Chi raccoglierà l’eredità di Zapatero?

– Sebbene manchino ancora molti mesi alle prossime elezioni politiche, Josè Luis Rodríguez Zapatero è in questi giorni al passo d’addio.

Si è svolto infatti al Congreso de los Diputados il dibattito sullo stato della nazione, l’ultimo che Zapatero ha affrontato come “Presidente del Gobierno” (qui si chiama così), il sesto contro un Mariano Rajoy che quasi per inerzia sembra placidamente avviato verso la Moncloa, per la quale si voterà al massimo nella prossima primavera.

Lo scontro tra i due, seppure in alcuni momenti molto duro, non ha aggiunto niente rispetto a ciò che già si erano detti in tutti questi mesi. Zapatero ha ricordato orgogliosamente i risultati del suo governo, sostenendo di avere evitato alla Spagna le ore drammatiche che stanno vivendo Grecia e Portogallo. Rajoy ha chiesto il voto anticipato imputando esclusivamente al governo la disoccupazione e la crisi che morde alle gambe la Spagna da ormai circa 3 anni.

Il premier spagnolo ha ribattuto accusando l’opposizione popolare di non essere collaborativa e di averlo lasciato solo nell’affrontare le emergenze dell’economia. Rajoy ha risposto sostenendo che il ciclo socialista è agli sgoccioli e che il governo non è più in grado di affrontare nessuna di queste emergenze.

Sullo sfondo, il prossimo candidato socialista Alfredo Pérez Rubalcaba ascoltava e prendeva nota. Rubalcaba, molto amato come ministro dell’Interno, viene considerato l’unico in grado di rivitalizzare un partito scosso dai rovesci della crisi e dalle ripetute sconfitte elettorali di questi ultimi mesi. Una missione quasi impossibile la sua, con quel “quasi” derivato dal suo carisma, dalla popolarità personale (è stato inflessibile nella lotta all’Eta), dalla pochezza e dalla fumosità di Mariano Rajoy, mai particolarmente amato neanche tra i popolari.

Zapatero lascia invece con un Paese stremato da una disoccupazione che ha toccato il 20% (ma molti lavorano in nero continuando a percepire il sussidio statale) e preoccupato per le forti tensioni sociali (su tutti il movimento degli “Indignados”). La sua principale colpa è stata quella di non essere riuscito a prevedere in tempo la tempesta che si stava abbattendo sul suo Paese, minimizzando a lungo la situazione ed evitando per mesi di usare la parola “crisi”. A sua parziale discolpa, bisogna ricordare che il settore immobiliare, il crollo del quale è considerato il maggiore responsabile delle difficoltà in cui si trova la Spagna in questo momento, è cresciuto a dismisura negli anni di Aznar.

Ma Zapatero ha anche molti meriti. Le politiche in tema di diritti da lui declinate nella prima legislatura nelle sue forme più varie e fantasiose rimangono forse l’esperimento più avanzato di liberalsocialismo dei nostri giorni. L’aver pensato che l’inclusione sociale delle categorie svantaggiate come le donne e gli omosessuali fosse non solo una battaglia di civiltà ma anche un modo per creare ricchezza per l’intero Paese rimane una lezione da non dimenticare.

E lo Zapatero della seconda legislatura, quello delle riforme impopolari che in molti casi, da destra e da sinistra, gli hanno causato strali e accuse di avere dimenticato le sue radici socialiste, si è dimostrato un politico tenace che ha anteposto gli interessi del suo Paese al suo destino personale.

Due istantanee raccontano meglio di altre questo Zapatero crepuscolare, senza più il magic touch degli anni belli ma con lo sguardo lungo di chi sa di chi non avere più niente da perdere.
Luglio 2010. Sono giorni convulsi. La Spagna rischia grosso, sotto gli attacchi della speculazione finanziaria internazionale. Zapatero decide per una serie di misure impopolari e durissime (solo per citarne alcune, congelamento dei salari dei funzionari pubblici, aumento dell’età pensionabile, riforme del mercato del lavoro, tutti provvedimenti che i popolari non votano), che tengono a galla il Paese ma sanciscono la fine della sua carriera politica. Con tono fermo si rivolge al Congresso e dice: “Farò tutto ciò che ritengo necessario per il bene del mio Paese. Costi quel che costi, costi quel mi costi”.

2 Aprile 2011. Dopo un tira e molla durato mesi (più sui giornali che dentro i socialisti, dove dal molto tempo la notizia era un segreto di Pulcinella) Zapatero annuncia al suo partito che non si ricandiderà alle politiche del 2012. Lo fa con queste parole: “Avevo già detto nel 2004 che 8 anni sono più che sufficienti per sviluppare un progetto politico. Lo ripeto ora: 8 anni sono più che sufficienti secondo la mia idea di leadership democratica, non solo per il mio partito, al quale come sapete mi legano molti vincoli emozionali, ma anche e soprattutto per il mio Paese. E permettetemi di aggiungere, anche per la mia famiglia.”

Zapatero, quindi, lascia con un’eredità ancora tutta da verificare. I prossimi mesi e anni diranno se le misure impopolari che ha difeso con tanto vigore sono state le scelte lungimiranti di uno statista illuminato o l’atto obbligato di un politico imbelle e incapace, messo spalle al muro da una comunità internazionale davanti alla quale non avrebbe potuto fare altrimenti. Io, personalmente, propendo per la prima descrizione. Una cosa, però, si sa già da ora: Zapatero lascia come un uomo solo ma con dignità e coraggio, in piedi, con lo sguardo fiero fisso davanti a sé e il petto offerto al “nemico”.


Autore: Simone Callisto Manca

Nato a Sassari nel 1982, è giornalista professionista. Ha avuto esperienze professionali all'Ansa (tra Madrid e Roma) e al Public Affairs dell'Ambasciata Usa in Italia. Attualmente vive a Barcellona, dove è Responsabile Comunicazione e Relazioni Pubbliche di un'importante associazione benefico-culturale di italiani all'estero.

3 Responses to “Chi raccoglierà l’eredità di Zapatero?”

  1. Alessandro Delfiore scrive:

    Caro Simone, sono completamente d’accordo con le tue argomentazioni.
    Un peccato vedere che Zapatero, prima così amato, sia ora così impopolare. “Ai posteri l’ardua sentenza” e fra qualche anno ci sarà il giusto riconoscimento per un ottimo politico e soprattutto una persona onesta e con il senso della dignità e della misura.

  2. lodovico scrive:

    Casto,onesto,aperto a comportamenti sessuali diversi dai suoi,vicino alla moglie ed ai figli, una volta osannato dal centro-sinistra: insomma un ottimo politico che ricorderemo per i suoi meriti e metodi.

  3. Zapatero si è fottuto anche grazie la Ley Sinde, gli indignados nascono da quella radice che prima erano i nolesvotes

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/italia-suicidio-on-line/2154790/15

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