Attenta Spagna, la net neutrality non è neutrale

– Regna una gran confusione nel Regno di Spagna, improvvisamente caduto nella rete del dilemma della “net neutrality”. Il Parlamento iberico sta discutendo in questi giorni se sia meglio perseguire il principio, trasfigurandolo, della neutralità della rete, oppure lasciare il campo aperto all’implementazione di soluzioni  market oriented che tengano pragmaticamente conto dei valori  e delle esigenze in campo: accesso alla rete e utilizzo efficiente della stessa.

L’accelerazione è stata impressa la scorsa settimana dal partito socialista spagnolo, che ha presentato un pacchetto di emendamenti alla Legge sulle Telecomunicazioni che una volta approvati farebbero della Spagna il terzo paese, dopo Cile e Olanda, ad aver varato una regolamentazione pesante per la neutralità della rete.

In particolare, l’emendamento sulla net neutrality punta a garantire agli utenti

il diritto a che il traffico individualizzato di dati ricevuti o generati dal servizio di accesso a Internet non venga modificato, bloccato, deviato, prioritarizzato o ritardato a seconda del tipo di contenuto, dell’origine, del protocollo o dell’applicazione utilizzata.

Il diritto di accedere ai contenuti, eseguire applicazioni e utilizzare i servizi di loro scelta e a connettere i dispositivi alla rete senza restrizioni in materia di interoperabilità diverse da quelle stabilite dalla legge.

Il principio di neutralità della rete è di quelli difficilmente oppugnabili, e chiunque lo faccia rischia facili accuse di tendenze censorie o collateralismo al grande capitale. Ma a ben vedere la net neutrality oggi propugnata da larga parte del  web e del ceto politico europeo, è qualcosa di diverso e antipodico rispetto al principio di creazione che ha sovrinteso allo sviluppo, tumultuoso e geometrico, di internet. Il portato primigenio della non discriminazione dei contenuti sulla rete aveva il suo punto di caduta nell’estromissione dei governi dalla regolamentazione del cyberspazio. Paradigmatico, nella fase aurorale del web, risuonava il celeberrimo incipit della Dichiarazione d’indipendenza del Cyberspazio di John Barry Barlowe:

Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.

L’anarchia, dunque, o meglio una normatività spontanea, autogena e autonoma, erano i capisaldi della net neutrality originaria.

Il che è obiettivamente qualcosa di diverso e simmetricamente opposto all’intervento regolatore dello Stato, che è eteronomo e rischia seriamente di inibire gli investimenti necessari per ampliare la banda larga, che col passare del tempo diventerà sempre più un bene scarso suscettibile di impiego efficiente attraverso modelli di business che contemperino il diritto all’accesso degli utenti con la necessità di razionalizzare l’uso della rete, anche attraverso un sistema di prezzi che differenzi i servizi di base da quelli ad alto valore aggiunto.

Una prospettiva che nel campo socialista spagnolo non ha trovato di meglio dell’endorsement del ministro dell’Industria Miguel Sebastian, anch’egli socialista, che qualche mese addietro preconizzava e addirittura auspicava l’introduzione di una tassa europea a carico dei motori di ricerca per l’uso della rete, al fine di riequilibrarne la posizione di vantaggio nei confronti degli operatori di rete nazionali, come Telefònica.

Una soluzione che tradisce la scarsa fiducia nella possibilità di accordi tra le parti, e che invece a me pare l’unica via percorribile per contemperare con rigore ed equilibrio gli interessi in gioco, senza ammazzare le prospettive di sviluppo dell’ecosistema web, appiattendole sul tornaconto dell’uno o dell’altro player.

Ciò che conseguirebbe inevitabilmente anche dall’approvazione degli emendamenti per la net neutrality, che sacrificherebbero il Web all’ideologia, precludendo soluzioni pragmatiche votate all’uso efficiente di una risorsa scarsa e alla programmabilità di investimenti sull’ infrastruttura.

Lourdes Muñoz, responsabile Società dell’Informazione del partito socialista ha sostenuto che la regolamentazione del traffico è compito dei governi e che “anche se in rete ci sono concessionari che la gestiscono come strade, non possono stabilire dove le persone debbano muoversi con i loro veicoli. Non può esserci una corsia per Mercedes e una per le 600. Non è possibile limitare il traffico in base alla vettura. La stessa cosa vale per la rete: il traffico dati non può essere modificato a seconda del contenuto o l’origine di esso”.

Mai paragone fu più improvvido, come dimostra l’esistenza di pedaggi per l’accesso alle autostrade. E a chi è capitato di percorrere, ad esempio, una freeway negli States, non sarà sfuggita l’esistenza di corsie preferenziali, a pagamento, accanto a quelle libere. Con tanti saluti al congestionamento della rete.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Attenta Spagna, la net neutrality non è neutrale”

  1. Non condivido l’idea di mettere, in favore dei fornitori di accesso, una tassazione in carico ai motori di ricerca, ma sicuramente un accordo tra le parti e solo e sempre tra quelli forti e tagliano fuori gli utenti, per questo anche io nutro seri dubbi che siano la strada.

    Se la banda a disposizione si sta riducendo vuol dire che sono aumentati gli utilizzatori della rete e di conseguenza anche introiti e guadagni dei fornitori di accesso, con le prospettive di ulteriore aumeto utenza=maggiori_quadagni mi pare evidente che sia eq

  2. Ops è partito involtariamente l’invio, concludo:

    mi pare evidente che sia equo aumentare le infrastrutture e non diminuire l’accesso a servizi facendo differenziazione di prezzo per cosa posso fare o meno sulla rete.

  3. filipporiccio scrive:

    Ci rinuncio.

Trackbacks/Pingbacks