Gli umiliati e offesi da Sarkozy in nome della “diversità”

– Le risorse umane non sono mai state il punto forte di Nicolas Sarkozy.
Franz-Olivier Giesbert nella sua biografia “M.President” ripercorre i quattro anni di Nicolas Sarkozy all’Eliseo e riconosce che non c’é nulla di più difficile al mondo dell’essere ministro o consigliere del presidente francese.
Poco rispetto, pochissime gratificazioni e moltissimi rimproveri.

Joséphine rimproverava a Napoleone di umiliare troppo e di punire poco; si potrebbe dire la stessa cosa di Sarkozy. Gli osservatori politici, infatti, gli imputano il difetto di quei manager che, incapaci di delegare e di responsabilizzare, pensano di poter fare tutto da soli.

Ciò che irrita i suoi detrattori é il suo carattere più che la sua politica.
Il suo bilancio è tutt’altro che negativo, sia in politica interna che in politica estera. Sarkozy é stato, sin qui, uno dei presidenti più riformatori che la Francia abbia mai avuto.
E’ anche il presidente che, più di ogni altro, ha dato segnali importanti di apertura verso la “diversità” e in politica estera si é meritato molti elogi, tanto da far dire che, grazie a lui, “l’Eliseo é tornato ad essere il palazzo piu’ splendente del mondo”.

Come i suoi precedessori, Sarkozy si vuole presentare ai francesi come un padre della Patria, un “presidente protettore”.
Anche il suo look é cambiato rispetto al 2007: non indossa più blazer blu-marine, mocassini col fiocco o con morsetti in metallo, camicie appariscenti con un grosso avana nel taschino; non porta più gli occhiali Ray-Ban e neanche il Rolex, rimpiazzato da un’elegante Patek Philippe in oro bianco, regalo di Carlà, la sua musa ispiratrice.

Liberale e liberticida, conservatore e riformatore, rigido e incostante, pieno di sé fino all’eccesso, Sarkozy ha deciso di giocarsi fino in fondo la sua battaglia per la rielezione nel 2012.
Davanti all’avanzata di Marine Le Pen, ritrova il suo orgoglio di “francese dal sangue misto” e ribadisce la sua professione di fede verso la borghesia illuminata, i ceti medi produttivi impegnati nella costruzione e nello sviluppo della Francia, contro la mentalità piccolo-borghese, reazionaria, settaria e moralmente meschina.

Contro le spinte xenofobe, difende l’identità nazionale.
“Senza identità – ama ripetere – non c’é diversità” E ancora l’identità “è la condizione della diversità, la condizione dell’integrazione. Ciò che uccide le società è la consanguineità. Io sono per il meticciato, ma ci deve essere un’identità nazionale”
Contro l’avanzare delle spinte identitarie nelle comunità musulmane, ha proposto un nuovo patto repubblicano, rinforzando la legge Stasi che vieta l’ostentazione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, ha difeso il modello francese di integrazione affermando il valore della laicità positiva.

Eppure non mancano nelle file della maggioranza presidenziale i mal-pancisti e gli scontenti.
Sylvie Pierre-Brossolette, su “Le Point”, ci racconta come, su pretesto di non essere prigioniero di un clan, il capo dello Stato abbia spesso privilegiato uomini e donne che non avevano avuto un cammino in comune con lui.
Amici di una vita sono stati sacrificati in nome dell’apertura, al punto che Patrick Devedjian ebbe a dire “io sono favorevole all’apertura, compresa quella ai… sarkozysti !”.

Devedjian venne sacrificato per permettere a Rachida Dati, uno dei simboli della diversità, di diventare ministro della giustizia. Stessa sorte toccò a Thierry Mariani, Pierre Lellouche, Christian Estrosi, Nadine Morano e in tempi più recenti a Brice Hortefeux, l’amico di una vita.
Jean Louis Borloo che pensava di prendere il posto di François Fillon a Matignon, durante l’ultimo rimpasto, se ne é andato sbattendo la porta, portando con sé l’ex porta-voce Dominique Paillé e Rama Yade, annunciando la sua candidatura nel 2012.

Lo scrittore Jacques-Alain Miller sostiene che per Sarkozy umiliare gli amici è come un dovere di verità, un modo per affermare il suo disprezzo per i cortigiani e il suo amore per la funzione.
Sarkozy, per il momento fa spallucce. Ama, infatti, ricordare che “la fedeltà è per i sentimenti, l’efficienza per il governo” e, come il Generale De Gaulle, sembra volere dire ai suoi: “Signori, potete contare sulla mia ingratitudine”.


