Il problema di Tremonti non era a casa, ma al Ministero

di CARMELO PALMA –  Tremonti è finito sul banco degli imputati. Ma c’è finito, incredibilmente, non per avere consentito che al Ministero dell’Economia, mentre lui faceva “la politica”, il suo plenipotenziario facesse – e sappiamo come – tutto il resto, ma per avere pagato in contanti una parte del fitto che Milanese pagava (e forse neppure pagava) per il prestigioso immobile di Via di Campo Marzio, in cui il Ministro, così dice, si era rifugiato per ragioni di privacy.

Chiamato a rispondere, Tremonti ha risposto. Ma visto che la domanda era sbagliata, sbagliata è uscita pure la risposta. Gli è stato chiesto di ammettere le sue leggerezze personali e l’ha fatto. Non gli si è chiesto conto delle sue responsabilità politiche e ovviamente su questo Tremonti si è ben guardato dal rispondere.

Abbiamo scritto e non ci stancheremo di ripetere che tra il “primato della politica” – per come Tremonti la intende da Via XX Settembre – e il modo in cui il suo consigliere quel primato esercitava dalle stanze del Ministero c’è una parentela morale e una relazione funzionale. Tra lo statalismo e il malaffare, tra l’occasione e la tentazione, tra “questo” Tremonti e “questo” Milanese – che si sono scelti, e non trovati per caso – c’è qualcosa di più e di peggio che un equivoco dell’uno circa la buona fede dell’altro. Il che non vuol dire affatto che il Ministro abbia partecipato degli “affari” di cui il suo consigliere è chiamato a rispondere ai magistrati.

Che a Tremonti i salotti buoni e le piazze cattive oggi rimproverino innanzitutto il modo in cui regolava con Milanese le spese per l’affitto e non come consentiva che questi regolasse i dossier che gli erano affidati può paradossalmente considerarsi una vittoria del “tremontismo”. Se il frazionamento settimanale della pigione – e l’ammontare complessivo dei pagamenti – sia o no in contrasto con quanto disposto dall’articolo 20 della legge 122/2010, ecco il problema! Se Tremonti sia o no “in regola”, non dove stesse la regola e dove l’eccezione, dove finisse la politica e dove iniziasse il malaffare a Via XX Settembre.

Il problema che andrebbe posto a Tremonti riguarda il suo coinquilino ministeriale, non il suo ospite, più o meno occasionale, il suo consigliere, non il suo amico. Eppure a quanto pare, questo importa assai meno di scoprire se anche Tremonti sia rimasto impigliato in qualcuna di quelle stupide tagliole (e questa, sinceramente, non è neppure delle peggiori) di cui è disseminata la normativa fiscale. Se anche fosse, cosa cambierebbe?


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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