Rischiare il carcere per una vignetta: la nostra è vera libertà?

– L’accusa di vilipendio al capo dello Stato rivolta a Maurizio Belpietro per la pubblicazione di una banale vignetta satirica dovrebbe indurre a riflettere sulla natura della vigente forma di stato.

Mai come in situazioni simili sembrano adatte le parole di Ernst Junger sulla natura del potere e della sorte che spetta a quanti – certamente con ragioni più nobili di quelle del direttore di Libero – decidono di opporsi al sistema costituito con il più grande strumento di libertá di cui un individuo dispone: il dissenso. Altro che partecipazione, la vera libertá é anzitutto quella di dire no: no allo Stato, alla Costituzione, all’inno, alla bandiera e anche e soprattutto alle istituzioni.
Non doveva forse la Modernità essere l’affrancamento degli uomini da ogni servitù? Eppure non si può certo sostenere di essere liberi se il principio della libertà personale, fondamento dello stato di diritto, può essere violato dallo Stato in ragione del dissenso espresso nei confronti di un uomo, nella fattispecie attraverso un’innocua vignetta satirica.
Cos’é dunque questo regime se non la grande illusione della libertà con riserva di legge, quel principio secondo cui l’individuo può dirsi libero soltanto entro i rigidi limiti sanciti dallo Stato? Come può conciliarsi con la libertà un sistema che delega alla maggioranza il voto sulle questioni più disparate e al contempo le impedisce di mettere in discussione i fondamenti del sistema stesso, di cui il Capo dello Stato é, appunto, massima espressione?

A fronte di queste considerazioni occorrerebbe spiegare ai più fervidi sostenitori della democrazia e dello stato secolare che esso, a ben guardare, si presta alle medesime critiche di quell’ancien régime di cui sono fieri oppositori; é difficile, infatti, riscontrare differenze tra la violazione delle libertà fondamentali operata da un papa o un imperatore nei confronti dei dissidenti e quella messa in atto verso gli stessi dallo Stato moderno e secolare.
Maurizio Belpietro, infatti, non rischia una pena pecuniaria, ma la reclusione da uno a cinque anni per una barzelletta. E mentre restano inebriati dalla secolarizzazione, i fanatici dello stato moderno non si rendono conto che a Milano un certo Bruti Liberati apre un fascicolo su un direttore di giornale con la seguente accusa: reato di Lesa Maestá.

Come può una fattispecie di reato appositamente costituita sussistere solo nei confronti di un determinato individuo, al punto da comportare una detenzione, e venire meno per tutti gli altri cittadini? Dove finisce allora il principio di uguaglianza di ogni cittadino dinnanzi alla legge tanto osannato quando si tratta di abolire l’immunità parlamentare? “Roba da Medioevo”, direbbero loro, gli illuminati. A me, piuttosto, sembra roba da giacobini.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

6 Responses to “Rischiare il carcere per una vignetta: la nostra è vera libertà?”

  1. lodovico scrive:

    Tutti siamo uguali nei confronti della legge. Ma il Capo dello Stato é irresponsabile e per questa sua particolare condizione non é politicamente corretto prenderlo in giro. Più che di libertà la nostra Costituzione ci illumina sull’educazione e sull’etica,il diritto é demandato all’ordine della magistratura che sempre può interpretare in prima ipotesi la Costituzione o la Legge.

  2. grano scrive:

