Fine vita, che c’entrano la pietà e il rispetto con questa pagliacciata?

– Il 12 Luglio 2011, la Camera dei Deputati ha approvato, con modifiche, il disegno di legge n. 2350 “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento” , che è tornato, pertanto, al Senato per l’approvazione definitiva. Appunterò la mia analisi su alcuni profili di tale testo, rilevando – come largamente contraddittorio – che la disciplina si prefiggerebbe (il condizionale è quanto mai obbligato) di garantire “il rispetto della persona umana”.

Il primo grave errore in cui incorre il testo è quello di tentare di escludere che alimentazione ed idratazione “forzate” siano trattamenti medici: con una formulazione francamente censurabile, l’art. 3, c.4, dispone che:

Anche nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, alimentazione e idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente in fase terminale i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.

Ora, la norma si presta a molteplici e ferme critiche.

Innanzi tutto, per come formulata, sembra prevedere che la semplice qualità di “paziente”, quindi, anche cosciente, privi la persona della possibilità di determinarsi sulla scelta se assumere o meno anche cibi e bevande: non vi è chi non veda la pericolosità (oltre che la palese incostituzionalità) di una norma così formulata.

Ancora, il testo rende evidente che sia l’estensore che coloro i quali hanno votato a favore non hanno mai letto la Convenzione ONU, che pure la norma assume di “ rispettare”: tale Convenzione, all’art. 25, par. d), prevede che gli Stati membri dovranno richiedere ai professionisti sanitari di fornire alle persone con disabilità “cure della medesima qualità rispetto a quelle fornite ad altri, anche sulla base del consenso libero e informato della persona con disabilità interessata, aumentando, tra l’altro, la conoscenza dei diritti umani, della dignità, dell’autonomia e dei bisogni delle persone con disabilità attraverso la formazione e la promulgazione di standard etici per l’assistenza sanitaria pubblica e privata”, nonché “prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità”(par. f).

Ora, non vi è chi non veda come la finalità della Convenzione sia quella di evitare discriminazioni, garantendo il rispetto della volontà del paziente disabile, anche per il tramite del consenso informato, e non certo quella di escludere il mantenimento di alimentazione ed idratazione dalla disponibilità della persona disabile.

Infine, escludendo alimentazione ed idratazione dalla possibilità di essere oggetto di D.A.T. (disposizione anticipata di trattamento), introduce una artificiosa distinzione tra trattamenti medici che non trova riscontro nella letteratura medica (per brevità, sul punto rinvio ai precedenti articoli pubblicati sempre su Libertiamo – 1, 2)

Altra previsione di rara singolarità è quella contenuta all’art. 4, c.6., che prevede che “In condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato, la dichiarazione anticipata di trattamento non si applica”: tale disposizione rende sostanzialmente inutile la pur limitata efficacia della dichiarazione anticipata.

Forti dubbi genera, anche, l’art. 2, c.3, che prevede che il documento di consenso informato sia firmato dal medico e dal paziente: ora, ove la firma del medico sia dovuta, e si riduca a mera presa d’atto della volontà “informata” del paziente, nulla quaestio, ma la norma si rivelerebbe inutile; temo, invece, che gli sciagurati legislatori abbiano inteso porre una condizione di validità del documento, lasciando libero il medico di decidere se firmarlo oppure no: in questa seconda ipotesi, la norma sarebbe gravemente lesiva  dei diritti dell’individuo costituzionalmente garantiti.

Fortemente discutibile  pare, infine, la soppressione del c.2. dell’art. 3, che, in combinato disposto con il nuovo c.1 del medesimo articolo, fa si che il soggetto dichiarante possa esprimersi solo in ordine ai trattamenti che vuole siano attivati, e non più su quelli che non desidera che vengano attivati.

La linea comune delle modifiche apportate dai deputati è una sola: totale assenza di rispetto e di pietà per la persona, resa prigioniera di Stato da terapie che potrebbe anche non desiderare, ma che deve subire ad ogni costo. Da tale sommario esame pare evidente che la Camera è riuscita in un intento difficilmente raggiungibile: ha notevolmente peggiorato il già censurabile elaborato approvato dal Senato.

In conclusione, forse trova un senso la frase “persona umana” riportata all’inizio del presente scritto, che necessariamente presuppone l’esistenza di persone “non umane”: chi ha approvato tale obbrobrio ha poco di umano.

P.S. Il giorno prima dell’approvazione è venuto meno mio padre, dopo 26 giorni di ricovero nel Reparto di Rianimazione dell’Ospedale di Locri: riporto questo dato così personale solo per spiegare alcuni toni dell’articolo, altrimenti poco in sintonia con la natura “tecnica” dell’analisi.


Autore: Giuseppe Naimo

Nato a Locri nel 1965, Avvocato cassazionista dal 2003, è in servizio dal 2001 presso l’Avvocatura della Regione Calabria. Ha collaborato alla redazione del “Manuale di Diritto Amministrativo”, di R.GAROFOLI – G.FERRARI, edito da Neldiritto editore, 2008. Pubblica articoli su alcune delle più importanti riviste giuridiche on line italiane (Lexitalia; Federalismi; Nel Diritto.it; Diritto dei Servizi Pubblici).

3 Responses to “Fine vita, che c’entrano la pietà e il rispetto con questa pagliacciata?”

  1. Giacomo Canale scrive:

    Piuttosto il tuo dolore dà maggiore pathos ad un’analisi tecnica che, come al solito, è impeccabile. Ti formulo le mie più sentite condoglianze. So che è una formula stereotipata, ma è anche vero che di fronte al dramma della perdita di una persona cara non c’è spazio per l’originalità e la creatività di pensiero. Ti abbraccio

  2. giuseppe naimo scrive:

    Grazie di cuore. Spero avremo presto la possibilità di incontrarci di persona.

  3. Giacomo Canale scrive:

    Anche io me lo auguro

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