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Forse non durerà, ma Alfano è una sfida vera per Fli

– Alfano è la faccia pulita del Pidielle. E’ giovane – 41 anni – anche se non quanto il premier, ma riesce a non inquietare i Grandi Vecchi del partito. L’uomo, diciamo così, non è mai stato un incendiario. Mai una parola fuori posto, mai un colpo di testa, mai una schermaglia polemica con nessuno. Sobrio, è sobrio Angelino. Più del de cuius – il Cav. – di cui raccoglierà l’eredità. Più della torma scalmanata dei suoi colleghi parlamentari.


Poi è meridionale
, ma è un meridionale buono, dalla bocca fina e mai straccione. Non si straccia le vesti per i fondi Fas, ad esempio, e mai insegue tentazioni localistiche, ché sa, come ha sempre saputo, che il proscenio da cui recitare il miglior copione politico è nazionale. Ed è oratore di talento, pulito e continuo nell’eloquio, capace di picchi calorosi e appassionanti. Difficilmente annoia, insomma.

Ma – ci si consenta – proprio perché Angelino Alfano da Agrigento è tutto questo, cioè giovane, sobrio, dotato retoricamente, meridionale ma non terrone, e naturalmente proiettato alla leadership, è la manifestazione vivente dei problemi del Pidielle. Uno così, in un partito normale, la scalata al comando l’avrebbe tentata in trasparenza e in autonomia. Nel Pidielle del sostanzialismo carismatico, invece, il cambio della guardia – ammesso che si riveli effettivo – arriva per investitura. Angelino Alfano è segretario del Pidielle per volontà dell’imperatore e tacita acquiescenza dei vassalli.

Non sappiamo, al momento, se il nuovo reggente del partito giocherà una partita autonoma che lo condurrà a smarcarsi da Berlusconi. A giudicare dal suo passato – è sempre stato ultralealista, col premier, ma pure con Cuffaro in Sicilia quando Miccichè gli faceva la guerriglia – e dal rilancio della candidatura di Silvio premier nel 2013, proferita a nomina appena acclamata, uno non scommetterebbe su colpi di scena. Ma il tramonto di Berlusconi potrebbe riaccenderne lo “spirito animale”.

Ad ogni modo, Alfano si ritrova in mano un partito in fase avanzata di rigor mortis, che con un anno di ritardo scopre di avere due problemi: il rapporto con la Lega Nord e la questione morale.

Il primo, a mo’ di avvelenata, l’hanno lanciato sul tavolo due esponenti di spicco del Pidielle. Alemanno e Formigoni temono che il Carroccio surclassi il profilo identitario del Pidielle coi suoi slogan e il suo dozzinalismo demagogico. Fuori tempo massimo, secondo me.

Il secondo tema ha invece il copyright del neo segretario, che parla della necessità di costruire il partito degli onesti “ché se Berlusconi è un perseguitato della Giustizia, non tutti lo sono”.

Se non fosse che ci ha già pensato Fini, questi fonderebbero FLI, mi vien da pensare. Poi guardo i risultati delle ultime elezioni e il modo in cui sta evolvendo la parabola finiana, orfana del leader e annacquata dai colonnelli, e mi ricredo: non lo farebbero.

Anche da queste parti serve uno scatto d’orgoglio. Quella di Alfano probabilmente non sarà una leadership duratura, ma è comunque una sfida vera per Fli, che deve confrontarsi col peso della “ragione” che aveva nel Pidielle e che adesso sembra incapace di onorare, facendo fino in fondo quel lavoro di ricostruzione del centro destra dalle macerie del berlusconismo.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Forse non durerà, ma Alfano è una sfida vera per Fli”

  1. ivan scrive:

    Propongo Chiara Moroni leader di fli..

    Bocchino ha fallito e anche fini e’ bollito

  2. marcello scrive:

    Io spero che Berlusconi non durerà, ma purtroppo non vedo i presupposti per una deposizione in poco tempo.

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