    Il presidente della Repubblica è sostanzialmente il massimo rappresentante della Repubblica. Per tale considerazione la legge prevede che non possa essere offeso impunemente (e tra dire no allo Stato ed offendere qualcuno chiamandolo “pappone” c’è una bella differenza), come non può esssere offeso impunemente qualsiasi pubblico ufficiale (e che c’entrano l’uguaglianza di fronte alla legge e l’immunità parlamentare? Si è tutti uguali di fronte alla legge in quanto esecutori di un atto, non come soggetti passivi).
    Si può ovviamente discutere tali previsioni e anche pensare di abolirle (peraltro il reato di oltraggio a pubblico ufficiale era stato abolito ed è stato reintrodotto dall’attuale maggioranza), ma esse non sono prive di una loro logica.
    In ogni caso, che le cose stessero così era ben noto. Anche Belpietro ne era sicuramente a conoscenza e quando ha scelto di fare quel titolo su una vignetta che ritraeva evidentemente anche Napolitano (mentre Calderoli, ministro e dunque pubblico ufficiale, guarda caso era meno univocamente riconoscibile) sapeva benissimo a che cosa andava incontro, anzi è andato a cercarsela, anche se poi ha fatto la verginella, proprio per poter poi urlare alla casta protetta dalla magistratura, alla repressione della libertà d’espressione etc.etc..
    I radicali, quando, a torto od a ragione, vogliono contestare una previsione di reato (vedi distribuzione di droghe leggere), agiscono ben diversamente: commettono il “reato” dopo aver dichiarato pubblicamente che stanno per farlo, proprio per attrarre lealmente l’attenzione sull’evidente irragionevolezza della sua penalizzazione, e non fanno i finti tonti.

  3. Giancarlo scrive:

    Ma cosa dici??
    La Legge si applica, non si interpreta.
    La Costituzione si applica, non si interpreta.

    Legge e Costituzione non sono l’Iliade o i Promessi Sposi, dove l’espertone di turno interpreta il pensiero dell’autore.

    Entrambe sono fatte per essere applicate. Il Magistrato non può interpretare, per questo esiste la Camera e il Senato, che interpretano, ed emettono un codicillo, modificano un articolo, riscrivono la Norma.

    Compito che non spetta al Magistrato, in un paese democratico. In dittatura, come sta avvenendo in Italia, con la Dittatura dei Magistrati, allora qualcuno si sbizzarrisce ad interpretare.

    Ma la Storia renderà giustizia, tardiva magari, relegando questi Magistrati Interpreti nella casella dei venduti e dei corrotti.

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

  4. Daniele Venanzi scrive:

    Caro Lodovico, il capo dello Stato é giuridicamente irresponsabile soltanto degli atti compiuti nello svolgimento della sua mansione in quanto, appunto, incarna l’istituzione e non ne confronti di quelli svolti come privato cittadino. Tuttavia non permettere a priori che venga raffigurato in una vignetta satirica significa eliminare questa distinzione fondamentale tra l’uomo e l’istituzione, proprio come avveniva per i monarchi di legittimazione divina. Nonostante ció, mi ripeto nell’affermare che la libertá di dissentire é inalienabile in una forma di stato che presume di fondarsi su principi liberali

  5. lodovico scrive:

    @ per giancarlo e daniele. vi prego sorridete. sia consentita una chiosa sull’art.32 della nostra costituzione che leggo si applica e non si interpreta: se il diritto alla salute é un diritto costituzionale si può affermare che le malattie sono incostituzionali? ed in tale caso come ci si deve comportare con queste? E l’ordine della magistratura come deve agire di conseguenza?

  6. Daniele Venanzi scrive:

    Temo che se ciò non fosse accaduto a Belpietro ma a un uomo di opposizione tutti sarebbero d’accordo con me nel contestare questa barbara fattispecie di reato. Cercate per una volta di astrarre e di capire che la mia non è la difesa di un uomo ma di un principio. In America bruciare la bandiera non è reato, e nessuno la mena con la storia del rispetto dello stato e delle sue istituzioni, tanto meno i giudici della Corte che si sono pronunciati in questo modo. Questa retorica stantia del sommo rispetto delle istituzioni è roba da neofascismo, da mistica dello Stato. Tenetevi il reato di lesa maestà e andate ancora in giro a dire che lo Stato è differente dal Papa e dall’imperatore, andate avanti con questa fede cieca nello Stato. E per concludere, il fatto che non siate lettori di Libero (come non lo sono io) non dovrebbe fare di voi dei manettari nei confronti del suo direttore

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