Alcol, metafora dello Stato italiano

di FRANCESCO LINGUITI – Perché l’alcol è una metafora dello Stato italiano?
Prima poniamo dei presupposti.

Non vogliamo uno Stato Madre, perché non è lo Stato a darci né la vita né i diritti
– bensì lo Stato deve cogliere, preservare e tutelare, i diritti implicati nel vivere individuale e comunitario.
Non vogliamo uno Stato Padre perché lo Stato non deve né indirizzarci, né essere modello o Super Io
dei diritti dell’ individuo.

Lo Stato non deve dare indirizzi univoci o uniformanti, ma tutelare le libertà e le logiche di sistema, ossia, tutelare la persona ed i suoi personali indirizzi, e istanze, nell’ insieme delle salvaguardie e delle norme, che dovrebbero essere poche e chiare ed intangibili, che permettano di far sì che il singolo non possa né inficiare, né annichilire, né sopraffare i diritti degli altri e le logiche di sopravvivenza di una comunità.

Gramsci in Ordine Nuovo scrive che “ogni Stato è una dittatura”, Mill nel La libertà scrive che “Il valore di uno stato è a lungo andare il valore degli individui che lo compongono”. Dal punto di vista delle loro contingenze storiche e culturali tutt’e due le affermazioni sono accettabili. Accetabili in quanto sintesi storico-filosofiche; come insegna Wittgenstein, tuttavia, ogni sintesi è giusta in quanto tale, ma solo in quanto tale, visto che la sintesi, in quanto sintesi, non ha nulla a che fare con la complessità di cui fa riduzione (sintesi, appunto).

Quale Stato vogliamo? Non è certo questo l’articolo per affrontare questo concetto. Sappiamo dire facilmente, però, qual è lo Stato che non vogliamo.

Non vogliamo uno Stato che si faccia carico di sanzionare le logiche di vita del singolo cittadino, a meno che esse non vadano a configgere con i diritti degli altri cittadini.

Lo Stato, nel suo insieme normativo, è un testo.
E noi italiani ci troviamo davanti ad un testo privo di forti coerenze tematiche interne, ma, piuttosto, frutto di incoerenze, di incongruenze culturali, di soluzioni dicotomiche.

Esempi.
Lo Stato italiano si impegna – con leggi, investimenti in comunicazione, censure testuali – nella lotta al tabagismo. Poi, allo stesso tempo, guadagna sulla vendita del tabacco. Lo Stato si impegna nella lotta alle tossicodipendenze vietando e reprimendo l’uso di sostanze, di tutte le sostanze, anche di quelle sostanze le cui ricadute sulla salute del singolo, e sulle casse della sanità pubblica, sono assolutamente inferiori rispetto ai danni causati dall’alcol (che “vanta” un numero di morti e di disabilizzazioni impressionante) ed alle ripercussioni economiche che le infinite patologie causate, ed acuite, dall’uso di alcolici finiscono per abbattersi sull’economia sanitaria.

Eppure, lo Stato non combatte l’alcol. Anzi.
Il vino è la nostra cultura, i liquori sono la nostra tradizione – grandi manifestazioni sulla cultura, sacrosanta, del bere ogni anno ricevono finanziamenti pubblici da ministeri ed enti locali. Nessuno ha mai imposto di scrivere sulle bottiglie di grappa “l’alcol uccide”, e così via.

Tutto chiaro. Ma l’incoerenza è netta. Droghe leggere no – alcol sì. L’incongruenza è lì.

Ma lo Stato, virtuosamente, si impegna nella lotta alla “pericolosità sociale” dell’uso smodato di alcol. In poche parole, stiamo parlando di strade e di patenti.
Chi viene beccato in fallo dall’etilometro si ritrova a piedi. E’ un principio corretto, ma fino a quale soglia?

Eccoci arrivati al punto, ecco perché l’alcol è una metafora concettuale delle incoerenze culturali dello Stato italiano.

Premetto che a me la patente non è mai stata ritirata, ma per pura fortuna visto che più di due bicchieri di vino – almeno e come metà degli italiani e con il beneplacito di ministeri ed enti locali di cui sopra – li bevo ogni sera, e due bicchieri di vino bastano a farsi ritirare la patente.

Ma se mi venisse ritirata la patente per aver bevuto tre bicchieri di vino, a cena, prima di mettermi al volante, cosa mi accadrebbe?

Per almeno tre/sei mesi (se non molto di più) resterei a piedi … va bene.
Per riottenere la patente mi dovrei sottoporre ad esame della vista …va bene.
Oltre all’esame della vista dovrei sottopormi ad analisi del sangue atte a dimostrare che io non sono né un alcolizzato, né un tossicodipendente abituale … va bene.

