La destra americana alla prova del ‘meticciato’

– Tra gli elementi più significativi emersi nelle ultime elezioni americane di middle term c’è l’accentuarsi di una polarizzazione del voto secondo linee razziali. Al consueto successo dei Democratici presso i neri e le altre minoranze, ha fatto da contrappeso un ulteriore risultato record del Partito Repubblicano (60% dei voti) presso l’elettorato bianco.

Ma possono Repubblicani e conservatori affidare il loro futuro di lungo termine alla sola rappresentanza dell’America bianca oppure è necessario che riescano a varcare veramente la frontiera razziale per parlare anche a quell’America etnicamente diversa destinata a divenire sempre più rilevante?

Grace Vuoto, fondatrice e direttrice dell’ Edmund Burke Institute, intervistata da Libertiamo, su questo argomento non ha dubbi.

“La demografia nazionale sta cambiando drasticamente con la popolazione asiatica ed ispanica che sta crescendo in modo astronomico. Se i conservatori non prendono atto che tutti gli elettori – anche neri, ispanici ed asiatici – devono essere attivamente coltivati, il movimento conservatore è destinato a divenire nel lungo termine insignificante. Per essere competitivi in futuro i Repubblicani devono fare un lavoro migliore per comunicare i valori conservatori alle minoranze ed alle donne e per integrarle all’interno del movimento. Non c’è alternativa”.

La Vuoto ha fondato l’Edmund Burke Institute sei anni fa proprio con questa mission, quella di gettare le basi per un movimento conservatore “inclusivo” – che non si accontenti della sola rappresentanza degli angry white males.

D’altronde ritenere che neri, ispanici o asiatici siano intrinsecamente predisposti verso idee progressiste è sostanzialmente sbagliato. Al contrario, secondo la Vuoto, sui temi sociali le minoranze si collocano molto a destra.

“C’è una vitale comunità cristiana nera e ci sono comunità cattoliche ed evangeliche ispaniche molto attive. Si tratta di persone devote alla famiglia, che credono nella patria e che aspirano ad una vita tradizionale”.

Il problema “è che sono state indottrinate all’idea che l’assistenzialismo ed il big government siano nel loro interesse, quando invece tali politiche lasciano queste comunità nella dipendenza e nella stagnazione e per di più corrompono le loro basi valoriali”.

Secondo la Vuoto la via maestra per parlare alle minoranze è quella di far crescere leadership che provengano dalle minoranze, perché questo contribuisce a cambiare la percezione del conservatorismo in quelle comunità che finora l’hanno sentito distante.

In questo senso

“Sarah Palin e Michele Bachmann stanno dimostrando come le donne possano sostenere valori conservatori ed in questo modo servono da modello perché altre donne si avvicinino a tali valori.”

“Allo stesso modo leaders come Marco Rubio e Luis Fortuno sono in grado di spiegare in modo convincente agli ispanici quanto possano essere utili le idee conservatrici per la comunità ispanica – mentre deputati neri come Tim Scott e Allen West si sono messi in luce a livello nazionale e stanno aprendo la strada perché altri conservatori neri entrino in politica”.

“Sono le minoranze che possono condurre le minoranze verso il futuro. E’ molto semplice ed anche efficace”.

In realtà molte volte il GOP ha gravi problemi di comunicazione, specie nei confronti della popolazione nera i cui voti non riesce ad intercettare se non in minima parte.

“Dai neri ho sentito tante volte che hanno la sensazione di non sentirsi benvenuti dai Repubblicani, mentre i Democratici sono obiettivamente più bravi ad adattare il proprio messaggio politico in forme che attraggano l’elettorato di colore”.

Serve quindi un lavoro impegnativo per entrare in sintonia anche con quella parte del paese e per dare risposte alle sue problematiche ed alle sue priorità specifiche. I temi ci sarebbero, ma quello che manca è la capacità di declinarli nel modo più adeguato.

“Ad esempio i conservatori credono che si debba essere severi contro il crimine, eppure non sono in grado di adattare questo messaggio in funzione dei bisogni delle comunità nere che vivono nelle aree con più alto livello di criminalità”.

