– Italo Bocchino dichiara: “Se davvero Berlusconi non fosse più candidato premier potrebbe emergere un nuovo quadro politico che darebbe ragione alle questioni poste da Fini nel PDL e successivamente da FLI. In tal caso tutti coloro che si ritengono politicamente e culturalmente alternativi alla sinistra avranno il dovere di verificare la possibilità di una nuova convergenza delle forze moderate e riformiste”.


È questa quindi la fine? Uscito di scena (per finta) Berlusconi, FLI finirà per rientrare (davvero) nei ranghi pidiellini? L’allontanamento di Urso, Ronchi e Scalia è l’inizio di un lungo stillicidio, o forse il primo atto di una rapida disgregazione per strappi successivi?
Orrore.

L’irresistibile ascesa – anzi, tecnicamente “discesa”, visto che è stato calato dall’alto – di Alfano non segna nessuna rottura nel PDL, se non d’immagine. Berlusconi è impresentabile, pluri-indagato, imbarazzante, e per giunta anziano. Perde consensi, e chissà, forse si sente davvero un po’ stanco, oppure teme di non riuscire a salvaguardare il patrimonio di famiglia in tribunale se non fa un passo indietro, almeno pro forma. Così, sceglie un successore e lo fa acclamare dalle folle. Attento come sempre al marketing, lo sceglie giovane e apparentemente rispettabile, distante dallo squallore della sua corte. Come a voler dire agli elettori moderati, infastiditi dai suoi eccessi: “Ecco, io sono un vecchio signore un po’ stravagante, lasciatemi tranquillo ai miei festini e votate questo bravo ragazzo”. Omettendo convenientemente che il bravo ragazzo è lì solo per fare la sua volontà ventiquattr’ore al giorno, mentre lui finge di non fare più politica perchè come ha già dichiarato ripetutamente è spossato dall’essersi sacrificato per il bene del Paese tanto a lungo.

La discontinuità di Alfano rispetto a Berlusconi è come la discontinuità di Berlusconi rispetto a Craxi: inesistente. L’elettorato ci cascò all’epoca e non è impossibile che ci caschi adesso. E a questo inganno dovrebbe affiliarsi Futuro e Libertà? Ma perchè?

Il PDL, che Berlusconi lo indirizzi esplicitamente o per interposta persona, rimane un partito indegno. Ai suoi vertici si trovano per lo più personaggi interessati al proprio tornaconto personale, che dicono di essere liberali e poi tassano il risparmio al posto che tagliare la spesa, fanno resistenza all’abolizione delle province, in fatto di diritti civili sono più retrivi che conservatori, e in generale aderiscono ad un modello di politica per metà personalista e per l’altra statalista. Se mai ci fu un incrocio nefasto… Il peggio di tutto è che l’attuale dirigenza del PDL è segnata da anni di obbedienza incondizionata e acritica verso Berlusconi. Questa è una macchia che non si può lavare cambiando il candidato premier. Non è decente allearsi con persone che hanno ratificato in Parlamento la balla di Mubarak, nè si può dimenticare la difesa a spada tratta del capo dai “comunisti e magistrati comunisti”, per parafrasare Borghezio.

Ha ragione Bocchino sull’importanza di trovare convergenze tra tutti coloro che si sentono di destra e centro-destra. Ma questo richiede il tramonto del PDL come soggetto politico, e un superamento dei blocchi di potere berlusconiani. Altro che “padre nobile”, come si autodefinisce il Presidente del Consiglio. Finchè il PDL non mostrerà di avere davvero una faccia nuova – ricorrendo alle primarie e non ai plebisciti, proponendo protagonisti non legati a doppio filo al capo piuttosto che operazioni cosmetiche, mostrando un chiaro intento di condurre davvero riforme economiche e sociali di tipo liberale – è meglio che FLI si tenga ben alla larga.