Categorized | Il mondo e noi

Srebrenica, sedici anni senza vera giustizia

– A sedici anni dal più grave genocidio commesso dopo la Seconda guerra mondiale, che in quel tragico 11 luglio 1995 a Srebrenica vide morire ammazzati dalle truppe di Mladić oltre 8000 uomini e bambini bosgnacchi, a prevalere è l’amarezza, non la consolazione.
L’ 11 luglio, considerato ormai giornata europea in memoria del genocidio di Srebrenica, quest’anno è stato commemorato comunque con un sentimento diverso.

Dopo sedici lunghissimi anni, infatti, i due più ricercati imputati del Tribunale penale internazionale che giudica i crimini di guerra commessi in ex Jugoslavia, Radovan Karadžić, l’ex leader politico dei serbi bosniaci e il suo comandante-esecutore, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladić, si trovano nel carcere di Scheveningen e dovranno fare i conti con la giustizia internazionale. Karadžić, 15 anni dopo il genocidio di Srebrenica, Mladić 16 anni dopo, al termine di una lunghissima latitanza quasi sicuramente favorita da ampi settori dell’esercito e dei servizi segreti serbi.

Circa 50.000 persone hanno partecipato alla commemorazione di ieri in cui, all’interno del cimitero che si trova nel complesso del centro memoriale a Potočari, sono state esposte le bare con i resti di 613 vittime, seppellite nel corso della giornata della memoria. Domenica scorsa, la commissione internazionale per le persone scomparse con sede a Sarajevo ha comunicato che in base a dati plausibili si può valutare che a Srebrenica siano stati uccisi 8100 bosgnacchi. Finora la commissione ha identificato 6598 persone. Mancano all’appello i corpi di circa 1500 uomini.

Tra quelli che ieri hanno ricevuto sepoltura a Potočari, c’era la più giovane vittima del massacro di Srebrenica, l’undicenne Nesib Muhić, ucciso insieme a suo padre e al fratello maggiore. Secondo i dati, l’età delle vittime era tra 11 e 83 anni: ogni nove persone uccise, una era un bambino.

Accanto ad alcune migliaia di familiari delle vittime, alla commemorazione del genocidio ha partecipato anche il presidente croato Ivo Josipović, che ha dichiarato di essere onorato di recarsi a Srebrenica a rendere omaggio alle vittime, insieme ai suoi amici della BiH, e ha ribadito la necessità di non dimenticare mai il genocidio di Srebrenica, di consegnare alla giustizia chi l’ha perpetrato e che da questa tragedia, non soltanto la gente nella regione balcanica, bensì l’intero mondo impari che il crimine non è il modo per risolvere i problemi, che il crimine è inammissibile e che un genocidio come quello commesso a Srebrenica è una macchia sulla coscienza dell’intera umanità.

Per la prima volta quindi, dopo 16 anni, Srebrenica viene ricordata con i due maggiori responsabili di questo atroce crimine dietro alle sbarre. Resta però una grande domanda: è stata fatta giustizia? Quando Ratko Mladić è comparso nell’aula del tribunale ha rafforzato la convinzione fondata  che anche lui, come del resto Karadžić e prima di loro anche Slobodan Milošević nonchè attualmente Vojislav Šešelj, cercherà di trasformare l’aula del tribunale in un palcoscenico per offendere le vittime. Anche questo – non solo il crimine per cui Mladić è processato – impone di dar corso ad un processo giusto, rigoroso e severo, perchè dall’impunità non consegua una nuova e ancor più irrimediabile ingiustizia.

“Srebrenica è stato un crimine terribile e inimmaginabile, che non poteva essere commesso sul suolo dell’Europa civile” ha detto il capo dello stato croato intervendo tra gli oratori alla commemorazione a Srebrenica. Secondo il membro bosgnacco della presidenza tripartita della BiH, Bakir Izetbegović, è importante oggi che la regione balcanica abbia dei leader come il presidente croato che si impegnano a promuovere una vera pacificazione.

Ma proprio a poca distanza dell’estradizione di Mladić da parte delle autorità di Belgrado, oltre al presidente croato Ivo Josipović, ai membri della presidenza tripartita della BiH e al vicepremier turco, non era presente alcuna rappresentanza dalla Serbia, tranne quella dell’organizzazione non governativa Donne in nero.

Va sottolineato che l’attuale potere ma anche una gran parte dell’opinione pubblica della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della BiH dove si trova Srebrenica, si rifiuta di ammettere che a Srebrenica sia stato commesso un genocidio. Dicono si sia trattato “di un grave crimine” ma affermano anche che il numero delle vittime è esagerato e che i politici bosgnacchi e i media usano Srebrenica per realizzare i loro obiettivi politici e cioè l’abolizione della Republika Srpska e la creazione di una BiH unitaria.

Per illustrare meglio quanta divisione esista in BiH, va detto che l’11 luglio è giornata di lutto soltanto nella Federazione, l’entità a maggioranza musulmano-croata, non nella Republika Srpska. E mentre le famiglie delle vittime piangevano a Potočari i loro cari, a Doboj, un’altra città serbo-bosniaca, su iniziativa del movimento cetnico è stata organizzata una manifestazione di sostegno all’imputato dell’Aja Ratko Mladić, che per molti è tuttora eroe nazionale.


Autore: Marina Szikora

50 anni, croata, nata a Zagabria, vive a Budapest (Ungheria), laureata alla Facolta’ di Filosofia dell’Universita’ di Zagabria in lingua e letteratura italiana e letteratura comparata. E’ consigliere generale del PRT e corrispondente di Radio Radicale. E’ stata rappresentante del PRT per le attivita’ politiche in Europa centrale e sudorientale nonche’ rappresentante radicale alla Commissione per i diritti umani alle Nazioni Unite di Ginevra.

Comments are closed.