Grace Vuoto nota, peraltro, come il fatto che i neri nell’urna garantiscano stabilmente il 90% e più delle preferenze ai candidati democratici nella pratica vada a detrimento dell’importanza del voto nero. In effetti spesso finisce che i Repubblicani ritengano inutile corteggiare questo elettorato e che dal canto loro i Democratici, dando il voto nero per scontato, non abbiano un effettivo interesse ad impegnarsi a favore della popolazione di colore.

Probabilmente se i neri diventassero più mobili nelle loro scelte elettorali, come lo sono tutti gli altri gruppi, ci sarebbe anche un’attenzione maggiore dei due grandi partiti nei loro confronti.

Peraltro, secondo la fondatrice dell’Edmund Burke Institute, se è fondamentale per la destra adattare il proprio messaggio per renderlo più comprensibile alle minoranze, è invece sbagliato ritenere che esso debba essere annacquato o snaturato – come invece nei fatti è avvenuto negli ultimi anni, quando la strategia di penetrazione dei Repubblicani si è spesso basata sulla rinuncia ai temi liberisti e sul sostegno a politiche di welfare.

“Il più grande errore dell’era Bush è stato quello di avere adottato il cosiddetto “conservatorismo compassionevole” – una politica che ha demoralizzato la base conservatrice, senza riuscire in realtà a fare molto per attrarre le minoranze.”

“La destra non deve sinistrizzarsi per attrarre i voti dei non bianchi, in quanto se si porta la partita sul terreno dei progressisti, è chiaro a quel punto che l’agenda dei Democratici risulta più coerente e credibile”.

Con la fine dell’amministrazione Bush ed il recente avvento dei Tea Parties, oggi i conservatori stanno rivendicando la propria identità ideologica. Questo, per la Vuoto, può rappresentare un elemento positivo anche nella caccia al voto delle minoranze.

“La chiarezza, l’autorevolezza e la fiducia nelle proprie idee convinceranno gli elettori meglio di strategie a  buon mercato che svendono i nostri valori.”

Va detto, peraltro, che nella visione della Vuoto, l’idea di un movimento conservatore inclusivo e plurale non fa rima con un’immigrazione “disordinata e senza regole che anzi rischia di mettere a repentaglio la coesione della società americana.

In linea teorica, l’immigrazione è un fenomeno salutare e produttivo per lo sviluppo di una nazione, ma al tempo stesso è necessario che essa sia gestita nel primario interesse dell’America e non in un’ottica puramente assistenziale verso i poveri di tutto il mondo.

Questo vuol dire “determinare di quali e di quanti immigrati ha bisogno l’economia americana e regolare le politiche di immigrazione sulla base di questo semplice criterio.”

Massima severità ci vuole, invece, nei confronti di chi viola le leggi di immigrazione, “incluse le aziende o gli individui che assumono clandestini, gli studenti che si trattengono oltre la durata del loro visto e gli immigrati clandestini stessi”.

In altre parole, una politica migratoria guidata dal principio “America First”.

La Vuoto, che ha origini italiane, dà lo stesso consiglio anche al nostro paese che secondo lei sta subendo e non gestendo il flusso migratorio.

“L’accoglienza di immigrati dovrebbe rispondere chiaramente alle esigenze dell’economia italiana, mentre dovrebbe essere sistematicamente espulso chiunque infranga le regole. Non si tratta di crudeltà, ma di rispetto per i cittadini che hanno diritto di vivere in una società ordinata e che rispetta la legge”.

In definitiva, per Grace Vuoto non è della diversità razziale che si deve avere paura, ma del rischio di “perdere” la nostra civiltà. Ed è in quest’ottica che un’immigrazione limitata e rigorosamente regolamentata ed una piena integrazione culturale e politica dei nuovi cittadini vanno di pari passo.

Non c’è dubbio che le questioni poste dall’Edmund Burke Institute siano estremamente rilevanti per un paese come gli Stati Uniti, ma al tempo stesso anche la nostra destra italiana si troverà, prima o poi, a  fare i conti con dei nuovi dati di fatto demografici. Per questa ragione non potrà farci che bene confrontarci con le idee e le ricette di chi prima di noi si è trovato ad affrontare la sfida di una società multirazziale.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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