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LIS sì/ LIS no, uno sguardo sulla sordità /1

E’ in discussione alla Camera la Pdl 4207, “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”, una proposta di legge che ha scatenato una discussione molto accesa nell’ambito della comunità dei sordi.

Sono arrivati talmente tanti appelli, sia per email, che per lettera, che tramite telegramma, che Libertiamo ha deciso di portare alla luce questo dibattito. Facendolo nel modo più neutrale possibile.

Pubblichiamo due interviste (la prossima domani) che portano alla luce i due pareri diversi.
Oggi diamo spazio a Marco Gobbi, che fa parte dell’Ens, Ente Nazionale Sordi.
Ci può spiegare in cosa consiste questo ddl? Perché l’Ens e la comunità dei sordi segnanti che ne fa parte, sono favorevoli a questo ddl?
Il ddl in oggetto è un ddl molto equilibrato che considera l’opinione di tutte le parti interessate; permetterebbe ad ognuno di scegliere liberamente che tipo di percorso intraprendere e questo è un concetto dal quale non si può prescindere: è una questione di libera scelta.
Il ddl è stato approvato al Senato e le parti sentite erano assolutamente d’accordo con il testo. La discussione si è protratta per tantissimo tempo proprio per renderlo equilibrato.
Voglio sottolineare che chi è a favore della lingua dei segni non è contrario ad altri tipi di tecnologie (ad es. i sottotitoli) o ad altri interventi che favoriscono l’abbattimento delle barriere comunicative.
Questo disegno di legge garantirebbe di avere dei professionisti formati che lavorano con la lingua dei segni, come ad esempio gli interpreti. Allo stato attuale il mancato riconoscimento della lingua permette a chiunque di “improvvisarsi” organizzando dei corsi di dubbio valore a discapito della comunità sorda e dei professionisti stessi.
La comunità dei segnanti si è organizzata intorno ad un movimento “LIS subito” che lavora in maniera autonoma perché la lingua dei segni venga riconosciuta al più presto, cosa per altro, che già avviene negli altri paesi europei.
Inoltre vorrei sottolineare che i sordi segnanti sono bilingue: utilizzano cioè non solo la LIS ma anche l’italiano parlato, scritto e letto.

Ci racconta in cosa consiste la LIS? Che utilità ha? Che tipo di linguaggio è?

Questo è un punto fondamentale da chiarire: la LIS non è un linguaggio ma una vera e propria lingua! La Lis ha struttura e sintassi proprie, differenti dall’italiano e per alcuni versi simili ad altre lingue orali.
Attraverso una lingua dei segni si possono esprimere i concetti più vari: da quelli più concreti a quelli più astratti, al pari di quanto avviene per tutte le lingue vocali. Inoltre i linguisti sono concordi nel definire “lingua” un codice che consenta di parlare di se stesso: caratteristica ampiamente riscontrata in tutte le lingue dei segni.
Con la lingua dei segni è quindi possibile coniugare verbi, esprimere plurale e singolare, accordare nomi ed aggettivi, creare inferenze e così via. L’unica differenza è che tutte le informazioni passano per un canale visivo che risulta integro e non per un canale acustico.
Nelle lingue dei segni è possibile esprimersi con registri diversi, da quelli più familiari a quelli più formali fino ad arrivare ad espressioni poetiche.
È quindi importante non far confusione tra termini apparentemente equivalenti come “la lingua” e “il linguaggio”. Questo perché il termine ‘linguaggio’, indica genericamente “la capacità innata degli esseri viventi di comunicare tra di loro”. Con il termine ‘lingua’ ci si riferisce invece ad un codice convenzionale accettato e quindi compreso dagli appartenenti alla comunità che lo utilizza. Studi sulle lingue dei segni vengono condotti in tutto il mondo da oltre 50 anni ed è un principio ormai largamente dimostrato e assodato che quando si parla di lingua dei segni si fa riferimento ad una lingua vera e propria e non a un linguaggio o a una tecnica.
In Italia gli studi sono iniziati negli anni ‘80 con la prof.ssa Virginia Volterra e proseguono tutt’ora, grazie all’attività di ricerca dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR. Studi sulla Lingua dei Segni sono stati condotti tra gli altri dal prof. Tullio De Mauro all’Università La Sapienza di Roma e già Ministro della Pubblica Istruzione e dalla prof.ssa Anna Cardinaletti dell’Università di Venezia.

Quali sono secondo lei le azioni vere che il Governo dovrebbe intraprendere per aiutare i sordi?

