Liberalizzazione degli Ordini: contrordine compagni!

– Decine di eccellenti laureati, potenziali professionisti che potrebbero contribuire allo sviluppo economico e sociale del paese, restano tagliati fuori dal mercato del lavoro, da un lato a causa della crisi, dall’altro della clausura e dell’immobilismo degli Ordini professionali. Gli Ordini professionali italiani sono bloccati, chiusi in se stessi, non fanno gli interessi dei consumatori. La cosa più grave, però, è che la probabilità di superare l’esame per accedere ai vari ordini non dipende esclusivamente dalle qualità del candidato, ma soprattutto da altro. Basti pensare che, secondo alcune statistiche, aspiranti commercialisti veneziani hanno il 92% di probabilità di essere bocciati all’esame, mentre aspiranti commercialisti catanesi possono anche stappare lo spumante: sotto l’Etna non bocciano nessuno.

Questo pare dimostrare quanto scriveva Indro Montanelli: così come sono servono solo a “difendere le mafie di interessi corporativi“. Sarà veramente difficile che vengano aperte le professioni ai giovani, se gli Ordini continuano ad inserire nelle commissioni d’esame (quelle che decidono chi si può iscrivere agli albi) persone che esercitano le professioni e che hanno tutto da perdere dall’ingresso nel mercato di professionisti spesso più bravi e competenti di loro. Sappiamo che in Italia la parola “merito” è abusatissima, ma la cosa che incuriosisce è che la sua valorizzazione, a quanto pare, dipende dall’area geografica.

A tal punto mi sorge una domanda, anzi due: tutti i geni di una determinata professione nascono in una zona e tutti i somari dall’altra? I voti dipendono dalla bravura dei candidati o dal capriccio e dalle chiusure delle commissioni?

Proprio sulla questione delle liberalizzazioni, ultimamente, sono nate aspre polemiche. Memorabile il ricatto dei senatori del PdL durante l’iter di approvazione della manovra economica, nel bel mezzo degli attacchi in borsa ai titoli delle banche italiane detentrici di debito pubblico. La sola idea di aprire gli Ordini a nuovi professionisti ha talmente irritato il partito delle corporazioni italiane da indurre una raccolta firme che ha costretto la maggioranza ad un dietrofront sull’ emendamento per non rischiare di mandare il paese in bancarotta.

Sul tema delle liberalizzazioni ha mostrato un parere diverso Antonio Di Pietro, leader dell’IDV, il quale ha dichiarato di preferire che venga data una possibilità anche ai giovani avvocati di far carriera e di “potersi misurare senza dover necessariamente passare attraverso l’imbuto di studi legali blasonati, che diventano importanti solo per le parcelle esose che fanno, piuttosto che per la loro abilità e bravura nel seguire i propri clienti”. Parere che, a mio avviso, è il più liberale tra tutti quelli che sono stati espressi finora. Ma l’Italia, si sa, non è un paese per liberali…


Autore: Giulia Cortese

Classe 1988, nata a Buenos Aires ma romana di adozione. Linguista e aspirante giornalista professionista, è appassionata di comunicazione in tutte le sue forme. Nel 2010 approda nel Partito Radicale, e da qui inizia il suo impegno nell’associazionismo e nella politica. Firmataria del manifesto “Fermare il Declino” di Oscar Giannino, è frequentatrice di numerosi think-thank sul pensiero liberale.

6 Responses to “Liberalizzazione degli Ordini: contrordine compagni!”

  1. non si tratta tanto di sedi dove svolgere l’albo perchè per un paio di giorni si va fuori provincia a fare l’esame.
    piuttosto si tratta di nuove regole che permettano ai neo-iscritti di trovarsi uno spazio sul mercato.

  2. Antonino scrive:

    Articolo condivisbile in tutto!

  3. Francesco scrive:

    Saro’ molto soddisfatto quando tutte le professioni saranno liberalizzate, così tutti questi signorotti che in Italia hanno formato le varie caste, laureatisi in epoche remote, saranno messi a confronto con tanti giovani laureatisi di recente, veramente bravi.
    Comunque sia,sarebbe ora che in Italia, le caste, nelle varie professioni sparissero completamente.

  4. Giorgio Pasetto scrive:

    Liberalizzare per crescere!

  5. andrea scrive:

    Ricordo quando gli stessi identici discorsi venivano fatti in Forza Italia. Dopo 20 anni, di cui una decina di governi berlusconiani, non è cambiato nulla. Sono pronto a scommettere che, qualora andasse al governo FLI, continuerebbe a non cambiare nulla.

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