– La “notte del web” non è una delle tante iniziative d’estate volte a sostenere la stagione turistica: e’ la minaccia del possibile oscuramento di siti web ordinato dall’autorità AGCOM dopo un breve contraddittorio delle parti, in caso di accertata violazione dei diritti d’autore.

Si tratta ancora di una proposta che mette in allarme i fautori della libertà in rete. Ma chiariamo: la libertà su internet non è sinonimo di anarchia o di licenza di illegalità. Diffondere opere non autorizzate è illecito. La questione è delicata e ricorda le baruffe tra fratelli adolescenti, col tentativo di mediazione del genitore: entrambi hanno un quoziente di ragione che andrebbe riconosciuto da ambedue. Ma se il genitore interviene in modo goffo, anziché fare da paciere, finisce di soffiare sul fuoco. Nel nostro caso si confrontano diritti di fondamentale importanza: da un lato, la libertà di informazione e di espressione, oramai emblemi dello strumento tecnologico di internet, dall’altro, il diritto dei creatori di originali forme espressive a vedere compensato il proprio sforzo.

Cosa fare, allora, se su una qualunque area accessibile via Internet venga utilizzato un brano musicale o un testo o una foto, senza l’autorizzazione necessaria?

La proposta “mannaia” vorrebbe che si possa arrivare sino a oscurarne l’accesso. Un po’ come quando a causa di presunte scorrettezze operate da una trasmissione radio-televisiva, si è pensato di sanzionarla con la decisione di non metterla in onda. Il dibattito in corso ci sembra condizionato dal consueto esercizio del “tiro alla fune”: tiro verso le ragioni della libertà di internet, rifiutando condizionamenti, oppure tiro verso le logiche di coloro che tutelano gli interessi degli autori? Questo tifo non è favorevole all’individuazione di una soluzione meditata che tenga in debita considerazione le legittime ragioni di entrambi. La diffusione sul web di materiale che viola il copyright provoca gravi danni all’intera industria dei contenuti, così come taluni rimedi proposti per contrastare questa pratica mettono a repentaglio l’uso pubblico di internet inteso come servizio universale. Ad esempio, in primo luogo, sarebbe bene operare un discrimine tra riproduzioni illecite effettuate a scopo economico e utilizzo per finalità solo personali (o fair use). Per le prime sarebbe più difficile appellarsi al diritto di libero accesso ad internet per farsi scudo del proprio comportamento illecito.

Quando il perseguimento di diritti costituzionali come quelli della libertà di informazione ed opinione è in rotta di collisione con altri diritti ugualmente tutelati – come quelli di natura proprietaria connessi al copyright – spetta alla legge il delicato compito di individuare il giusto equilibrio tra le due prerogative di pari rango costituzionale. Questo equo bilanciamento deve assicurare che l’arretramento dei diritti al momento soccombenti, avvenga entro il limite dell’ “assolutamente necessario” al perseguimento dell’interesse generale. In aggiunta, occorre che questa contrazione sia solo temporanea e non si spinga fino al punto di annullare del tutto i diritti subordinati. Anche se momentaneamente compressi, questi ultimi continuano infatti ad avere la massima considerazione possibile e riacquistano la loro pienezza non appena cessano le ragioni del loro arretramento. Come si nota, si tratta di un delicato sistema di pesi e contrappesi.

Quindi, occorre individuare una soluzione ponderata all’apparente conflitto tra libertà di internet e tutela degli autori. Questa potrebbe consistere nel prevedere margini di legalità al cosiddetto “fair personal use” cioè all’uso individuale dell’opera, senza finalità di lucro. Nonchè un sistema di sanzioni nei confronti dei commercianti on line di copie abusive che non leda i diritti di tutti ad un libero accesso alla rete.