– Preoccupato per le mire di leadership di Maroni, Bossi intende riaffermare il proprio ruolo di guida del Carroccio. Per rilanciare la propria figura in declino, il Senatur ha presentato una proposta alternativa per la manovra finanziaria. Il leader padano è pronto a dare battaglia al ticket sanitario, recuperando i fondi necessari con una maggiore tassazione sui tabacchi.

La ragione dell’ennesimo aumento delle “bionde”, secondo Bossi, si giustificherebbe per i costi sociali che la cura dei fumatori comporta per la sanità. Un discorso simile non è di certo invenzione del Senatur. L’eccessiva tassazione di alcuni vizi privati per coprirne i costi sociali è pratica diffusa nel welfare state e, come testimonia il paper IBL di Pietro Monsurrò, il tabacco è tra i beni che più risentono di questo velato proibizionismo.

L’efficacia politica della proposta del leader del Carroccio è indubbia, tuttavia la validità dei suoi presupposti si presta a maggiori obiezioni. Che lo Stato studi soluzioni per impedire che il comportamento di alcuni gravi eccessivamente sulle spalle di tutti è legittimo, tuttavia occorre chiedersi quanto, in un regime in cui i costi sanitari sono interamente socializzati, sia possibile distribuirli equamente a carico di chi tiene uno stile di vita meno salutare della media. Volendo seguire il ragionamento del Senatur, non si capisce perché mai i cibi eccessivamente grassi, favorendo l’obesità, non debbano essere tassati come i tabacchi. Oppure perché non debba essere parimenti scoraggiato il consumo di cibi zuccherati che provocano carie dentali, o di alimenti contenenti colesterolo che aumentano il rischio di infarti.

La questione è che la sanità pubblica non è in grado di promuovere comportamenti più responsabili e salutari, poiché è utopico pensare di poter scaricare in modo equo sui singoli individui i costi di un servizio che, per sua natura, è sociale. Non è possibile, in ultima analisi, adeguare i costi della sanità pubblica ai parametri delle polizze assicurative private.
La proposta del numero uno della Lega, dunque, finirebbe soltanto con il penalizzare un mercato che già risente delle troppe accise e regolamentazioni imposte da Bruxelles, senza risolvere i problemi di efficienza e razionalizzazione dei costi che da sempre interessano il settore pubblico.

Piuttosto che un nocivo aumento della tassazione sui tabacchi, la soluzione per abolire il ticket sanitario andrebbe ricercata in una serie di tagli alla spesa superflua, cominciando magari dall’abolizione delle province così care all’establishment padano. Perché si sa: il fumo uccide, ma anche le tasse non scherzano.