Romano, il ministro che sconfiggerebbe il pc con l’abaco

– Pochi giorni fa il Ministro delle Politiche Agricole, il “responsabile” Saverio Romano, è tornato sul tema degli OGM, ribadendo il suo no tanto alla coltivazione quanto alla ricerca scientifica:

il mio ragionamento è semplice: se scegliessimo la strada degli OGM ci uniformeremmo alle scelte di molti Paesi morfologicamente più adatti dell’Italia a questo tipo di colture, ma il nostro peso in termini di produzione diverrebbe irrilevante. La nostra superficie agricola non ci consente questo tipo di soluzione. Dico no agli OGM come coltivazione perché se fossimo gli unici al mondo a soddisfare il consumatore che cerca il prodotto non OGM i nostri spazi di mercato aumenterebbero.

Ora, cercando di rimanere nell’ambito dei ragionamenti “semplici”, nel quale il ministro si sente evidentemente più a suo agio, non dovrebbe sfuggire che le scelte produttive spettano esclusivamente ai produttori, che rischiano in proprio, e non al ministro, che pretende di decidere con i soldi degli altri. A Romano piace vincere facile: dobbiamo produrre solo ciò che non viene prodotto altrove. Se questo concetto, che finora (chissà perché) viene tollerato solo per l’agricoltura, venisse esteso anche alle altre attività produttive, potremmo sentirci dire un giorno:

se scegliessimo la strada dell’high tech ci uniformeremmo alle scelte di molti paesi tecnologicamente più adatti dell’Italia a questo tipo di marchingegni, ma il nostro peso in termini di produzione diverrebbe irrilevante. Il nostro livello tecnologico non ci consente questo tipo di soluzione. Dico no all’informatica come industria perché se fossimo gli unici al mondo a soddisfare il consumatore che cerca macchine da scrivere i nostri spazi di mercato aumenterebbero.

Oppure:

se scegliessimo la strada del tessile a basso costo ci uniformeremmo alle scelte di molti paesi più adatti dell’Italia a questo tipo di produzioni, ma il nostro peso in termini di produzione diverrebbe irrilevante. Il nostro costo del lavoro non ci consente questo tipo di soluzione. Dico no all’abbigliamento come manifattura perché se fossimo gli unici al mondo a soddisfare il consumatore che cerca abiti di lusso i nostri spazi di mercato aumenterebbero.

E magari anche:

se scegliessimo la strada dell’atletica leggera ci uniformeremmo alle scelte di molti paesi atleticamente più adatti dell’Italia a questo tipo di attività, ma il nostro peso in termini di medaglie diverrebbe irrilevante. La nostra conformazione fisica non ci consente questo tipo di soluzione. Dico no all’atletica come sport perché se fossimo gli unici al mondo a praticare la gara di sputo del seme di cocomero le nostre vittorie aumenterebbero.

E coerentemente il governo potrebbe letteralmente vietare (perché è questo che avviene in agricoltura) tutte quelle attività umane in cui apparentemente rischiamo di non primeggiare, o in cui siamo costretti a confrontarci con la concorrenza di altri paesi. Splendido.

Il discorso sulla ricerca scientifica, che secondo il ministro deve essere indirizzata verso “il nostro obiettivo”, lasciamolo da parte. L’idea che in Italia un personaggio della caratura di Saverio Romano abbia il potere di scavare la fossa a Galileo, Darwin, Newton, Einstein e a secoli di pensiero scientifico moderno, e a riesumare il principio dell’ipse dixit in cui ipse non è neanche Aristotele bensì il ministro in persona è talmente mortificante che è meglio sorvolare, almeno per ora.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

2 Responses to “Romano, il ministro che sconfiggerebbe il pc con l’abaco”

  1. Marco scrive:

    Chissà perchè a me, almeno in parte sembra semplicistico e tagliato coll’accetta, sì, ma sensato. Sensate sono però anche le critiche, se non di merito almeno di metodo. Andiamo con ordine. Che l’italia abbia una specificità su cui puntare è fuor di dubbio, ed essa è sicuramente anche il cibo prodotto secondo metodi tradizionali e artigianali, la moda sartoriale, ecc. Imporlo mi sembra fuori luogo, appunto perchè i coltivatori e gli imprenditori dovrebbero essere liberi cittadini e non pedine in un piano quinquennale dell’ URSS. Se si vietano gli OGM non basta dire che non fanno per l’Italia, occorre dire che danneggiano l’Italia, la sua economia, ecc. Sinceramente, dato il loro carattere brevettato, la sterilità, la tendenza a diffondersi col vento, i dubbi sulla salubrità, sarei prudente e direi: per ora non abbiamo abbastanza motivi per credere che siano innocui. Opinione di parte e non molto oggettiva visto che odio quel genere di agricoltura “manifatturiera”. Si potrebbe dire: per tante cose non c’era e non c’è la certezza dell’innocuità ma si è adottato il ragionamento opposto: non abbiamo motivo sufficiente per credere che nuocciano. In effetti spesso nelle motivazioni di una norma c’è la disparità di trattamento dovuta all’interesse e l’ Italia è ultima al mondo a beneficiare di un’introduzione degli OGM sul territorio, argomento buono in pratica ma di calcolo, che non tiene conto che, neanche con un consenso altissimo, sarebbe democratico un divieto che non abbia fini preventivi ma di solo interesse generale: c’è la libertà dell’individuo, anche se sappiamo tutti che una legge ad hoc può limitarla, adducendo molti fini fumosi o pretestuosi per non diventare incostituzionale. Tutt’al più si possono incentivare determinati comportamenti dei privati nella condizione che faccia bene al sistema-paese.
    Comunque, digressione a parte, le argomentazioni, non tanto le conclusioni, del ministro fanno molta acqua. Da per scontato che tutti sceglieranno gli OGM e da anche per scontato che essere soli e controcorrente significhi per forza essere dei grandi (un ragionamento molto da militante, un po’ adolescenziale, comprensibile in una difesa strenua di valori che hanno altre ragioni, ma considerare l’essere in minoranza sinonimo di validità dei propri contenuti è davvero roba da sedicenni strampalati in cerca di identità facili. Di solito poi significa che ci si mette apposta contro tutto solo per risaltare.) Ora, la diversità, delle coltivazioni e delle idee, è una ricchezza. La critica, persino di ciò che ha buoni motivi d’essere accettato, anche, perchè apre nuove strade, ma questo si fa con un incentivo, non impedendo al resto del mondo (lo dice lui, io dubiterei che il mondo intero sia pro-ogm) di entrare in casa propria. Comunque, se fosse un capo d’azienda, avrebbe le sue ragioni: è verissimo che se ci sono già ottimi produttori di una certa cosa, produrre qualcosa di diverso e più specifico significa avere più identità, una proposta non omologata, più libertà di manovra, ecc. Eppure la sua chiusura, la sua dicotomia rigida che vorrebbe che si adottasse tutti la stessa direzione e che pensa che i due approcci non possono coesistere, non sono adatte al suo ruolo di politico che deve rispondere ad un paese intero, non a dei dipendenti senza voce in capitolo.

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  1. […] 2 agosto 2011 tags: agricoltura, ogm, ricerca, saverio romano, scienza di Giordano Masini Libertiamo – […]