– Probabilmente i lettori di Libertiamo non frequentano la festa dell’Unità, ma una visita ogni estate è sempre spassosa e antropologicamente interessante.

Quest’anno ho accolto con grande stupore la nuova tendenza nel settore ristoro: stoviglie superecobiodegradabili, gialline, di quella plastica maleodorante di cui sono fatte le nuove buste ecologiche della spesa, le acerrime nemiche del nylon. Ebbene, alla prima forchettata i denti della mia stoviglia ecosostenibile si sono piegati rendendola pressoché inutilizzabile.

Ho consumato il resto della cena nel tentativo vano di inforcare le salsicce. Niente da fare. Ma poi, ecco l’illuminazione: sono questi dunque i risultati della religione dell’ecologia, dell’escatologia ambientalista, effetto del terremoto culturale subito da questa sinistra orfana di una visione del mondo ormai tramontata.

Sono defunte le distinzioni tra borghesi e proletari, capitalisti e operai, tuttavia nel più profondo della sinistra risiede tuttora la necessità di abbracciare credenze irrazionali. Diciamolo: la forchetta biodegradabile fa cagare, non adempie alla sua funzione e nessun consumatore razionale spenderebbe un centesimo per averla; eppure è lì, che lotta contro la realtà dei fatti come Don Chisciotte contro i mulini a vento. E tutto questo per cosa se non per la paura irrazionale della fine del mondo, del cambiamento climatico, dell’inquinamento provocato dal liberismo selvaggio?

Non rassomiglia dunque l’escatologia ecologista – perché proprio di un’escatologia si tratta – al millenarismo religioso in voga nel Medioevo? “Fate penitenza fratelli, perché la fine del mondo è vicina!” predicavano i dolciniani, ed ecco la penitenza spirituale tramutarsi in penitenza dei consumi: il fardello della forchetta che si spezza al primo boccone, il sacrificio della busta che si lacera con appena un kilo di spesa, il supplizio dei pannelli solari che consumano nella loro costruzione più energia di quanta siano in grado di erogarne nel loro ciclo produttivo.

Un trionfo di menate che all’unisono confluiscono nell’idiozia madre: la disperata ricerca della decrescita economica. Siamo ormai giunti alla cura maniacale della sostenibilità ambientale e alla più totale noncuranza di quella finanziaria. Ahimè, il mito dell’ambientalismo e di tutte le assurde fandonie che gravitano in quel mondo culturale si risolve nella drammatica supremazia del credo irrazionale nella fine del mondo ormai prossima a causa del mercato selvaggio, e nella sconfitta dell’analisi logicamente ed economicamente fondata del declino della civiltà occidentale a fronte dell’aumento incontrollato della spesa pubblica e del debito sovrano.

D’altronde la sinistra ha sempre vissuto di escatologie, e mentre a Caracalla servono forchette inutilizzabili, el pueblo unido è passato dall’egualitarismo marxista al millenarismo vendoliano. Oh, ma qualche stalinista nuclearista è ancora rimasto o li hanno cacciati tutti in Siberia?