Ma poi cosa si va a scoprire: che tra le analisi previste vi è la misurazione della CDT. E’ una questione complessa.
L’analisi della CDT è destinata alla misurazione quantitativa della trasferrina desialata nel siero umano. Il test è utile per rilevare l’abuso di sostanze alcoliche, per monitorare l’astinenza dei pazienti in trattamento terapeutico, e per scopi medico-legali quali, come dicevamo, il rinnovo della patente di guida in seguito a sospensione, nonchè per il rilascio del porto d’armi. Il test rivela la percentuale delle isoforme di trasferrina desialate rispetto a quella totale, che aumenta in caso di abuso di alcolico.

A questo punto, per meglio capire, ho chiesto lumi ad esperto ematologo che mi ha spiegato che … se un giorno io bevo quattro calici di vino, e poi per tre settimane non tocco alcol … e vado a farmi le analisi … risulterò positivo – ossia, risulto alcolista …ossia risulto inadatto alla guida perché una sera … quasi un mese prima …. ho bevuto quattro bicchieri di vino, magari ad una cena di matrimonio di quattro ore.

Queste analisi (qualsiasi siano i risultati, anche se sempre negative) andranno ripetute per un totale di almeno cinque anni. E poi vi saranno anche le visite psichiatriche, al costo di 100 euro cadauna.
Quindi, per poter guidare, per poter riavere la patente, e per poterla mantenere, non bisogna dimostrare di non essere pericolosissimi quotidiani ubriaconi, ma, bensì, di essere praticamente astemi, e questo a prescindere dall’astenersi dal bere quando poi ci si deve mettere al volante.

Ecco: è una grave, lucida, pericolosa, infrazione ai danni del diritto del singolo individuo, e cittadino, di vivere come caspita gli pare, se in grado di non mettere a rischio i diritti e l’incolumità del prossimo.
Perché, se non è vietato bere, per riavere una patente ritirata bisogna diventare astemi? Perché, se lo Stato guadagna infiniti capitali sulla vendita dell’alcol, ed in un modo o nell’altro ne promuove il consumo, poi prevede norme così paradossalmente incoerenti? Perché lo Stato si permette di sanzionare i miei costumi personali ed individuali? Costumi sui quali, tra l’altro, incassa soldi. E’ uno Stato che con la scusa di una infrazione contingente di una norma, poi, surrettiziamente, diventa genitore illiberale, e pure ipocrita.

Incoerenza e paradosso. Uno Stato liberale e illiberale allo stesso tempo. Uno stato che nega ed afferma al contempo.
Ecco alcuni dei predicati del sensi giuridici dello Stato italiano. Ecco perché l’alcol ne è una buffa, singolare, metafora.
E queste metafore … fanno immaginario, fanno pensare, fanno incazzare.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Alcol, metafora dello Stato italiano”

  1. Andrea B scrive:

    Questa storia degli esami della CDT ( e per cinque anni consecutivi !) per chi deve rifare la patente mi ha sorpreso e sono andato a chiedere lumi ad un amico medico.
    La sostanza, mi ha confermato, è proprio questa: l’esame, piuttosto che definire un eventuale consumo smodato di alcool da parte del soggetto, determina semplicemente che lui beve, punto.
    Per risultare “puliti” ci si dovrebbe astenere totalmente dal bere per almeno 3 settimane, sarebbe meglio quattro, prima di fare l’ esame.

    Avendo molto sfiducia nel sistema Italia, ritengo che questo esame assurdo sia stato previsto da burocrati incompetenti ed avvallato da politici del tutto ignoranti in materia (sempre con il mio amico si è fatta anche una interessante chiacchierata pure sui presidi medici per la cassetta di pronto soccorso da tenersi nei luoghi di lavoro e di come i geniali tecnici ministeriali ci abbiano infilato cose poco utili e dimenticato cosette invece essenziali).

    Altre spiegazioni non me ne do, a meno che gli organi ministeriali non abbiano deliberatamente voluto prevedere per i rei una “condanna accessoria” e cioè quella di mantenersi astemi … sanzione spropositata ed senza senso, in quanto astenersi totalmente dal bere non è requisito essenziale per ottenere la patente.
    Ma gli italiani – ed è proprio questo il nostro problema nazionale – piuttosto che farne una questione di principio e mobilitarsi compattamente ( anche gli astemi !) contro questa assurdità, se la faranno andare bene: astensione dagli alcolici per un mesetto, esame e “gabbato lo santo” …

Trackbacks/Pingbacks