Autore: Andrea Verde

47 anni, laureato all’Università Bocconi di Milano in Economia aziendale, vive e lavora in Francia da oltre vent’anni. E’ stato responsabile del budget e del controllo di gestione della Polimeri Europa France, é giornalista indipendente, collabora attualmente con GBS Engeneering ed é membro del consiglio direttivo della No.Gaf. (Nouvelle Generation Africaine pour la France)

7 Responses to “Gli umiliati e offesi da Sarkozy in nome della “diversità””

  1. Bruce scrive:

    Non voterei Sarkozy, nemmeno se mi pagassero. Ma mi spiace di non essere francese perché vorrei votare per Marine Le Pen. L’unica vera candidata di vera Destra e l’unica vera erede di quel De Gaulle che disse: non voglio che i destini della Francia siano decisi dalla Borsa. Sarkozy (come Cameron, la Merkel, Zapatero, Papandreu e Berlusconi) è una marionetta manovrata da quelli che stanno a Wall Street e alla City. De Gaulle non avrebbe mai accettato imposizioni das nessuno e non si sarebbe mai fatto dettare la politica economica dai mercati. Ma, oggi di persobe con la schiena diritta come il Géneral ne sono rimaste poche. La sua erede, Marine Le Pen, è una di queste

  2. Yanis-Clément scrive:

    Très fine chronique qui fait preuve d’une objectivité certaine et de références intéressantes! Sarkozy a en effet tout au long de son parcours politique pris la parfaite mesure du pouvoir de nuisance de ces potentiels opposants et a ainsi pu les neutraliser en les ralliant souvent à son camp… au dépend des fidèles de la première heure…

  3. Cinzia scrive:

    eheh malizioso, forse. Senz’altro attento all’aspetto psicologico del personaggio, oltre il gioco politico o le convenienze di favorire l’uno o lo sfavorire l’altro. Certo è che in italia, ad esempio, nessuno rischierebbe l’originalità di f…avorire qualcuno che non sia “tra le amicizie” o nel giro più stretto di collaboratori . In questo, pur non brillando immagino di simpatia, bisogna rendere atto che Il Sarkozy style rimane qualcosa di davvero estraneo a noi, circondati di cortigiani e lacché a perdita d’occhio ovunque si posi lo sguardo, ahimè!

  4. alessandro scrive:

    Patto repubblicano? Che bello. In italia sarebbe la salvezza, ma i clericali venderanno cara la pelle

  5. charmontel scrive:

    Sarkozy n’a fait que des “réformettes”.Les grandes réformes sont encore à faire.La France est toujours un Etat jacobin ,centralisé budgétairement,soviétique dans l’âme. Je le vois dans la gestion d’une petite ville où des dépenses ridicules sont répétées année après année sans que personne n’y puisse rien changer car le propre de ce pays ,c’est de ne rien changer:c’est le contribuable qui paie et on ne nous demande pas d’être entreprenant, efficace,rationnel.La gestion de la France est ubuesque..Dans ma ville on doit refaire la couverture du toit de la salle des fêtes;tous les devis dépassent les un million d’euros..Un de mes amis couvreurs me dit qu’il y en a pour trois cent milles euros…j’en parle à un camarade adjoint au maire, il me répond : “je sais bien,mais qu’est-ce qu’on peut faire ? toutes les entreprises consultées donnent des devis similaires.” Et voilà le tour est joué.On va aller payer trois fois plus que ce que ça coute et où ira l’argent..? Pour les vrais changement en France,il faudra attendre la prochaine Révolution et beaucoup en vienne à la souhaiter.

  6. SONO CONTENTO DI RILEGGERE UN ARTICOLO DI ANDREA, SPIRITO RAFFINATO, SU LIBERTIAMO DOPO AVERLO AVUTO COME MENTORE E MAESTRO ALLE ELEZIONI COMUNALI A BUSTO ARSIZIO DOVE ABBIAMO ELETTO CONSIGLIERE COMUNALE IL SEN ROSSI. ANDREA AMA SARKOZY PIU DELLA CARLA’ NONOSTANTE LEI ABBIA REGALATO A LUI IL PATEK PHILIPPE E DUE GEMELLI IN ARRIVO. E NOI QUA ANCORA A DIRE…LO RICONOSCESSORO GLI ITALIANI UN LEADER COME SARKO’…SPERIAMO IN GF

  7. Yanis Clément parfait! j’allais le dire

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