Anche noi in Spagna, dalla destra europea di Aznar

– A  Navacerrada, sulle montagne della Sierra che circondano Madrid, si riunisce la classe dirigente destinata a prendere le redini della Spagna una volta esauritasi l’esperienza del governo socialista di Josè Luiz Rodríguez Zapatero. La fondazione FAES presieduta dall’ex premier Josè Maria Aznar, vera e propria fucina produttrice di dirigenti del partito popolare spagnolo, la scorsa settimana ha radunato all’hotel Rural Los Robles giovani e meno giovani per pensare alla Spagna del 2012. Una cinquantina di ospiti, quaranta spagnoli ed una decina di stranieri. Fra questi anche quattro italiani.

Il Campus FAES 2011  non è avaro di sorprese e di utilissimi momenti di riflessione e scambio di esperienze. Aznar, “el Presidente”, detta i ritmi della giornata. Arriva puntuale ogni giorno verso le 12. Due Peugeot 406 di scorta,  viaggia a bordo di una Audi nera che l’ultimo dei politici italiani rimanderebbe al mittente. Arriva, saluta, si assicura che l’organizzazione proceda per il meglio, entra nella grande tenda allestita da FAES nel giardino con piscina del Rural, prende posto al tavolo della presidenza e cominciano le sue due ore di silenzio. S-i-l-e-n-z-i-o. Aznar non sale fino a Navacerrada per parlare o per ricevere applausi. Si siede, apre il suo block notes e lo riempie di appunti ininterrottamente per due ore. Quando qualcuno durante la tavola rotonda prova a fargli una domanda poggia sul tavolo la penna e risponde secco: “Mi spiace, ma sono qui per ascoltare”. Gli italiani, abituati a ben altri spettacoli, si guardano esterrefatti. Alle 14, quando termina la seconda sessione della mattina, el Presidente si concede qualche minuto con i giornalisti, poi con i ragazzi si infila al ristorante per il pranzo ed alle 15.30 riparte.

Questo per dieci giorni di fila mentre sotto la grande tenda allestita da FAES si possono ascoltare il ministro del lavoro britannico Iain Duncan Smith  o Fred Kempe (presidente dell’Atlantic Council). Al bar del Rural, o se si ha tempo nella Spa messa a disposizione degli ospiti, può capitare di imbattersi nel segretario dell’UMP Copè o nell’ex ministro degli esteri Ana Palacio.

Gli italiani sono colpiti dai toni moderati e ragionevoli dei relatori. Difficile imbattersi nel tonachismo radicale e apocalittico di un Quagliariello, nel Sacconismo di ritorno o nel futurismo agitato di Filippo Rossi. Niente carnevalate. Forse non è un caso che tra i relatori non ci sia nessun politico italiano. Il partito popolare spagnolo ha una classe dirigente “normale” e moderatamente liberale che su alcuni punti riconosce la necessità di un confronto e, se possibile, di un accordo con i socialisti.

Non mancano ovviamente le beghe. Basta guardare a quello che succede quando Aznar riparte e ricomincia il tam-tam dei rumors. Dicono non abbia voluto ricandidarsi perché guadagna molto di più come professore a Georgetown (in realtà ha appena annunciato che la sua esperienza terminerà quest’anno) e come membro del Consiglio di amministrazione della News Corporation di Rupert Murdoch. Ma saranno le solite malignità dei socialisti.


Autore: Luigi De Santis

Romano di nascita, è convinto che le condizioni del diritto e del processo penale siano ottimi osservatori per testare lo stato di salute di una società e che persino l’Italia meriti un sistema giuridico autenticamente liberale. Concorda pienamente con chi ha sostenuto che “il diritto non è accademia : è vita e, se il suo studio non appassiona, significa che non vi è interesse per le vicende umane”.

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