Un centro riformatore che compia strappi, non una somma di leader

di PIERCAMILLO FALASCA – Un sistema politico è “rotto” quando finisce per punire quei governi, di destra o di sinistra, che provano a fare le cose giuste al momento necessario. Nel corso della Seconda Repubblica, l’alternanza tra centrodestra e centrosinistra è stata determinata quasi solo dalla debolezza dei governi, più che dalla forza delle proposte politiche alternative. Nessun governo in carica, dal 1994 ad oggi, ha rivinto le elezioni: segno che gli esecutivi di questo bipolarismo primitivo non hanno avuto la forza di compiere le scelte coraggiose e necessarie o che, quando hanno provato a farlo, le opposizioni hanno beneficiato della impopolarità di quelle decisioni. Inevitabile – come è successo purtroppo con l’ultimo governo Berlusconi – che qualcuno abbia poi pensato di rompere tale dinamica con la strategia dell’immobilismo, a spese del paese e delle sue prospettive di crescita e sviluppo.

Chi crede nella democrazia dell’alternanza, un assetto politico nel quale piattaforme programmatiche coerenti e leadership credibili competono tra loro per il governo del paese, non può accontentarsi di questo bipolarismo italiano delle opposte debolezze e degli opposti estremismi. Per costruire un’autentica e funzionante democrazia dell’alternanza, oggi c’è bisogno di archiviare la Seconda Repubblica – l’era berlusconiana – e con essa il peggior bipolarismo che l’Europa abbia mai conosciuto: muscolare, parolaio e non-decidente.

Sono almeno dieci anni che l’economia italiana aspetta invano una stagione di riforme economiche e sociali che le consentano di ritrovare dinamismo e competitività, uscendo dalle sabbia mobili del declino e dell’irrilevanza. Un decennio perduto aspettando che Berlusconi compisse le sue promesse o, nell’ottica dei suoi avversari, che fosse impiccato a piazzale Loreto. Non è accaduta né la prima (purtroppo) né la seconda cosa (per fortuna), è successo invece che l’Italia si trova oggi sull’orlo del baratro finanziario, come e più pericolosamente del 1992: l’unica politica economica che il governo ha saputo implementare è data dal più pesante e regressivo aggravio fiscale dal dopoguerra ad oggi; qualsivoglia tentativo di liberalizzazione cade sotto il fuoco incrociato degli interessi corporativi (vedi libere professioni) e della demagogia sinistrorsa (vedi referendum sui servizi idrici); la litigiosità tra i livelli di governo sulla spartizione del bottino dell’erario è ciò che resta di un decennio passato a evocare la sussidiarietà e l’autonomia locale, salvo poi pasticciare un assetto di federalismo fiscale degno di un bambino di quarta elementare.

Il tempo è poco, per l’Italia. E’ il momento delle riforme difficili e coraggiose. Ci vuole una stagione di serietà e di sobrietà, ci vuole oggi un centro riformatore che scardini il bipolarismo dei Montecchi e dei Capuleti: un “centro” per costruire una democrazia dell’alternanza funzionante e decidente, “riformatore” per arginare la tendenza all’immobilismo dei governi preoccupati dall’impopolarità delle scelte necessarie. Quello che gli americani chiamano un radical center.

Può il Terzo Polo – che oggi si ritrova a Roma in pubblica assemblea – essere quel centro riformatore? La debolezza congenita dei maggiori esponenti del Terzo Polo – aver fatto parte, nel bene e nel male, del sistema politico che s’intende superare – può diventare una forza se si offre all’opinione pubblica uno “strappo” deciso dalle logiche del passato, dai prudentismi e dai calcoli, dalla tolleranza di pratiche illegali alla scarsa trasparenza dei metodi di selezione della classe politica. Francamente, è più facile per Fini e per FLI che per Casini e l’UDC: anche per questo, i margini di crescita del Terzo Polo dipendono in buona parte da FLI, dalla sua capacità di ritrovare l’appeal dei mesi passati.

Ma ciò non basta. Se il Terzo Polo avrà paura di compiere strappi e si mostrerà come la semplice somma delle sue parti, rischia di affondare con la fine della Seconda Repubblica. Se vorrà essere il centro catalizzatore delle riforme e delle istanze di cambiamento, se le forze politiche che lo compongono sapranno ibridarsi con la parte più avanzata della società italiana, con quanti chiedono alla politica di favorire e non contrastare l’innovazione sociale, economica e culturale del paese – anche quando questo significa rompere schemi precostituiti, rendite di posizione e pregiudizi culturali –  il Terzo Polo potrà allora giocare un ruolo primario negli assetti futuri della politica italiana.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

11 Responses to “Un centro riformatore che compia strappi, non una somma di leader”

  1. Elle Zeta scrive:

    Il decennio perduto di berlusconi, dovrebbe fforsde suggerire che il terzo polo così articolato difficilmente permette positive aspettative. Da cittadino credo che la scelta migliore sarebbe un FLI che si lancia autonomamente rimarcando la sua anima liberale con proposte davvero forti. Il rischio è di nuovo quello di spendersi rimanendo però bloccati ed oscurati in una coalizione assai poco innovativa ed entusiasmante.

