Fermate il mondo (e fate scendere l’Onu!)

– Anche se sembra che sia proprio l’Onu a voler fermare il mondo e, già che ci siamo, a pretendere di inserire la retromarcia. E’ quanto è scritto, nero su banco, sul rapportoWorld economic and social survey 2011” dal titolo “The great green technological transformation”.

In poche parole gli Stati dovrebbero, nei prossimi 40 anni, dedicare 76.000 miliardi di dollari, ovvero 1.900 miliardi di dollari all’anno, ovvero il 3% del PIL mondiale nel 2010, per condurci verso la cosiddetta “crescita verde”. E dato che se è “verde” probabilmente non è “crescita”, dovremmo anche abituarci all’idea di ridurre di un filino consumi energetici e tenore di vita:

Se, per esempio, gli obiettivi di riduzione delle emissioni non possono essere soddisfatti attraverso l’accelerazione del progresso tecnologico nel settore dell’efficienza energetica e della generazione di energia rinnovabile, può essere necessario imporre tetti al consumo di energia al fine di mitigare i cambiamenti climatici in modo tempestivo. In questo contesto andrebbero valutate proposte per porre limiti alla crescita economica.

Follia? Certo, ovviamente. Al di là di ogni valutazione o ragionevole dubbio sulla reale portata dei cambiamenti climatici, sulla loro origine antropica, e tralasciando ogni considerazione sulla pretesa dei burocrati delle Nazioni Unite di disporre di un termostato in grado di intervenire sul clima della Terra, andrebbe ricordato che la politica climatica più ragionevole consiste proprio nel favorire il progresso economico nei luoghi più poveri del mondo (e l’accesso a una qualsiasi forma di energia relativamente pulita, combustibili fossili inclusi), dato che la vulnerabilità agli estremi climatici, naturali o antropici che siano, è in larga misura una funzione della povertà. E che solo dalla crescita economica possono arrivare le risorse per le politiche ambientali, e solo dalla ricchezza possono derivare comportamenti individuali sostenibili.

E invece no, secondo le Nazioni Unite dovremmo proprio impoverirci tutti:

Prendendo l’aspettativa di vita come una misura oggettiva della qualità della vita, si può notare che l’aspettativa di vita non aumenta molto oltre un reddito pro capite di circa 10.000 dollari.

Capito bene? 10.000 dollari all’anno possono bastare. Devono bastare, dato che in qualche modo questi 1900 miliardi di dollari all’anno da qualche parte dovranno pure saltar fuori, oltre ai soldi per tutto il resto. Come? Non sembra essere un problema.

Le evidenze suggeriscono che non ci sono ulteriori vantaggi significativi nello sviluppo umano al di là di un livello di utilizzo di energia di circa 110 gigajoule (GJ) pro capite. L’indagine stima che il limite alle emissioni dovrebbe essere equivalente ad un consumo energetico di 70 gigajoule pro capite all’anno, il che significa che in media l’Europa dovrebbe ridurre il consumo energetico di circa la metà, e gli Stati Uniti di circa tre quarti.

Il che vuol dire, se le parole hanno un significato, che le Nazioni Unite stanno proponendo la distruzione della ricchezza mondiale, razionamenti forzati, espropri fiscali, economia pianificata, sostanziale fine dei diritti di proprietà, oltre a una bella pietra tombale su qualsiasi speranza di sviluppo e riscatto delle nazioni più povere.

L’Onu non lo dice ma, per realizzare obbiettivi del genere, le evidenze suggeriscono (cit.) che la democrazia non sia lo strumento migliore, e la libertà sia solo un noioso contrattempo. Pazienza, sapremo adattarci anche a queste rinunce, d’altronde è tutto per il nostro bene: welcome back, nel Nuovo Ordine Mondiale.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

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