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Gli indifferenti (della politica) tra irresponsabilità e ottimismo

– Lo schizofrenico voto della Camera e del Senato sulla richiesta di arresto di Papa e Tedesco, se lo si vuole, trova mille giustificazioni. E’ sufficiente che ci si sposti da una forza all’altra del nostro parlamento. Forse il problema anche in questa circostanza é il medesimo di tante altre.  Ma questa volta c’é un elemento in più e non trascurabile. La linea “garantista” non é stata bipartisan ed ha prodotto il salvataggio di uno e la condanna dell’altro. Con la conseguenza che gli equilibri ritrovati in occasione della manovra finanziaria sembrano già smarriti. Così dalla duplice decisione esce un quadro politico che mostra tutta la sua instabilità. Con il Pdl da un lato che si trova ora, davvero, a dover ripensare i rapporti con la Lega, a sua volta in pieno fermento verticistico. Ma anche con un Pd che ha perso l’ennesima occasione di mostrarsi alternativo. Nei programmi, ma soprattutto nelle modalità con le quali approcciarsi alla politica.

Il partito di Berlusconi, illuso che il restyling annunciato da Alfano potesse contribuire ad  un ricompattamento interno e a gettare le base per ricostruire rapporti interrotti, appare indebolito  dagli accadimenti degli ultimi giorni. Se la questione sui rifiuti evidenziava una difficoltà ormai dichiarata a trovare posizioni condivise con la Lega, la votazione su Papa fa deflagrare il problema. Il Carroccio da parte sua, al di là delle dichiarazioni di circostanza, appare attraversato da una sorta di crisi esistenziale. Con l’ormai vecchio leader insidiato da Maroni ed una lotta senza quartiere per l’accaparramento di ruoli significativi.

Dall’altro lato della barricata, la sbandierata vittoria alle recenti amministrative, insomma “il vento cambia” divenuto lo spot della sinistra di questo scorcio di legislatura, ha già esaurito il suo effetto positivo. Ha riportato gli acerrimi nemici del berlusconismo e delle soluzioni sfacciatamente partigiane sotto i riflettori. Ma per un evento che, macchiandone in maniera indelebile l’habitus, costringe la sinistra ad essere omologata, nei suoi comportamenti, alla destra di governo.

Superate le ideologie ed immersi in una fase caotica ed incerta, ora, più che mai, nell’immaginario collettivo di molti, destra e sinistra costituiscono le due facce della stessa medaglia. Sono vuote  categorie nelle quali, senza sostanziali differenze, la politica si muove, si agita, per curare interessi spesso, personali. Sono, probabilmente, ormai, resti archeologici miracolosamente sopravvissuti, anche se con modificazioni attraverso stagioni anche difficili. Si tratta di un problema non nuovo, ma che fino al voto su Papa e Tedesco e a pochi giorni prima, alla manovra  finanziaria che non prevedeva nessun taglio alla politica, appariva in qualche modo gestibile. In fondo come si era fatto finora. Peraltro contando anche su quella contrapposizione tra destra “dell’illegalità” e del “non-merito” e sinistra “della legalità” e “del merito” che sembra più una finzione di scena che una descrizione della situazione reale.

L’interesse a conservare privilegi acquisiti, spesso sgomitando nella pletora di aspiranti politicanti in attesa di un’investitura dall’alto, agitandosi in riunioni come nelle tante occasioni conviviali, é uno degli elementi che provoca rabbia. Ingenerando l’anti-politica. Ma ancor più infastidisce l’incapacità  (o la non volontà?) a farsi interpreti dei problemi, spesso vitali, della gente, dei loro elettori. Una schiera molto considerevole di politici sembra marciare compatta a difesa dei propri benefits. Non riuscendo a capire (?) che la crisi economica non può sopportare deroghe.  Indifferenti a tutto ciò é altro da loro. Come i personaggi-marionette dell’omonimo romanzo di Moravia, vestiti di una sfarzosa ricchezza ma pieni di una triste povertà. Protagonisti inconsapevoli di una storia decadente, attori per i quali pensiero e azione, pensiero e parole sono elementi inconciliabili. Un mondo ovattato nel quale le immagini hanno il sopravvento sulle opinioni. Un microcosmo nel quale i giovani fratelli, Carla e Michele, hanno la speranza di guarire dall’indifferenza, di tirarsene fuori. A differenza di quel che accade agli adulti, a Leo, Mariagrazia e  Lisa, che sono talmente avviluppati nelle spire dell’indifferenza, da essersene quasi affezionati, da farne un elemento di distinzione e riconoscimento da conservare.

