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Sinistra ecologista? Aridatece Stalin e le fabbriche sovietiche…

– Probabilmente i lettori di Libertiamo non frequentano la festa dell’Unità, ma una visita ogni estate è sempre spassosa e antropologicamente interessante.

Quest’anno ho accolto con grande stupore la nuova tendenza nel settore ristoro: stoviglie superecobiodegradabili, gialline, di quella plastica maleodorante di cui sono fatte le nuove buste ecologiche della spesa, le acerrime nemiche del nylon. Ebbene, alla prima forchettata i denti della mia stoviglia ecosostenibile si sono piegati rendendola pressoché inutilizzabile.

Ho consumato il resto della cena nel tentativo vano di inforcare le salsicce. Niente da fare. Ma poi, ecco l’illuminazione: sono questi dunque i risultati della religione dell’ecologia, dell’escatologia ambientalista, effetto del terremoto culturale subito da questa sinistra orfana di una visione del mondo ormai tramontata.

Sono defunte le distinzioni tra borghesi e proletari, capitalisti e operai, tuttavia nel più profondo della sinistra risiede tuttora la necessità di abbracciare credenze irrazionali. Diciamolo: la forchetta biodegradabile fa cagare, non adempie alla sua funzione e nessun consumatore razionale spenderebbe un centesimo per averla; eppure è lì, che lotta contro la realtà dei fatti come Don Chisciotte contro i mulini a vento. E tutto questo per cosa se non per la paura irrazionale della fine del mondo, del cambiamento climatico, dell’inquinamento provocato dal liberismo selvaggio?

Non rassomiglia dunque l’escatologia ecologista – perché proprio di un’escatologia si tratta – al millenarismo religioso in voga nel Medioevo? “Fate penitenza fratelli, perché la fine del mondo è vicina!” predicavano i dolciniani, ed ecco la penitenza spirituale tramutarsi in penitenza dei consumi: il fardello della forchetta che si spezza al primo boccone, il sacrificio della busta che si lacera con appena un kilo di spesa, il supplizio dei pannelli solari che consumano nella loro costruzione più energia di quanta siano in grado di erogarne nel loro ciclo produttivo.

Un trionfo di menate che all’unisono confluiscono nell’idiozia madre: la disperata ricerca della decrescita economica. Siamo ormai giunti alla cura maniacale della sostenibilità ambientale e alla più totale noncuranza di quella finanziaria. Ahimè, il mito dell’ambientalismo e di tutte le assurde fandonie che gravitano in quel mondo culturale si risolve nella drammatica supremazia del credo irrazionale nella fine del mondo ormai prossima a causa del mercato selvaggio, e nella sconfitta dell’analisi logicamente ed economicamente fondata del declino della civiltà occidentale a fronte dell’aumento incontrollato della spesa pubblica e del debito sovrano.

D’altronde la sinistra ha sempre vissuto di escatologie, e mentre a Caracalla servono forchette inutilizzabili, el pueblo unido è passato dall’egualitarismo marxista al millenarismo vendoliano. Oh, ma qualche stalinista nuclearista è ancora rimasto o li hanno cacciati tutti in Siberia?


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

6 Responses to “Sinistra ecologista? Aridatece Stalin e le fabbriche sovietiche…”

  1. luciano pontiroli scrive:

    Perché lamentarsi? Una spesa che pesi più di un kg contravviene al nuovo mantra della sobrietà, oggi abbracciato anche da Roberto Formigoni.

  2. Daniele Venanzi scrive:

    Hahaha! Io di Formigoni stimo lo stilista!

  3. A parte il fatto che non capisco il senso politico di questo pezzo, per il tono usato potrebbe al più essere adatto per il blog di Grillo, ma se alle idiote menate rispondi con emerite stronzate:

    “della busta che si lacera con appena un kilo di spesa”
    “pannelli solari che consumano nella loro costruzione più energia di quanta siano in grado di erogarne nel loro ciclo produttivo”

    fai una figura barbina tu e la fai fare a quelli che qui ti danno il permesso di fare “articoli”.

    PS non ho ancora provato le forchette di cui parli perché io alle feste dell’unità non ci sono mai andato in vita mia, anzi una sola volta giusto per sentire un concerto che mi interessava ma da loro neppure ho preso la birra, ma se l’attendibilità del tuo test è pari a quello per le borse, vuol dire che le forchette funzionano bene ma che molto probabilmente sei tu ad avere qualche tipo di disfunzione articolare che ti fa distruggere le cose.

  4. filipporiccio scrive:

    @Luigi Di Liberto
    è evidente a tutti quelli che non hanno le fette di salame sugli occhi che le borse di mater-bi non valgono nulla rispetto alle borse di polietilene. Non so se ti ricordi, ma i sacchetti di polietilene li potevi caricare con talmente tanta roba da fare fatica a sollevarla e rischiare di tagliarti il palmo della mano, con i sacchetti di mater-bi basta mettere un cartone del latte con l’angolazione sbagliata e si disintegrano.
    Evidentemente di fronte alla realtà non ti resta che passare agli insulti.

  5. Dato che a casa mia la spesa la faccio sempre io, conosco bene le borse ecologiche ed a me ancora non se n’è aperta una, a differenza di quelle biodegradabili con le quali mi è capitato più di una volta. Certo non ci butto le cose come capitano ma anche nelle altre ho sempre fatto attenzione a come ci mettevo dentro le cose, altrimenti anche con quelle non arrivavo a casa. Dire che le borse ecologiche non tengono un chilo di roba è una Grillata, non parliamo poi dei pannelli solari.

  6. cinzia scrive:

    ah! che bel post! liberatorio! era ora che qualcuno dicesse la verità! che pena gli inefficienti e pericolosi pannelli fotovoltaici. Per non parlare delle inutili ed inutilizzabili buste della spesa “ecologiche”! Poi per la spazzatura si comprano tanti bei sacchi di plastica old-style…GRAZIE

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