Giustizia per il popolo sovrano

di SIMONA BONFANTE – Caro neo-Ministro, onorevole Francesco Nitto Palma, Lei che è uno del mestiere sa bene che nella giustizia italiana ci sono dei bug grossi così, molti dei quali strutturali, altri funzionali, altri ancora derivati – diciamo così  – dalla contingenza. Problemi che – gli uni, gli altri e gli altri ancora – risultano però nella negazione della giustizia per quelli in nome dei quali la medesima viene dispensata.

Da un ventennio a questa parte la giustizia italiana si risolve in un eccesso di attenzione per coloro che la giustizia da una parte hanno il potere, per via normativa, di codificarla e per quegli altri che la medesima hanno invece il compito di amministrarla. Ed in un intollerabile difetto di attenzione, invece, proprio per quelli che la giustizia dovrebbe invece servire.

Un consiglio, Ministro: eviti di ficcarsi nel medesimo loop. I protagonisti – lo sa bene, no? – non sono né i legislatori né gli applicatori delle leggi. I protagonisti – quelli che Lei è chiamato a servire – sono i cittadini. Ecco, il suo obiettivo, caro Ministro  – il suo unico obiettivo – deve essere restituire loro sovranità. Il resto – vedrà – verrà da sé.

La giustizia – a volerne lucidamente inquadrare i topics –  è assai meno una questione di opinione, o di visione politica, di quanto la dialettica pubblica non ami far apparire. Un’emergenza assoluta. Pensi, ad esempio, Signor Ministro, alla (mai realizzata, sebbene politicamente commissionata) riforma del codice penale. Ci hanno lavorato, in tempi e sotto governi diversi, giuristi di peso, gli ultimi due dei quali che, in quanto ad appartenenza – politica e castale – non avrebbero potuto essere più distanti: l’avvocato comunista Giuliano Pisapia ed il magistrato liberale Carlo Nordio. Medesima tuttavia fu la diagnosi dei problemi dai due desunta, la relativa gerarchizzazione e, in definitiva, la terapia: depenalizzazione, pene alternative, amministrativizzazione dei reati irresponsabilmente ascritti al penale. Sa  – e sì che lo sa – quanto risparmieremmo in denaro, sicurezza pubblica, certezza della pena, rapidità dei processi, e quanto invece guadagneremmo in civiltà. Eppure non solo di quelle possibilissime – oltre che trasversalissime – riforme non si è fatto nulla. Ma si è addirittura andato contro, per deliberata scelta politica. E questo – ne converrà – non è affatto bene.

Perché lo sa bene Lei – come lo sanno i magistrati, gli avvocati, e persino i cittadini – che tutta quella proliferazione di reati capziosamente introdotti nel nostro ordinamento sull’onda emotiva suscitata da fatti di cronaca particolarmente pompati, ebbene nulla hanno a che fare con il diritto del sovrano – il cittadino, appunto – alla sicurezza né con il dovere del legislatore di garantirlo.

Lo sa bene, Lei, che la giustizia italiana è un malato reso terminale dalla infausta determinazione di farne campo da gioco di quel derby che è lo scontro tra poteri che la Costituzione individua sì come concorrenti ma non certo come contendenti. Non c’è posta in gioco, infatti, Signor ministro, sulla giustizia, se non la vita della civiltà democratica – che più che bene comune è bene necessario, come la vita.

Ecco, a quel paziente è ancora possibile offrire una chance.
E l’occasione per ristabilire giusitizia le si pone proprio oggi, con l’inaugurazione del Convegno “Giustizia! In nome della legge e del popolo sovrano” promosso dai Radicali italiani con il Patrocinio delle più alte istituzioni repubblicane – il Presidente del Senato, Renato Schifani, ed il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Di quei lager chiamati penitenziari, ad esempio,  signor Ministro, ma che vogliamo fare? E di quella ottusità securitario-manettara che ne ha – come era facile prevedere – reso possibile la abominevole svilizzazione? Quella medesima ottusità che fa male più di un calcio nelle palle alla credibilità di chi invece – ed a ben donde – si batte per imporre il principio supremo delle civiltà libere – ovvero democratiche – che qui Le rammantiamo: un colpevole fuori è un miliardo di volte preferibile ad un innocente dentro. Ebbene, che ne è – di questo principio – nella indefessa quanto improduttiva attività sin qui messa messa in atto dal governo?

Abbiamo forse reso un servizio ai cittadini, signor Ministro, segregando tossici e clandestini, ovvero intasando l’attività delle procure e la capienza delle strutture penitenziarie, così rendendo strutturalmente insopportabili e razionalmente improduttive le spese addossate sulla collettività per la condivisa messa in mora di una pericolosità sociale mediaticamente indotta?
Persino le Nazioni Unite hanno riconosciuto il fallimento del proibizionismo – cifra morale delle infauste policy pubbliche messe in atto per mezzo secolo, da Oriente ad Occidente, contro il consumo di droghe.

Oggi e domani, al Convegno, Lei non dovrà certo giustificare fallimenti non suoi. Potrà invece chiamarci tutti alla condivisione di successi possibili: il successo civile – riconoscere lo status di uomini liberi ai cittadini in attesa di giudizio; il successo politico – rivendicare l’indipendenza del principale partito di governo sul partito ancellare – la Lega – che pur ne mortifica la invero civilissima urgenza garantista.

Suvvia non riduca tutto alla necessità di mantenere linda la fedina penale del Presidente del Consiglio, e florido il conto in banca delle di lui attività commerciali.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Giustizia per il popolo sovrano”

  1. Piccolapatria scrive:

    Per quel che può valere il mio pensiero.. Cara Simona Bonfante, la chiosa di questo scritto (che apprezzo e condivido) è davvero legnosa , odora di pre-giudizio negativo gratuito o meno sulla persona e, messa così come esortazione beffarda, ha l’aria di voler dire che lei sa bene a priori quanto e perchè il suo “suggerimento” cadrà nel vuoto… Cordiali saluti.

  2. Simona Bonfante scrive:

    caro Piccolapatria, il Senato proprio oggi discuterà il provvedimento sul Processo lungo. o meglio, non lo discuterà perché è stato deciso di porvi la fiducia. nel merito: è una provevdimento da pazzi. nel metodo: qual ì la linea del governo in materia di organizzazione della giustizia? li vogliamo brevi, i processi, perché la giustizia o è dispensata in tempi rapidi o non è; oppure li vogliamo lunghi, in modo che l’accusato, se dotato di mezzi economici che gli permettano di avvalersi di legali sgamati, possa sostanzialmente dilatare la sentenza al punto da non doverci arrivare per nulla?
    schizofrenia normativa: è questo cui la maggioranza costringe noi, cittadini sovrani, ed il nostro sistema della giustizia.
    ecco, l’insediamento del nuovo ministro coincide con questa roba qui. ah, intanto, in galera ogni giorno che passa è un giorno in più di tortura. ma non è affatto questa certmanet la priorità, vero?

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