Semplicemente rispettare la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che l’Italia ha firmato a New York nel 2007 e poi ratificato a Roma nel 2009.
Convenzione che all’art.21 alla lettera b) afferma che gli Stati Parti “accettano e facilitano il ricorso nelle attività ufficiali, da parte delle persone con disabilità, all’uso della lingua dei segni, del Braille, delle comunicazioni migliorative ed alternative e di ogni altro accessibile mezzo, modalità e sistema di comunicazione di loro scelta; alla lettera e) afferma inoltre che gli Stati Parti riconoscono e promuovono l’uso della lingua dei segni.
Chiediamo poi di guardare alle altre realtà europee che da anni hanno il riconoscimento della lingua dei segni. I paesi che con varie leggi o addirittura all’interno della costituzione riconoscono la lingua dei segni sono diversi: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Portogallo, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, Svizzera tedesca.
Ci aspettiamo che il Parlamento si faccia carico di garantire pari possibilità di accesso a tutti, attraverso la modalità che la persona sorda sceglie e garantendo la possibilità nella vita delle persone sorde di passare da una lingua all’altra senza alcuna preclusione di sorta.
E’ ormai noto come il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica venga sottotitolato e tradotto da interpreti LIS così come la stessa Camera lo scorso anno attraverso il suo canale televisivo ha trasmesso programmi in Lingua dei Segni Italiana, usando esattamente questa definizione, ed anche in campagna elettorale ormai tutti gli schieramenti politici, coinvolgono sempre più spesso gli interpreti per tradurre gli interventi dei candidati.

Si potrà mai trovare un punto comune tra i sordi oralisti e i segnanti? Sul ddl o comunque più in generale su una linea politica comune che può servire per aiutare e sostenere la comunità sorda?

Queste scissioni sono assurde e incomprensibili, visto che una persona sorda è perfettamente bilingue.
Ritengo che il testo del ddl così come approvato dal Senato sia un testo assolutamente equilibrato che mette tutti davanti ad una cosa fondamentale: la libera scelta. Noi non abbiamo preclusioni su chi sceglie un percorso puramente oralista, vogliamo solo avere la possibilità di utilizzare la nostra bellissima lingua nei diversi contesti, cosa che nella realtà già accade.

Può raccontarmi qualche episodio della sua vita, per far capire meglio la situazione ai nostri lettori?

Sono diventato sordo quando avevo 11 mesi; i miei genitori se ne sono accorti subito ma hanno affrontato la cosa in totale tranquillità. Infatti, pur essendo udenti, hanno deciso di espormi precocemente sia alla lingua dei segni che all’italiano. Ecco perché posso considerarmi un bilingue.
Per imparare l’italiano ho dovuto fare molta logopedia e non è stato per niente facile; potete immaginare cosa significa per un bambino stare fermo e cercare di ripetere suoni che non si riescono a sentire.
Tuttavia ero un bambino sereno perché riuscivo a comunicare in maniera totalmente naturale e spontanea attraverso la lingua dei segni. La lingua dei segni mi ha permesso di conoscere il mondo e di avere informazioni al pari di un bambino udente; posso tranquillamente affermare che la lingua dei segni mi ha permesso di evitare ritardi nell’apprendimento, pericolosissimi perché in alcuni casi questi ritardi si traducono in ritardi cognitivi.
Credo che questo sia il punto focale: la lingua dei segni per una persona sorda è una lingua spontanea che viaggiando su un canale integro ti mette totalmente al pari di tutte le persone per quanto riguarda l’accesso alla cultura.
Grazie alla lingua dei segni ho capito ed accettato la mia identità sorda e anzi sono orgoglioso di esserlo!
A scuola ero seguito da insegnanti di sostegno che non sopportavo perché erano assolutamente impreparati sulla sordità; molte volte i bambini sordi vengono scambiati per bambini iperattivi ma in realtà non lo sono. Immaginate se qualcuno vi tappasse la bocca e vi impedisse di parlare: come vi sentireste non riuscendo a comunicare? Io credo che dopo un po’ sareste un po’ nervosi anche voi… ora per fortuna le cose sono molto cambiate e le famiglie hanno la possibilità di lavorare nella scuola con l’assistente alla comunicazione e altre figure professionali.
Chiaramente piano piano ho imparato l’italiano, ho studiato, mi sono anche laureato. All’università tutto è stato più semplice: andavo a lezione e sapevo che lì avrei trovato l’interprete che traduceva per me le lezioni. Se volevo fare un intervento ero tranquillo di potermi esprimere in italiano ma anche in lingua dei segni.
Credo che questo basti a dimostrare l’idiozia della frase “i segni uccidono le parole”.
Ora ho una vita normale, una famiglia, un figlio ed un lavoro fisso.
Mio figlio è udente ma è già bravissimo con la lingua dei segni.
Nel mio tempo libero insegno la lingua dei segni perché credo sia un patrimonio da conservare e trasmettere alle generazioni future e a tutti coloro che per diversi motivi interagiscono con la comunità sorda.

Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

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