La nostra stagione politica sembra tramutata dagli indifferenti descritti da Moravia. La nostra classe politica, una gran parte di essa, è una meccanica reduplicazione di Leo, Mariagrazia e Lisa. Questo scorcio di legislatura sembra una storia in bianco e nero, senza passioni, governato esclusivamente dall’interesse.

La disperata situazione attuale del Paese ha molte cause e non meno colpevoli. E gli ultimi circa venti anni contrassegnati dal berlusconismo non possono e non debbono far dimenticare quel che é stato prima. Basta dare un’occhiata al debito pubblico. Accumulato anno dopo anno da Governi disposti a spendere molto più di quanto sarebbe stato lecito e possibile. Permettendo al debito sul Pil  di balzare dal 60% del 1979, Andreotti premier, all’88%  del governo Craxi del 1987 per giungere al 121,5% del primo esecutivo Berlusconi.

Proprio per questo quel continuo richiamo ad un maggiore ottimismo, ora su una questione ieri su un’altra, suona in maniera ancora più evidente come una studiata contraffazione della realtà. Una realtà drammaticamente declinata da cifre impietose e richiamata con una frequenza quasi giornaliera dal presidente Napolitano e dagli istituti di controllo. Michele Salvati dalle pagine del Corriere della sera, alcuni giorni fa, a proposito di economia e politica rilevava che proprio il ricorso ad un ottimismo al di là di ogni più ragionevole misura, del quale mai in precedenza si era così abusato, poteva contraddistinguere l’operato dell’attuale governo. Un governo che in virtù di una condotta così avulsa dalla realtà, così dissennata, é passato a grandi passi dall’ottimismo all’irresponsabilità. Un governo che per bocca del suo potente ministro dell’economia é passato dalle parole di speranza (a suo dire fondate su un’agenda di interventi) pronunciate, in occasione dell’incontro annuale della Compagnia delle Opere, nella seconda metà di agosto, “al ballo nei saloni del Titanic” della metà di luglio.

Una politica responsabile non illude, non regala false promesse, non agita persecuzioni. Preso atto di aver fallito, di non aver costruito nulla di quanto detto, si ferma. Lo fa nell’interesse generale. Perché il rispetto, anche politico, lo si acquisisce offrendo rispetto. E il declino del Paese, la sua incapacità di rialzarsi e di riprendere il cammino ha, anch’esso molte facce. Certamente quello di una politica in buona parte indifferente rispetto agli accadimenti nazionali ed internazionali. Ma anche quello di una società civile che non ha trovato i modi e i tempi per contrapporsi ad essa, per raddrizzarne la rotta. Così con la “casta” presa a difendere quanto avuto e la gente, la gran parte di essa, impegnata a farsi largo nelle difficoltà piccole e grandi quotidiane, si sono bruciate stagioni, si sono perse occasioni, si sono bypassate intere generazioni.

E’ mancata una valida politica  nazionale, una degna politica estera. Interpreti capaci di progettare e realizzare un Paese più sano. Sono mancati rispetto e senso di responsabilità verso il Paese in declino, che ora reclama il mal tolto. Forse, a dispetto di tutto, ancora capace di non mollare. Forse ancora capace di fare la differenza.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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