Testamento biologico, una legge che nega la libertà – VIDEO

Benedetto Della Vedova, nella sua dichiarazione di voto contrario alla legge sul testamento biologico, evidenzia le molte contraddizioni presenti sia nel testo che nella sua discussione in aula.

Il buon senso avrebbe dovuto portare a costruire un testo di legge che definisse il miglior modo di rispettare la volontà del paziente non cosciente nello stesso modo in cui secondo Costituzione e deontologia medica è rispettata (e inviolabile) la volontà del paziente cosciente.

Si è scelto invece di affermare il principio della volontà del paziente solo per negarlo: se le DAT non sono espresse nel modo esatto che la legge impone, se il paziente non è nell’esatto stato clinico descritto nella legge, allora la sua volontà non ha nessun valore e non può (e non deve) essere tenuta in conto in nessun modo.

La volontà del legislatore, invece, secondo questa maggioranza, è suprema e insindacabile: anche se fino all’ultimo non si sa quale sarà il testo definitivo che dovrà essere approvato, anche se il testo stabilisce qualcosa che nei fatti è irrealizzabile, esso, essendo stato votato a maggioranza in Parlamento, deve essere considerato sacro e qualunque tentativo di contestazione è illegittimo, anzi, un pericolo per la democrazia.

Ma contestare una legge del genere, appellarsi in sede giudiziaria per garantire il rispetto della volontà del paziente (cosa che questa legge non fa, anzi, al contrario), afferma Della Vedova, è invece assolutamente legittimo, anzi, è proprio un atto di democrazia contro una legge liberticida.

Se si stabilisce che la volontà valga e questa volontà abbia un ruolo; se si stabilisce che una persona debba dare indicazioni sui trattamenti da accettare o rifiutare nel momento in cui non sia più cosciente; se si stabilisce tutto questo allora poi quelle indicazioni vanno rispettate, e non è ammissibile che una legge voglia limitarle. Un tribunale (tribunale a cui sicuramente si rivolgeranno famiglie e fiduciari dei malati nei casi in cui la legge impedisca di rispettare la volontà di questi ultimi) non potrà non far prevalere il principio della volontà del paziente contro quello, stabilito dalla legge, dell’attività elettrica cerebrale sottocorticale.

In Germania, con una decisione di buon senso, la legge su queste materie è stata fatta in base ad una sentenza della Corte Suprema in cui si stabiliva che la volontà desunta del paziente abbia lo stesso valore di quella espressa.

Tutto il contrario di quello che si è deciso in Italia, dove la legge dice che se la volontà non è espressa, e non è espressa negli esatti modi indicati dalla legge, allora la volontà non esiste: anche qualora la parte burocratica sia stata espletata “a norma di legge”, poi, finché nel paziente vi è traccia di attività cerebrale sottocorticale, la sua volontà è comunque carta straccia.

La legge, secondo Della Vedova, per rispettare il buon senso e la libertà di ognuno, avrebbe soltanto dovuto tracciare uno schema che ricalcasse il codice di deontologia medica – un testo molto equilibrato già esistente, che dice no sia all’eutanasia sia all’accanimento terapeutico – e per il resto lasciare la libertà di decidere caso per caso, non imponendo dall’alto la decisione.

Scegliendo di imporre un’etica per legge, si costringono i cittadini a rivolgersi alla giustizia per stabilire se le decisioni mediche e le volontà dei loro familiari malati rispettino o meno quella legge, quando invece decisioni del genere, che fanno parte del privato delle persone, andrebbero prese caso per caso in scienza e coscienza, consultando il medico e non l’avvocato.

Si è persa dunque, conclude Della Vedova, un’occasione per affermare in Italia un principio di libertà e responsabilità.


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