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Calciopoli-2, alla sbarra le ‘giocate’ di Doni

– “Un anno fa son successe cose strane, cose un po’ inconsuete: l’Atalanta che giocava a Crotone e a Frosinone, il Brescia che giocava col Milan, con la Juve, con l’Inter. E’ stato un anno in cui son state fatte esperienze importanti, esperienze utili a fortificare il carattere. Però adesso la stagione è finita e ognuno è tornato a casa propria: l’Atalanta è tornata a casa sua, in serie A, e anche il Brescia è tornato nella sua casetta, in serie B. E’ stato un anno un po’ particolare, in effetti!”

Ecco a voi l’autoritratto perfetto del ridanciano-beffardo-sbeffeggiatore Cristiano Doni,  capitano e bandiera dell’Atalanta, squadra con la quale ha segnato la 103 gol in 10 stagioni. E poi, sarà anche un difetto quello del suo (forse) eccessivo sarcasmo, ma in fondo che male c’è, nell’era degli sfottò lo usano tutti, anche i leader politici. E proprio quella vena tutta cristianesca vivacemente umoristica è stata la cifra espressiva di una carriera che l’ha portato ad attraversare il mondo del calcio in grande ascesa e adesso in una possibile verticale caduta, in vista dell’apertura attesa oggi (all’Hotel Parco dei Principi di Roma) del processo sportivo per il Calcioscommesse 2011, anche detto Gomorra del calcio. Il trequartista atalantino, accusato di illecito sportivo per aver contribuito ad alterare lo svolgimento e il risultato di una partita del campionato di serie B (Atalanta-Piacenza del 19 marzo scorso), è il pesce grosso dell’inchiesta della Procura di Cremona e dell’indagine del Procuratore federale Stefano Palazzi investito di potere inquisitorio in sede sportiva. Una storia quella del Doni scommettitore incallito, tutta scritta nel sottobosco del calcio, che lo ha fatto sprofondare in un infernale oceano di problemi, uno di quelli che possono realmente cambiare il destino e rivoltare la vita di un uomo.

Allo stadio, in curva nord, le invocazioni del pubblico sono così assolute nei suoi confronti da non essere numericamente distinguibili, e si fondono in un’unica grande voce somigliante a un ruggito: “Giù le mani da Cristiano Doni…” è la voce non solo degli ultrà come “il Bocia” Claudio Galimberti, ma di un’intera città, del territorio, come oggi è di moda dire. Il suono degli spettatori cresce in attesa che il piede di Cristiano lo liberi con una gran giocata. Lo stesso giocatore ha sempre ammesso di sentirsi trasformato a Bergamo, dove il suo Io è trasceso come mai gli era capitato su un rettangolo di gioco, fino a raggiungere il climax che faceva tremare lo stadio quando la palla saliva in occasione di un “sombrero” o di “un cucchiaio” del capitano. A Bergamo Doni ha trovato la tranquillità e l’affetto della gente che gli han permesso, in uno sport grottescamente fisico come il calcio, di legittimare la sua sana dipendenza dall’estro e dalla fantasia. Ma il punto non è la qualità del giocatore, la realtà è che uno come lui rischia grosso (tre anni di squalifica e il posto da dirigente in società già pronto) per una storiaccia di calcioscommesse. Lui che da un’altra brutta vicenda di scommesse è stato scagionato, nel 2001, quando venne accusato di aver pilotato il risultato di Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia.

A ogni passo nel corridoio nero dell’inchiesta, Cristiano Doni s’impunta e semplicemente rifiuta di credere che le cose possano mettersi male dopo la chiamata in causa di Gianfranco Parlato (ex giocatore napoletano) che lo accusa di “fare le partite”, di esser stato il terminale cui la “cupola” dei taroccatori si è rivolta per scommettere sul risultato certo di Atalanta-Piacenza. Il tempo che separa il trequartista atalantino dal verdetto della giustizia sportiva lo assale nelle notti e comincia a passargli accanto come se avesse dei bordi affilati. La città di Bergamo è diventata una gigantesca clessidra, dentro la quale sono in tanti a gridare di non cedere, di resistere, di raccogliere le forze e difendersi dalle accuse (il motto bergamasco è “Mola mia”, non mollare mai).

Con tutto il rispetto per la signora Ingrid ma l’Atalanta, la Dea bergamasca, per Doni è la più bella ragazza di tutti i tempi: ha rinunciato al grande palcoscenico delle capitali del calcio pur di trascorrere dieci lunghi anni con lei, nella provincia orobica. Una lunga storia d’amore che potrebbe trasformarsi in una parabola senza lieto fine, anche se i molti amici rimasti non riescono a capacitarsene.


Autore: Pierpaolo Renella

Nasce a Chieti, 18 anni dopo Sergio Marchionne. In seguito si trasferisce a Milano e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra nell’industria bancaria, senza più uscirne: prima negli Stati Uniti, poi in Italia, con esperienza in varie attività del mercato dei capitali, dal securities lending ai prodotti strutturati derivati dall’azionario. Liberale sui generis (non è attaccato al denaro), Crociano e Boneschiano in gioventù. Formula politica preferita: non unione di forze laiche, ma unione laica di forze. Massima filosofica: la verità ti rende libero, quando avrà finito con te!

4 Responses to “Calciopoli-2, alla sbarra le ‘giocate’ di Doni”

  1. DOMENICO GUSMAROLI scrive:

    Era nelle previsioni, le grandi, vedi Inter-Chievo 4-3 ecc. nemmeno scalfite l’Atalanta che è una piccola subisce per tutti la penalizzazione. Che cosa ha fatto Doni ? ha scommesso ? ha telefonato per combinare il risultato ? ci sono solo delle telefonate di due persone che parlano di Doni. ma guarda un po’. Allora nel prossimo campionato qualcuno potrebbe farsi intercettare telefonicamente coinvolgendo giocatori di Grandi Club che scommettono sui risultati e manderemo a – 7 le grandi!!!!!!!!!! che grande pagliacciata questa condanna ! Noi Atalantini abbiamo sempre sofferto in silenzio e per venire in serie A non ci servivano i 3 punti con il Piacenza. Domenico

  2. Lorenzo scrive:

    Se la prendono sempre con noi atalantini, chissà come mai. Io dico che vogliono colpire il nostro Presidente Antonio Percassi, una delle poche persone perbene nel mondo del calcio. 7 punti di penalizzazione e 3 anni e mezzo di squalifica per Cristiano sono una grande ingiustizia. Adesso mi aspetto un eccellente lavoro dagli avvocati.

  3. Fez scrive:

    Mi chiedo quanto possa averci danneggiato il corteo di giugno, presidiato dai politici e ripreso da L’Infedele. Massimo rispetto per Renella, che prima di essere politico e’ uomo di sport.

  4. Alex scrive:

    povero Doni, vittima del sistema… ma per cortesia!!! La partita col Piacenza parla da sola ed anche io goal propiziati da Gervasoni (che caso). Che faccia tosta ad esultare con le testa alta, cmq aveva ragione, tutti a casa propria Atalanta in A (penalizzata e presto bentornata in B) il Brescia in B e Cristiana fuori dal campo per sempre.

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