  2. il mio voto non andra’ mai al terzo polo. nn voglio gli integralisti talebani dell’UDC al governo. Spero che Libertiamo cambi idea

  3. L’idea del terzo polo è fallimentare. Inutile arrampicarsi sugli specchi. Un centro riformatore con mezzo Vaticano e un politico per tuttel le stagioni come Rutelli solo per sperare di essere decisivi al senato fa rabbrividire. Dimenticato, sepolto e abbandonato qualsiasi dibattito sui diritti civili.

  4. Andre scrive:

    A me pare di capire che te, Piercamillo, auspichi un Terzo Polo che ha poco a che fare con quello che si sta formando. Se però il nome se lo prendono questi non conviene fin d’ora trovare un nuovo nome al vostro progetto?

  5. Antonluca Cuoco scrive:

    IO CAMBIO L’ITALIA … campeggiava.

    con casini,buttiglione e cesa … ò ver ?

    io continuo a pensare quel che vedevo un anno fa . FLI sola, che si gioca le carte di riforma liberale italiana, con capacità comunicativa seria, studiata e coerente.
    ..ma non accadrà e resto minoranza, as usual :)

  6. Antonluca Cuoco scrive:

    ps. ovviamente ho seguito e visto che c’era anche Nicola Rossi : qualora il 50% delle cose che dice fosse assunto e realizzato dai vari casini,lombardo,fini,rutelli e co. SAREI IL PRIMO AD ESPRIMERE APPREZZAMENTO, ma sono sanamente scettico.

  7. step scrive:

    Siamo passati da “destra libertaria” a “destra liberale” a “centrodestra liberale” a “centrodestra liberalriformatore” a “centro riformatore”. Non ci siamo. Almeno per le idee che ho io. Mi dispiace per gli amici di Libertiamo, capisco che non dipende da loro. Dipende da Fini, e ancor più da Casini. Ma proprio non ci siamo. Si è finito per dare ragione a Berlusconi, dal punto di vista della collocazione politica di FLI. Ovviamente continuerò a frequentare queste pagine.

  8. enzo51 scrive:

    Sembra che la casta voglia sopravvivere a se stessa.

    L’illusione che l’unione di questi spezzoni di “vecchi” notabili
    della prima e seconda repubblica – semmai ci fosse stata una seconda – possa far ripartire questa afflosciata nazione non più in grado di esprimersi in modo adeguato ai tempi che stiamo vivendo è talmente forte che al solo pensiero penso al suicidio.

    La sceneggiata all’italiana non regge più.

    O si riparte con le idee chiare e giuste o è meglio affossare questo intero marcio sistema demandando alla piazza il responso.

    Il popolo del web rumoreggia e a settembre di sicuro ci sarà qualcosa che assomiglierà a quello che abbiamo vissuto vedendo le immagini di altri popoli in rivolta.

    La misura è colma : la casta e i furbi attorno alla casta si arricchiscono ancora e sempre di più in modo ignominioso alla faccia del popolo bue che fa la fame.

    Svegliati Italia e riappropriati del tuo destino anche in modo ribelle!!!

  9. inutile scrive:

    Il terzo polo non esiste
    E’ solo la momentanea convergenza di vantaggi politici cercata da politicanti di professione.
    Il popolo Italiano l’ha capito e ha dimostrato che se non vota centro destra preferisce stare a casa piuttosto che dare voti al terzo polo

  10. Nicola scrive:

    Sono un finiano da sempre. La mia evoluzione ideologica e politica ha finora sempre collimato con quella di gianfranco. Detto questo, non mi sento centrista e continuerò a dare il mio voto a fini con la speranza che questa del terzo polo sia solo una parentesi causata dal timore di sparire. Va bene un’alleanza con casini, non un calderone.

  11. foscarini scrive:

    Casini qualche giorno fa si produceva in un elogio alla patrimoniale di Amato.
    Casini è ancora più a sinistra e statalista del PD e ha l’aggravante di essere completamente succube del vaticano.
    Ma questo centro riformatore dove sarebbe? Buttiglione e Casini sarebbero i riformisti?

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