Il testamento biologico? Va bene per i morti, per i vivi è eutanasico

di CARMELO PALMA – Ieri alla Camera dei Deputati, in un pomeriggio oscuro in cui le ombre del tramonto della legislatura si stendevano pesanti, lasciando spazio ai presagi di una fine imminente più che di un clamoroso ricominciamento, è ripresa la discussione della legge sul fine vita. Sembra che lo faccia apposta, il Cav.: quanto più prova, senza neppure riuscirci, di vendere l’anima al diavolo per conquistarsi uno scampolo di onnipotenza, sempre finisce a doverne sciacquare le vesti nell’acqua santa del fariseismo politico.

La discussione non ha riservato sorprese. Tutti a tenere le posizioni e a proseguire una tenzone che ingombra e umilia i lavori del Parlamento da almeno due anni, nel disperato tentativo, da una parte, di aver ragione della morte di Eluana e dall’altra di frapporre freni ed ostacoli alla rivincita che una larga maggioranza vorrebbe consumare contro quell’assassino di suo padre. Ma in realtà una novità c’è e neppure piccola. Proviamo a spiegarla nel modo più semplice.

Durante la prima lettura del disegno di legge, al Senato, si era previsto che le cosiddette dichiarazioni anticipate di trattamento assumessero rilievo nel momento in cui fosse stato

“accertato che il soggetto in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e per questo motivo non può assumere decisioni che lo riguardano.”

Con il che implicitamente si stabiliva che la legge riguardasse poche migliaia di persone in tutta Italia. Non nel senso che il diritto di dettare direttive anticipate venisse precluso a tutti gli altri, ma che solo a chi era in stato vegetativo fosse riconosciuto, per così dire, il diritto di far valere la decisione, pur nei limiti della natura non vincolante della volontà dichiarata e di quella funestamente “obbligatoria” dei trattamenti di idratazione e alimentazione forzata. Tutti gli altri – temporaneamente o permanentemente “incapaci” – si potevano attaccare al tram.

Durante l’esame del provvedimento alla Commissione affari sociali della Camera, era stato lo stesso relatore Di Virgilio ad estendere la previsione normativa. Le direttive avrebbero assunto rilievo – pur con i limiti sostanziali stabiliti al Senato – per chiunque si fosse trovato

“nell’incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze”.

E si era trattato di un’estensione logica nelle premesse, ma illogica nelle conseguenze, perché il vestitino normativo confezionato per Eluana e contro suo padre, non sarebbe servito per scongiurare decisioni, per così dire, cripto-eutanasiche, quando il malato non fosse stato come Eluana e ad essere stato anticipatamente rifiutato non fosse stato un trattamento straordinario e “cronicizzato” come l’alimentazione forzata. La legge avrebbe “impedito” a Eluana di morire, ma non avrebbe scongiurato la possibilità che un medico scrupolosamente obbediente alle direttive del paziente si astenesse dal curare con una terapia antibiotica la bronchite di un demente in discreta salute.

Che dunque il testo uscito dal Senato – nel suo particolarissimo impianto Eluana-centrico – non potesse essere esteso a tutti gli “incapaci” senza che dall’ampliamento derivassero effetti potenzialmente paradossali, lo avevano compreso ed evidenziato da mesi importanti studiosi. Il governo e la maggioranza ci hanno messo circa un anno per rendersene conto, ma alla fine ci hanno messo una toppa. E che toppa.

Ieri il relatore Di Virgilio, dopo avere – come detto – allentato le maglie della legge, ha deciso di  stringerle nuovamente in modo serrato. Dal poco al niente, passando per il troppo. La platea dei “beneficiari” del provvedimento – quelli che non solo possono dettare le proprie volontà, ma possono, in teoria, anche farle valere – si limita ora a quanti si trovino in uno stato di incapacità permanente

“per l’accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale”.

Un passo avanti rispetto ad Eluana, un passettino dietro a quanti già si considerano clinicamente morti e quindi – chioserebbe il Cav. – possono perfino decidere di morire, senza far torto al diritto alla vita, ma quasi conformandosi al proprio stato e destino “naturale”. I vivi devono vivere, i morti possono morire. Così scriverebbe, se potesse, il capo del governo, senza perdere troppo tempo, chè peraltro ne ha sempre meno.

Difficile che questo Parlamento e questa maggioranza –  sopravvissuti peraltro alla grande al primo voto a scrutinio segreto – possano oggi decidere di fermarsi e di prestare ascolto alle parole pronunciate ieri nell’aula di Montecitorio da Alberto Castagnetti, che vale la pena di rileggere, e non solo per l’occasione, come antidoto al fanatismo legislativo:

Anche la legge, quando pretende di prevedere ed imbrigliare tutte le circostanze che inevitabilmente le sfuggono, può diventare invasiva e ingiusta. Per questo, credo sia saggio non legiferare. Vi è, infatti, un’etica del limite anche per il legislatore.

Scriveva molti anni fa Jacques Ellul: «un eccesso di diritto e di rivendicazione giuridica sfocia in una situazione nella quale, al termine, il diritto stesso diventa inesistente». Oggi, infatti, la norma positiva statale o metastatale, purtroppo, tende sempre più a definire ogni aspetto della vita sociale, occupando territori che, fino a poco tempo fa, erano governati dall’etica dei comportamenti e del buonsenso, e ciò spesso avviene anche con un’oggettiva complicità dei miei amici credenti che sono sempre più e sempre troppo (a mio avviso) confidenti nella forza della legge per garantire la virtù.

Io resto invece convinto, come diceva Arturo Carlo Jemolo, che vi sono temi – la morte è sicuramente tra questi – che la legge può solo lambire.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Il testamento biologico? Va bene per i morti, per i vivi è eutanasico”

  1. Elle Zeta scrive:

    Articolo chiaro e per me condivisibile. Temo solo che non si tratti di questa inutile ed ipocrita maggioranza ma di inadeguatezza trasversale che lega talebani di ogni schieramento incapaci della necessaria ed auspicabile carica di laicità.

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