo avanti è la presa d’atto che a) non di speculazione si tratta ma di crisi strutturale; b) il governo avrà pure i numeri ma non la forza politica per affrontarla; c) l’ottimismo della irresponsabilità sin qui prolificamente elargito ha innescato la sola reazione ammissibile in quei soggetti razionali che sono i detentori del nostro orgogliosamente copioso debito pubblico: il pessimismo della ragione.

Il Presidente del Consiglio è quello che è; ma non state lì, o voi mercati, come un Di Pietro qualunque a fingere che l‘agenda paese dipenda veramente da lui. Via, fosse stato per lui, manco ci sarebbe andato alla Camera, prima, al Senato, poi, a ripetere il discorsetto (lo stesso) che riassumeva i fatti degli ultimi 36 mesi dal medesimo Presidente del Consiglio sino a qui allegramente ignorati. Ce l’hanno costretto a parlare, appunto. Segno però che qualcuno a cui le rotelle girano, nell’entourage, c’è. Ebbene, è un passo avanti. Pretendere di più, via…
Anche perché, dell’agenda paese, dovrà occuparsi mica lui ma, appunto, il paese.

Leggete tra le righe, allargate la focale, o voi mercati. Tremonti col panico inciso sugli occhiali, l’avete visto tutti, no? Ed Alfano, itterico, a pietire – ma senza farlo apparire – l’aiuto di quelle stesse opposizioni che fino ad una manciata di settimane fa relegava praticamente nella no fly zone del decision making nazionale? È un passo avanti, signori mercati. Prendetene atto. Non il governo Berlusconi dovete giudicare, ma quello che il governo Berlusconi, nonostante Berlusconi, ha praticamente ammesso di non potersi più permettere di non fare: liberare la crescita. E non ci vuole poi sta gran creatività per capire cosa questo debba necessariamente significare.

E certo, mica ci vorrà un giorno, a ridare vita ad un sistema strutturalmente incancrenito. Incancrenito, oltretutto, non certo per sola responsabilità della politica. Ma una cosa è dichiarare di volerlo (politicamente) fare con l’autosufficienza di una maggioranza composta da quegli scherzi della natura democratica chiamati Reponsabili (o come accidenti hanno deciso di appellarsi now i Moffa&friends), un’altra è poterlo fare davvero, senza ostacoli politici ma con, anzi, l’incalzante pungolo di un’opposizione per una volta persino sbalorditiva per il basso tasso di banalità propagandistiche pronunciate.

Ora, li avete sentiti anche voi i Bocchino e i Casini indicare a cospetto dell’Italia intera la strada delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni. E riascoltateli, se non li avete uditi bene. Anzi, se aveste seguito anche voi la discussione su Twitter vi sareste stupiti dei commenti agli interventi dei due. L’osservazione più ricorrente – va detto per onore di verità – era: ma a questi il discorso glielo ha scritto Della Vedova? Ecco, mi dicono di no, che hanno fatto tutto da soli. E bene, accidenti, che ci siano arrivati da soli. Ma insomma, mai in aula si era sentito un parlamentare italiano – lo ha fatto il (da chi scrive non proprio amatissimo) Bocchino – spiegare che uno che ci ha messo i soldi nel nostro debito, non è uno speculatore, ma uno che ha una pluralità di buone ragioni per tutelare sé stesso, il proprio investimento, ed il denaro a lui conferito dai clienti – che, poi, non sono altro che piccoli risparmiatori, come la molteplicità di famiglie italiane al cui bene tutti dicono di volersi applicare.
Ecco, signori mercati: diceva a voi. Ma diceva anche a quelli che non sono voi, e che anzi per il segretario del Pdl Alfano sono ben altro da voi, ossia i cittadini. Ha messo, Bocchino, gli interessi vostri alla pari di quelli dei cittadini. E vi pare poco?

Bersani, l’avete visto pure voi, ha perso l’occasione per offrire una sponda – mica solo a voi investitori, ma proprio agli elettori italiani – nella quale immaginare un approdo alternativo. Di Pietro, non ne parliamo: dopo i referenda era diventato quello dell’opposizione responsabile. Seee. Eccolo tornato al Berlusconi-Videla, che occasione più sbagliata per quello stantìo scioglilinguismo qualunquista… Eppure, l’uomo quello è.

E allora, ascoltate: il Terzo Polo, pure lui, è quello che è. Però c’è poco da fare: non prendetelo per un’entità politica. Prendetelo per una transitoria entità nominale. È centro destra. È maggioranza. Ed è liberale oppure – è ovvio – non è. Ed è proprio in quanto centrodestra, in quanto parte della maggioranza che può costringere Berlusconi a fare quello che il medesimo non ha fatto finora. Quello che permetterebbe a voi di rivalutare i vostri investimenti, a noi elettori di riappropriarci della nostra sovranità, al paese di liberarsi da quell’ossigenazione artificiale alla quale l’hanno costretto quei terapeuti distratti ed incolti capitati di turno in questo sofferto frangente, ed una volta liberatosi, rimettersi a respirare da sé.

È un gioco win win, no? Intanto però voi continuate pure a fare il vostro mestiere che, poi, è quello che prima di voi dovrebbero fare i rappresentanti del popolo.
(A proposito, se avete tempo, tra una seduta di borsa e l’altra, spiegatelo pure al volenteroso Angelino Alfano chi siete, cosa fate ed in nome di chi).


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Il passo avanti che c’è (e che i mercati sono pregati di vedere)”

  1. Elle Zeta scrive:

    Davvero Simona pensi che il Terzo Polo possa indurre il governo a fare quanto si è rifiutato di fare per 3 anni (+5)? Ieri in conferenza stampa Tremonti ha ripetuto la sciocchezza della riforma costituzionale del 41 che, oltre che inixiativa inutile e truffaldina è solo un escamotage per non far nulla. Infatti ha puntualmente enfatizzato i fondi realizzati via Cassa Depositi e Prestiti che lungi dall’essere liberalizzazioni, ne sono il contrario. Il governo in blocco dovrebbe doimettersi per essere utile al paese. Che poi il centro-destra ne faccia un altro con personaggi credibili e dalla reputazione accettabile sul piano internazionale oltre che in Italia.

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