La Santa Sede espugna il San Raffaele. Una vittoria politica, complice Berlusconi

– Dinanzi alla crisi del San Raffaele – 600 milioni di fatturato, un miliardo di debiti – Berlusconi ha lasciato che il suo amico Don Verzè fosse costretto, nella sostanza,  a svendere al Vaticano.

E’ assai poco credibile che il San Raffaele non potesse trovarsi un vero partner industriale. Si era fatto avanti Rotelli, con duecentocinquanta milioni di cash. Voleva comandare, certo, ma non meno della Santa Sede, che mettendoci meno soldi ha ottenuto quattro dei sette posti del Cda della Fondazione Monte Tabor, quindi il controllo di tutte le attività di formazione, ricerca e cura targate San Raffaele.

Se è vero ciò che racconta oggi il Corriere della Sera, a sbarrare la strada ad altre soluzioni è stata infine una minacciosissima lettera del banchiere del Cav., Ennio Doris, che intimava a Don Verzè di non manovrare contro la soluzione vaticana.

Non conosco sulla vicenda più di quello che è uscito sui giornali. E dunque, trattandosi di cose in cui c’è di mezzo un bel pezzo dell’Italia e della Milano che conta, non è detto che ciò che è uscito sia la verità e tutta la verità. Non so se i buchi del San Raffaele dipendano da una gestione furba o dissennata, dalle follie di Don Verzè o dagli interessi che qualcuno ha pensato di nascondergli sotto la tonaca.

Però ho qualche ragione di sospettare che se da tutto il mondo berlusconiano non sono usciti i quattrini necessari ad impedire che la barca affondasse e Don Verzè finisse in Vaticano col cappello in mano la ragione è sottilmente politica.

Il San Raffaele non è una delle clinicuzze romane, a cui, grazie al padrinaggio di monsignori e gentiluomini di Sua Santità, la Regione assicura da anni le generose convenzioni che hanno gonfiato il deficit sanitario. Il San Raffaele è una cosa grande e seria, molto grande e molto seria, per quanto poco seri oggi appaiano – dinanzi al buco dei conti – i suoi amministratori e svitato il prete novantenne che fino ad oggi l’ha governato.

Il San Raffaele è anche, dal punto di vista politico, l’espressione di un’intraprendenza e di una cultura cristiana politicamente scorretta. Senza veri agganci teorici e pratici, politici e affaristici, con il bel mondo cattolico di quelli che si fanno vanto di credere più al Papa che a Dio. 

Don Verzè è il prete scientista e “disumanista” che sta da decenni sulle palle ai partigiani della bioetica proibizionista. In un Paese in cui si insegna a diffidare della scienza e a confidare nei miracoli, Don Verzè si è fatto banditore della scienza miracolosa, alleata di Dio nel progetto di salvezza dell’uomo, contro la medicina miracolistica, che al contrario spregia la conoscenza per non offendere il mistero, in cui questa sempre faticosamente galleggia.

E’ un vero peccato che il San Raffaele, che è diventato quel che è diventato inseguendo questa profezia, finisca nelle mani dello Ior e per suo tramite del Sant’Uffizio, quando poteva finire nelle mani di un “padrone” normale, interessato solo a macinare quattrini e non anche a mondargli l’anima.

Non so cosa pensi oggi degli esiti della vicenda Berlusconi, che al San Raffaele ci ha laureato la figlia e accomodato la fidanzata, si è curato e ha visto curarsi e morire molti dei suoi amici e con Don Verzè – che, nel bene e nel male, è più berlusconiano di lui – ha coltivato un rapporto curioso ed autentico.

Ma spero che la tangente del suo disimpegno gli sia umanamente costata, almeno quanto le altre, più direttamente politiche, che sta pagando da anni alla Santa Sede, per conservarne il favore e la compiacenza.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “La Santa Sede espugna il San Raffaele. Una vittoria politica, complice Berlusconi”

  1. Veronica scrive:

    Grazie Carmelo! Ottima dissertazione, veritiera, e amara.
    Veronica

Trackbacks/Pingbacks