Il Parlamento dei segreti

di SIMONA BONFANTE – L’onorevole Papa non è un perseguitato politico. Le carte – prodotte dalla Procura che ne ha richiesto l’arresto, e dall’imputato che alle accuse dei magistrati napoletani ha opposto la bibbia della propria innocenza – hanno permesso alla giunta per le autorizzazioni a procedere, prima, alla Camera dei Deputati, poi, di escludere al di là di ogni ragionevole dubbio una volontà persecutoria, liberticida quindi, da parte di un organismo costituzionale non elettivo, come la magistratura, ovvero la di lei volontà anti-democratica di perseguire per fini politici un esponente di quell’organismo costituzionale sovrano che è il Parlamento, con intento, dunque, sostanzialmente golpista.

L’onorevole Papa renderà conto della proprie ragioni in tribunale. Dovrà farlo – e di questo ci rammarichiamo – da uomo non più libero. Ma il Parlamento non è un collegio difensivo castale. Il Parlamento scrive le leggi e prevede le sanzioni alla loro trasgressione. Sanzioni che, nella più parte dei casi, si risolvono nella privazione della libertà del reo – anche del presunto tale, ovvero nella condanna preventiva dell’imputato in attesa di giudizio.

Brutta roba la privazione della libertà. Equivale – né più né meno – che alla privazione della vita. Ci pensano mai, i legislatori, quando si applicano con sì mediaticamente premiante creatività alla emanazione di reati nuovi, gareggiando in atarassica severità sulla misura della sanzione da infliggere? E no che non ci pensano.
È andata meglio al senatore Tedesco, e di questo – umanamente – ci felicitiamo: si difenderà dalle accuse da uomo (e parlamentare) libero. E dire che invece aveva avuto l’impeto di argomentare a favore dell’autorizzazione al proprio arresto. Per una questione di trasparenza, ha più o meno ipocritamente affermato l’ex esponente Pd: per tutelare la credibilità dell’istituzione.

La credibilità dell’istituzione, già. Ma che credibilità vuoi che abbia un consesso di rappresentanti del popolo che al popolo rappresentato nega il più elementare dei diritti, quello alla trasparenza delle decisioni ed alle ragioni che le motivano? Hanno invece preteso il voto segreto, i parlamentari della maggioranza. Ma perché, poi? Per garantire ai deputati libertà di coscienza – hanno sostenuto. Okkey, ma che c’entra la coscienza? Si trattava solo di esprimersi sul rispetto delle regole.
Infatti la libertà di coscienza, è ovvio, non c’entra nulla. C’entra solo Berlusconi e la sua pseudo-maggioranza che, come provato, è ormai solida come un gelato al sole. C’entra il personale bisogno del premier-imputato, un bisogno psico-economico, di politicizzare il sé stesso-alla sbarra – ed il qualunque imputato gli graviti partiticamente attorno – definendo “garantismo” quello che altro non è se non (legittimo) anelito all’auto-protezione.

Garantismo, appunto. Poche ore prima del dibattito parlamentare italiano, si svolgeva a Westminster il primo Question Time dallo scandalo Murdoch. David Cameron, il Premier, era (politicamente) implicato, eccome. Politicamente, appunto, perché di penalmente sensibile, a suo carico, meno di zero.
La democrazia, però, funziona così: mica basta essere giuridicamente puliti per farla, politicamente parlando, franca: bisogna anche mostrare – al di sopra di ogni ragionevole dubbio – di esserlo civicamente e moralmente. Il Primo Ministro britannico è frettolosamente rientrato da una missione all’estero per partecipare al dibattito parlamentare: lasciare inevasi i dubbi – incalzanti, pertinenti – espressi in Parlamento dalle opposizioni, e dall’opinione pubblica sui giornali, avrebbe significato sfanculare i doveri che la democrazia impone al ruolo che nella contingenza riveste: il dovere di spiegare, quindi, di non trincerarsi dietro il segreto, di rispondere con dovizia ai pressanti interrogativi che, attraverso gli MPs, gli vengono sollecitati dai cittadini.  Ché sono gli eletti – in democrazia –  al servizio degli elettori, e non viceversa. E gli eletti, in democrazia, non stanno al di sopra ma alla pari degli elettori. Tant’è che in democrazia, e non a caso, transparency, first.

Appunto. Democrazia è trasparenza. Mentre segretezza – ditelo voi – cos’è?


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

3 Responses to “Il Parlamento dei segreti”

  1. enzo51 scrive:

    Segretezza è la gabbia di Faraday che (dovrebbe) proteggere tutti i parlamentari dai fulmini della Giustizia!!

    Brava Simona ,come sempre!!!

  2. domando anche qua: l’ex radicale, il liberista, il libertario il liberale BDV come ha votato? avrà mica votato per le manette preventive di un deputato della Repubblica italiana?
    mn

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